Potenza delle Olimpiadi: la mondialità

Io c’ero


Non questa notte alla stadio Maracanà, uno stadio dove sono stato in una delle quattro volte in cui sono andato a Sao Bernardo, ma alle Olimpiadi del centenario, quelle di Atene del 2004.

Per tutti noi, a rappresentarci tutti, c’era Matteo Renzi con il suo appello ad essere per due settimane tutti italiani, tutti uguali, di destra, di centro e di sinistra.

E quando ha sfilato la Croazia, che ha chiuso le porte alla nostra squadra di basket, è stata ricordata la semifinale di basket ad Atene, definita la più bella partita mai giocata dalla nistra nazionale di basket, la vittoria contro la Lituania, che ci fece salire sul podio un gradino sopra agli Usa, eliminata dall’Argentina che vinse l’oro.

Ero con Alessandro proprio sopra alla nostra panchina.


Ma c’è stato di più stanotte, al Maracanà, delle “mie” Olimpiadi di Atene: ad accendere la fiamma è stato scelto Vanderlei Cordeiro de Lima, il maratoneta brarsiliano che a 10 km dall’arrivo, proprio davanti a me e ad Alessandro, fu fatti cadere da uno squilibrato, un pazzo, un “attentatore”, quando era in testa alla gara.


Un altro si sarebbe ritirato; lui, preso dall’atmosfera delle Olimpiadi, si rialzò e salì suo podio al terzo posto, un bronzo che vale oro, anche se Baldini, cui gridammo “va a vinzer” in romagnolo, essendo lui emiliano, lo stava comunque raggiungendo ed avrebbe vinto ugualmente.

Ci battevano le mani i greci, quando dopo facemmo in auto il carosello con il Tricolore per le vie di Atene per la vittoria della maratona del centenario. 


Segni di senilità, forse anche perchè l’ho vissuta intensamente l’atmosfera straordinaria delle Olimpiadi con le cento bandiere diverse dello stadio di atletica, con a fianco un indiano e all’altro un giapponese, mi sono commosso al sorriso dolce, italico, della Pellegrini che sventolava il tricolore.


Arrigo Antonellini

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