La Fusione. Vengo anch’io, no tu no!!

All'”estero” ma ci interessa

La Commissione Bilancio del della Regione ha approvato il disegno di legge per la Fusione dei Comuni di Casalfiumanese, Borgo Tossignano e Fontanelice.

Il relatore di maggioranza del Pd ha dichiarato che “Siamo convinti che con questa scelta si possa progettare un futuro di sviluppo sia dell’economia che dei servizi, snellendo la Pubblica Amministrazione”. 



Insieme agli ingenti contributi della legislazione nazionale e regionale che arriverebbero al Nuovo Comune.

“Per questo il PD si impegnerà affinchè i cittadini nel Referendum si esprimano per la nascita del nuovo Comune”.


Intanto il tema è entrato “prepotentemente” nel dibattito politico faentino.


Già, loro sono sulla via Emilia, dove le novità arrivano sempre prima che non nella Romagna Estense.


E non sono insensibili “al grido di dolore” che viene dalla carenza di risorse finanziarie: Stato e Regione in caso di Fusione trasferirebbero al territorio faentino tre milioni di euro l’anno per dieci anni.


Peccato che nella Romagna Estense non ci sia ancora stato detto a quante risorse stiamo rinunciando, compreso il superamento del Patto di Stabilità.


Castel Bolognese e Solarolo hanno già iniziato il percorso che ovviamente porterà alla decisione finale dei cittadini con il Referendum.



“La Fusione – dice Francesco Carugati, direttore di Ascom – propone un nuovo modello di gestione del territorio e se ne parla perchè le condizioni, infrastrutture, tecnologia, ecc., ma anche le disponibilità economiche degli enti sono cambiate”.


“Non è pensabile – continua – che i Comuni riescano in futuro a garantire tutti i servizi di oggi e ai medesimi standard, se non riducendo i costi, una difficoltà che avvertono anche i Comuni più grandi con strade da mantenere, una popolazione anziana e le necessità dei nidi”.


“E’ tempo – conclude – che, al di là dei campanili, si inizi a ragionare concretamente sulla prospettiva delle Fusioni, mettendo al vertice l’interesse generale di cittadini“.


“Abbiamo cercato di indicare gli orizzonti e individuato  strumenti fondamentali per la crescita del territorio – afferma Tomaso Tarozzi di Confindustria – e fra questi il passaggio da Unione a Fusione dei Comuni; con l’Unione si raddoppiano i passaggi, uno in Comune e un secondo nell’Unione”.


Per non dimenticare che l’Unione è organo di secondo grado, governato da Amministratori scelti dai partiti e dalle Liste civiche, non dagli elettori ed è
l’Unione che governa, dopo che i consigli comunali eletti da noi, hanno delegato all’Unione tutte le funzioni”


Un discreto gap di democrazia.


Arrigo Antonellini  

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