Orfani di Rio

Lo sport può cambiare il Mondo 

Si qualifica con un piede nudo

E’ dura, accendere la tv su Rai2 e trovare “solo” immagini registrate della cerimonia di chiusura dei Giochi di Rio e non di una “gara”.

Ma imagini che confermano che lo sport può cambiare il Mondo, perchè c’è tutto il Mondo allo stadio Maracanà, gremito di giovani di tutte le nazionalità, razze, culture, religioni, con tutte le “loro” bandiere, che “giocano”, ridono, ballano, uniti, tutti insieme, in quella mondialità, in quello spirito di persone che negli stessi anni abitano il pianeta, felici di farlo insieme ed è proprio lo sport l’occasione che questa cosa la fa fare.

Fermavano le guerre le Olimpiadi, diffondendo questo spirito di una mondialità che si rispetta, forse sono l’unica arma che abbiamo per gettare le basi, per arrivarci a fermare tutte le guerre.

Due settimane diverse quelle appena trascorse con al primo posto della nostra attenzione, lo sport e non le guerre, non gli attentati, la violenza; almeno nell’attenzione del mondo l’hanno fatto il miracolo di farci respirare aria sana, di pace.

Un personale consuntivo, per quele che possa interessare, ma come sempre della serie dite la vostra che ho detto la mia.

Sette pensieri, con la necessità di darmi un limite per non scrivere un libro con centinaia, di pensieri.

Il primo a Gianmarco Tamberi, una ragazzo italiano di 24 anni, uno dei commentatori dei Giochi, che dall’alto della sua classe a saltare, le Olimpiadi non le ha potute fare, non piangendosi addosso, ma facendoci conoscere quale gioventù positiva abbiamo nel nostro bel Paese.

Poi la RAI, per la professionalità con cui questi Giochi ce li ha portati in casa, ci ha fatto essere a Rio, con l’eccellenza dei siparietti di Andrea Lucchetta, un altro esempio della positiva gioventù italiana, Lucchetta che con i suoi brevi, (come moderno è fare fare oggi), siparietti, il Barsile c’è l’ha fatto conoscere.

Ancora il Brasile, i brasiliani, un paese, un popolo, che non si può non amare (già pensieri peronali di uno che i barsiliani ha la fortuna di consicerli per il Progetto Lugo-Sao Bernardo).

Le nostre medaglie azzurre, tante, 28, nella top ten modiale dello sport, addirittura noni.

Le nostre medaglie più pregiate, quelli degli sport di squadra, dove si vince solo facendo squadra, uniti, centrando l’obiettivo solo nela solidarietà l’uno con gli altri.

Le nostre eccellenze più popolari, con tutto il rispetto per le medaglie dei tiratori, segnale, loro, di un popolo mediterraneo che sa essere preciso, controllare le emozioni, “freddo”.

Le nostre medaglie,7 nel tiro, 4 nella scherma, 3 nel nuoto, 2 nel judo, nella pallanuoto, nei tuffi e nel canottaggio e una in tanto altri sport. 

Quelle della Cagnotto, che non molla dopo la delusione di Londra, si rialza, smette di piangersi addosso, stringe i denti, e “si rifà”, sul podio, ci arriva.

Poi quella di Daniele Garozzo nel fioretto (già considerazioni personali di un ex schermidore, padre di una schermidrice), nella “nobile arte” della scherma.

Ancora la scherma con la fiorettista Elisa Di Francesca che festeggia l’argento con la bandiera dell’Europa, degli Stati Uniti d’Europa, che in termini di medaglie ha nettamente battuto gli Stati Uniti d’America.

Ancora, anche questo sottolienato nel nostro redazionale di ieri di Tiziano Conti, la batteria dei 5000 donne: verso la fine della gara la neozelandese Nikki Hamblin e poi l’americana Abbey D’Agostino cadono in seguito ad una brusca frenata del gruppo. Il ginocchio della seconda compie una brutta torsione, ma nonostante il dolore si gira e va ad aiutare l’avversaria a rialzarsi.


Ma insieme anche l’etiope Etenersh Diro che nella batteria dei 3000 siepi cade male. 


Si rialza anche lei, ma ha perso una scarpa che non riesce a rimettere.


Riprende a correre con un piede nudo, facendo due giri di pista così, saltando barriere ed entrando nell’acqua con il piede scalzo e incredibilmente si qualifica per la finale.

infine, ma primo, non ultimo, le Olimpiadi.

Quante migliaia di ragazzi di tutto il mondo hanno deciso di voler andare in palestra a provarci, di dare agli allenamenti una parte della loro vita, una vita che grazie allo sport sarà allora positiva.

Il direttore del giornale che “Pensa Positivo”
Arrigo Antonellini

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