I terremoti, le maree e Raffaele Bendandi

Gli scienziati imboccano la strada che Bendandi aveva tracciato cento anni fa!


Le forze di marea esercitate dalla Luna piena e dalla Luna nuova possono incidere sullo scatenarsi dei grandi terremoti, come quello che nel 2004 ha colpito l’Indonesia causando un enorme tsunami, oppure quello che ha scosso il Giappone nel 2011 danneggiando la centrale nucleare di Fukushima. E’ quanto dimostra l’analisi statistica pubblicata, in questi giorni, su Nature Geoscience dai ricercatori dell’Università di Tokyo.

“Questo studio conferma quanto è già stato dimostrato negli ultimi decenni da ricerche italiane e internazionali, e cioè che esiste un effetto astronomico che condiziona la tettonica delle placche e i terremoti”, commenta Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

‘‘I meccanismi di questo fenomeno sono ancora da chiarire – precisa l’esperto – ma tutto è causato da un’alterazione della gravità terrestre dovuta alla presenza della Luna. L’effetto delle maree, che causa la variazione del livello del mare che tutti conosciamo, si manifesta anche sulla terra solida: infatti il suolo si innalza e si abbassa di 30-40 centimetri due volte al giorno, anche se noi non ce ne accorgiamo perché la lunghezza d’onda di questa oscillazione è di 5.000-6.000 chilometri”.

Se questo si verifica in un’area critica, “dove si è accumulata tanta energia e il rapporto di pressione è vicino al punto di rottura – prosegue Doglioni – allora l’effetto astronomico può rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso, scatenando il terremoto”. 

I ricercatori giapponesi lo hanno confermato ricostruendo l’ampiezza delle forze di marea nelle due settimane antecedenti gli eventi sismici avvenuti nel mondo negli ultimi 20 anni con magnitudo pari o superiore a 5.5. Dai dati è così emersa una forte correlazione statistica tra forze di marea e grandi sismi. “E’ ancora troppo presto per pensare di sfruttare l’effetto delle maree per prevedere i terremoti – sottolinea Doglioni – ma di certo nuove ricerche in questo ambito ci aiuteranno a capire meglio quali sono le reali forze che muovono le placche terrestri”.

Ma allora, cosa dobbiamo pensare di Raffaele Bendandi, faentino geniale, vissuto sempre tra le “maree” dei pochi che lo hanno ritenuto un genio e quelle di chi lo considerava un quasi ciarlatano?

Visse e si perfezionò in un periodo in cui si usava al massimo carta e penna per approfondire le proprie teorie e i propri calcoli.In seguito al terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 (7,2 gradi della scala Richter), si appassionò, a livello amatoriale, allo studio dei terremoti. 

Durante la Grande Guerra Bendandi servì come meccanico in una squadriglia aerea; trasse ispirazione per la sua teoria dalle passeggiate fatte lungo la battigia, mentre era di guardia durante il servizio militare: nel 1917 ritenne che la crosta terrestre, così come le maree, sarebbe soggetta agli effetti di attrazione gravitazionale della Luna.

Cento anni fa, Bendandi aveva intuito quello che gli scienziati iniziano a scoprire oggi, potendo utilizzare potentissimi strumenti di calcolo e indagine allora sconosciuti.

Raffaele Bendandi fu trovato morto il 3 novembre 1979 nella sua casa-osservatorio di Faenza, dove viveva da solo: quel giorno intervenne, quale medico di guardia, una mia cara amica e mi descrisse una situazione al limite della dignità, e forse anche oltre, per ogni essere umano.

Oggi, gli scienziati imboccano la strada che Bendandi, un po’ troppo inascoltato, aveva tracciato cento anni fa!

Tiziano Conti

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