Su e giù, vada nell’altro reparto

Troppe procedure, troppa “burocrazia” all’ospedale

Direttamente in reparto perchè così era stato scritto dal medico di base.

“No, non va bene deve andare al pronto soccorso”.

Al pronto soccorso: “perchè non hanno fatto in reparto?”.

Da lì, POI, molto poi, al reparto, dopo l’attesa che mi vengano a prendere.

“Ma vado da solo”, “Impossibile, la procedura non lo consente, ASPETTI.

Dal reparto di nuovo al pronto soccorso DOPO l’attesa che mi venissero a prendere.

ASPETTI le diamo i documenti di uscita.

7 ore circa, ma quel che più colpisce sono le lamentele di tutti, non dei clienti, scontate quelle, ma degli operatori, “Non si capisce più niente, le procedure cambiano in continuazione, è sempre più un casino“.

Ma sette ore di straordinaria umanità, gentilezza, del sentirsi Persona, non una pratica da evadere secondo i regolamenti, le procedure.

Vero che sono qualità dei romagnoli, dei lughesi ma si ha l’impressione che in ospedale, a tutti i livelli, dal portantino al primario si concentrino le persone che queste qualità le hanno ai massimi livelli.

Che chi è così per natura scelga di lavorare in ospedale.

E’ così ovunque nei nostri ospedali, non solo a Lugo? Non lo so, per fortuna, mi manca l’esperienza diretta, ma un sospetto ce l’ho, quello che più è grande l’ospedale, meno ce ne siano di queste qualità, per ragioni oggettive, più “confusione”, meno tempo per l'”attenzione all’utente”.

E un sospetto anche che chi la governa la sanità, purtroppo tecnici e non politici che devono rispondere direttamente a chi li elegge, i dirigenti dell’Azienda, appunto lo facciano decidendo assetti organizzativi che derivano da freddi numeri e che la qualità umana del servizio non venga valutata, non venga data ad essa alcun valore, magari numerico, ma comunque tenuta in considerazione.

Eppure per le persone questa dato è fondamentale.

Arrigo Antonellini

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