Carenza di personale in Enti di Gestione Parchi Biodiversità

Riceviamo da Manuela Rontini e Mirco Bagnari PD



Nel rapporto sull’attuazione della legge regionale 24/2011 (”Riorganizzazione del sistema regionale delle Aree protette e dei siti della Rete Natura 2000 e istituzione del Parco Regionale dello Stirone e del Piacenziano”) e sugli effetti relativi al miglioramento qualitativo della gestione del sistema regionale delle Aree protette e dei siti Rete Natura 2000 emerge, “con grande evidenza, la forte discrepanza tra l’ente di gestione della macroarea Romagna e quelli delle altre macroaree per quanto riguarda il personale assunto, pur in presenza di funzioni e compiti analoghi”.


Lo segnalano i consiglieri del Pd Manuela Rontini, Mirco Bagnari e Roberto Poli in un’interrogazione rivolta alla Giunta regionale, dove specificano che solo 2 delle 103 unità di personale assunte dagli enti di gestione per i Parchi e la Biodiversità aI 31 dicembre 2015, più un terzo in comando parziale al 50% dalla provincia di Forlì-Cesena, sono in capo all’ente di gestione della Romagna a fronte dei 31 dell’Emilia occidentale, dei 20 dell’Emilia centrale, dei 24 dell’Emilia orientale e dei 25 del Delta del Po.

“Nonostante questa evidente carenza di organico,- scrivono i firmatari – il personale dell’ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità della Romagna assolve con grande professionalità tutti i compiti assegnati al pari degli altri enti ed è attualmente impegnato, tra l’altro, anche nel progetto di presentazione della proposta di inserimento dei fenomeni carsici gessosi dell’Emilia-Romagna nella lista ‘Patrimonio dell’Umanità’ dell’Unesco”.

I consiglieri evidenziano anche alcune delle attività di competenza dell’ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità Romagna, che opera nei territori delle province di Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. 


Attività come la gestione del Parco regionale della Vena del Gesso romagnola (che si estende dalla vallata del Fiume Lamone a quella del Torrente Sillaro e interessa il territorio di sei comuni e due province: Brisighella, Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Casola Valsenio, Fontanelice, Riolo Terme); la gestione delle Riserve naturali della Frattona, del Bosco di Scardavilla e di Onferno; la gestione di 4 siti Rete Natura 2000; l’istituzione e il coordinamento delle aree di riequilibrio ecologico (a oggi ne sono state istituite 2 in Provincia di Rimini: Rio Calamino e Rio Melo); l’istituzione e la gestione dei Paesaggi naturali e seminaturali protetti (ad oggi è stato istituito un Paesaggio naturale e seminaturale protetto, il Conca, nei comuni di Cattolica, Gemmano, Misano Adriatico, Mondaino, Monte Colombo, Montefiore Conca, Montescudo, Morciano di Romagna, Saludecio, San Clemente, San Giovanni in Marignano). 

Di qui, la richiesta all’esecutivo regionale di mettere questo ente nelle condizioni di tutelare e valorizzare le aree protette romagnole, superando la cronica e non più sostenibile insufficienza di personale che ne ha caratterizzato questa prima fase di transizione, fin dall’approvazione della legge 24.

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