Densitometria ossea DXA: quando prescriverla

La nostra rubrica del giovedì: Il medico risponde
Prof Francesco Saverio Pansini


La Densitometria DXA (Double X-ray Absorptiometry), conosciuta anche con termine desueto MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata), è metodologica di indagine indicata dall’OMS nel 1994 come metodica “gold standard” per la diagnosi di osteoporosi e per la valutazione del rischio di frattura. 



Si differenzia dalla metodiche ad ultrasuoni QUS (Quantitative Ultrasound Sonography) in quanto non utilizza ultrasuoni ma radiazioni ionizzanti (non è comunque esame radiologico di imaging in quanto fornisce score numerici i soli utilizzabili ai fini diagnostici) ed è in grado, al contrario della QUS, di determinare con precisione l’entità della massa ossea (BMD: Bone Mass Density), parametro strettamente correlato al rischio di frattura a livello dei siti scheletrici più critici per l’osteoporosi (es. vertebre , collo del femore). 

La QUS fornisce informazioni indirette sulla densità ossea (quantità ossea) e formazioni dirette sulla architettura ossea (qualità) a livello comunque di siti scheletrici (es. falangi, tibia, calcagno) non specifici per le fratture
osteoporotiche.


Poiché la Densitometria DXA utilizza radiazioni ionizzanti (raggi X) è sottoposta a norme restrittive di prescrizione in base all’Art 3 del D. Lgs 187/00 (principio di giustificazione) che sancisce che è vietata l’esposizione a radiazioni ionizzanti non giustificata. 

Il razionale che è alla base di questa norma è che le esposizioni mediche a radiazioni ionizzanti devono mostrare di essere sufficientemente efficaci, mediante la valutazione dei potenziali vantaggi diagnostici o terapeutici complessivi da esse prodotti, inclusi i benefici diretti per la salute della persona e della collettività, rispetto al danno alla persona che l’esposizione
potrebbe causare, tenendo conto dell’efficacia e dei rischi di tecniche alternative disponibili, che si propongono lo “stesso” obiettivo, ma che non comportano un’esposizione, ovvero comportano una minore esposizione alle radiazioni ionizzanti.


Tutte le esposizioni mediche individuali, inclusa quella derivante dalla esecuzione di una Densitometria DXA, devono essere quindi “giustificate” preliminarmente dal medico, tenendo conto degli obiettivi specifici
dell’esposizione e delle caratteristiche della persona interessata. 

Se un tipo di pratica che comporta un’esposizione medica non è giustificata in generale (es. in base a “linee guida” nazionali o internazionali), può essere giustificata invece per il singolo individuo in circostanze che il medico deve valutare caso per caso.

Esistono diverse “linee guida” per la prescrivibilità della Densitometria DXA. Alcune tengono conto soprattutto di obiettivi di economicità e sono quindi più restrittive (specie nel settore della Sanità pubblica), altre sono meno restrittive tenendo conto soprattutto di criteri medici.


Si riportano a seguire le Linee Guida di prescrivibilità della Densitometria DXA , in parte integrate con specificazioni cliniche (in corsivo), emesse nel 2015 dalla “International Society Clinical Densitometry” (ISCD).


Indicazioni per la prescrizione della densitometria ossea DXA (ISCD, 2015)
(http://www.iscd.org/official-positions/2015-iscd-official-positions-adult/)


 Donne di età compresa tra 65 anni e oltre


 Per le donne in post-menopausa di età inferiore ai 65 anni eseguire un esame di densitometria ossea DXA è indicato se hanno almeno un fattore di rischio per una bassa massa ossea come ad esempio: basso peso corporeo, precedente frattura da minimo trauma, uso di farmaci ad alto rischio per eccessiva perdita ossea, malattia o condizione riconosciuta essere associata a rischio di eccessiva perdita di massa ossea.


 Le donne durante la “transizione menopausale” (diagnosticata in base sia ai dati ormonali che ai dati clinici, come l’età, la presenza di irregolarità del ciclo e ritardi dei flussi inferiori a 12 mesi, sintomi da instabilità endocrino-riproduttiva) con presenza di fattori clinici di rischio per fratture, come un basso peso corporeo, una frattura da minimo trauma, o uso di farmaci ad alto rischio per perdita ossea.


 Gli uomini di 70 anni di età o superiore.


 Per gli uomini di età <70 anni un esame della densità ossea è indicato se presentano un fattore di rischio per una bassa massa ossea come ad esempio un basso peso corporeo, una precedente frattura da minimo trauma, l’uso di farmaci ad alto rischio per perdita ossea, presenza di una malattia o condizione riconosciuta poter essere associata a perdita di massa ossea.


 Gli adulti con una frattura da fragilità (“minimo trauma”)


 Gli adulti con una malattia o condizione nota per poter essere associata a bassa massa ossea o perdita di massa ossea.


 Gli adulti che assumono farmaci noti di poter essere associati a bassa massa ossea o perdita di massa ossea.


 Chiunque sia comunque anche solo sulla base di dati clinici considerato essere candidato a iniziare una terapia farmacologica per l’osteoporosi.


 Chiunque sia già in trattamento con farmaci per l’osteoporosi, al fine di poter monitorare l’effetto del trattamento.


 Chiunque, anche se non sottoposto a terapia per l’osteoporosi, in cui la dimostrazione di una perdita di massa ossea eccessiva porterebbe alla prescrizione di una terapia specifica (secondo giudizio clinico del medico da valutare caso per caso).


 Le donne già in trattamento ormonale con estrogeni, nel caso lo sospendano dovrebbero essere considerate candidate alla valutazione della densità ossea secondo le indicazioni sopra elencate.
 

 
Prof Francesco Saverio Pansini, ginecologo specialista in patologia della riproduzione umana; già direttore del “Centro di Servizio e Ricerca per lo studio della Menopausa e Osteoporosi” dell’Università di Ferrara; docente Inc. presso il Master di Fitoterapia dell’Università di Siena; membro del North American Menopause Society (NAMS); consulente clinico per la Menopausa e l’Osteoporosi presso il “Salus Medical Center” di Lugo.

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