Eletti i primi organi associativi di Confindustria Romagna

“Grande è bello”, si va sempre più verso il mettersi insieme



Dall’1 ottobre 2016 l’industria romagnola parla con una voce sola, più alta. È la voce di quasi mille imprese, che danno lavoro a quasi 40 mila persone e generano un fatturato complessivo di oltre dieci miliardi di euro.



E che hanno deciso di costruire insieme il proprio futuro. È la voce di Confindustria Romagna.

In occasione dell’Assemblea dei Soci che si è tenuta al Palace Hotel di Milano Marittima, sono stati eletti i primi Organi associativi: cinque vicepresidenti, il presidente della piccola industria e il presidente dei giovani industriali, 30 consiglieri, i revisori contabili ed i probiviri.

La squadra di presidenza che affiancherà Paolo Maggioli è così composta:

Paolo Baldrati (Versalis S.p.A) – Delegazione Ravenna, ambiente e sicurezza

Simone Badioli (Velmar S.p.A) – Delegazione Rimini
Tomaso Tarozzi (Bucci Automations S.p.A.) – Innovazione e internazionalizzazione
Alessandro Pesaresi (Pesaresi Giuseppe S.p.A.) – Credito e sviluppo associativo
Alessandro Curti (Curti S.p.A.) – Lavoro e relazioni sindacali

Ne fanno poi parte, come vicepresidenti di diritto, il presidente del Comitato piccola industria, Maurizio Minghelli, e il presidente del Gruppo giovani imprenditori, Gianluca Guerra.

Il voto è stato espresso durante l’assemblea privata dei soci. Aseguire si sono svolte la conferenza stampa di presentazione e l’assemblea pubblica, che si è aperta con l’intervista del direttore del QN Andrea Cangini al presidente Paolo Maggioli e che ha visto intervenire Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, presidente Provincia di Ravenna, eAndrea Gnassi, presidente Provincia di Rimini.

Nell’occasione è stato presentato il documento (in allegato abstracte versione integrale) che illustra gli obiettivi, le priorità e l’impegno di Confindustria Romagna per contribuire nei prossimi anni alla crescita di un territorio energico ed operoso.

LE DICHIARAZIONI

Paolo Maggioli, presidente di Confindustria Romagna: Il superamento delle logiche provinciali per puntare ad ambiti territoriali più ampi e con una forte identità è dettato dalla consapevolezza che niente può rimanere uguale a se stesso in tempi che cambiano così rapidamente: e la Romagna, con la sua fortissima identità storica, sociale ed economica, ci è apparsa sin da subito come il luogo ove si potesse sperimentare la nuova dimensione organizzativa immaginata dalla Riforma Pesenti, che Confindustria ha voluto per adeguare il suo assetto alla nuova realtà.


Siamo fieri di quanto siamo riusciti a fare in questi due anni: il 28 ottobre 2014, le Assemblee riunite a Castrocaro Terme hanno approvato un progetto che prevedeva la nascita del nuovo soggetto associativo dal 1° gennaio 2017. Siamo riusciti a farcela dal 1° ottobre di quest’anno: e ciò è stato reso possibile dallo spirito che ha contraddistinto tutti coloro che sono stati impegnati nel percorso di fusione: uno spirito che ha portato ad esaltare tutto quello che ci univa, e a sfumare tutto quello che ci divideva. Adesso Confindustria Romagna è una realtà e con la propria forza imprenditoriale, si sente impegnata al confronto ed alla collaborazione con tutte le parti sociali e le istituzioni per un migliore futuro della Comunità romagnola, assolvendo con ciò al proprio ruolo civico e mettendo a disposizione le proprie idee e competenze.

Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia-Romagna: La nascita di Confindustria Romagna è scelta strategica, coerente con il processo di riordino istituzionale, con gli obiettivi del Patto i per il Lavoro e soprattutto con i fabbisogni di un territorio che sa di dover competere in un’economia aperta. Anche noi abbiamo fede nella Romagna, terra di vere eccellenze, di forte identità e in questo territorio e nella sua produttività stiamo investendo. Nelle 3 province, i tecnopoli di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena; i 56 milioni già investiti per la formazione a ogni livello e i 30 per l’edilizia scolastica; le 37 aree produttive, artigianali e industriali dotate di banda larga entro il 2020; i 6,5 milioni per i “laboratori aperti”; i 14 milioni per la valorizzazione delle risorse artistiche, culturali e ambientali; i progetti per la Fashion Valley e la Wellness Valley. E poi, il dialogo aperto con il governo per mantenere l’importanza strategica del settore petrolchimico del quadrilatero Padano e l’impegno per le infrastrutture, in particolare il Porto di Ravenna. E ancora, a livello regionale ma decisivi per la Romagna, i 10 milioni a per la formazione di imprenditori e manager per favorire l’internazionalizzazione e l’industria 4.0 nelle imprese manifatturiere, in quelle di servizi e nel turismo; il bando regionale da 15 milioni per l’attrattività turistico-culturale attraverso la qualificazione innovativa delle imprese. Sono alcuni tasselli di una strategia regionale che vuole garantire più stabilità a fronte dell’incertezza globale per stimolare la propensione all’investimento che le imprese del territorio hanno manifestato, accelerarne la capacità di innovazione e proiettare l’Emilia-Romagna a livello internazionale come la regione ad alto valore aggiunto in cui sia facile “investire ed inventare”.

Michele De Pascale, presidente Provincia di Ravenna: Questo momento storico, fatto di grandi e repentine trasformazioni, ci mette davanti alla sfida del cambiamento, che vinceremo solo se sapremo affrontarla insieme, unendo le forze. Per questo oggi più che mai dobbiamo essere capaci di costruire reti e sinergie tra i territori, superando i campanilismi e imparando a “fare insieme”, per mettere in campo una forte visione comune della Romagna. Siamo fortunati, questa è una terra ricca e unica; ogni territorio rappresenta un pezzo insostituibile di una complessa e sfaccettata identità.

Ravenna intende prendere parte attiva alla dimensione romagnola attraverso le sue vocazioni industriali: la chimica, l’offshore, il porto, settori all’avanguardia con grandi potenzialità di crescita; i suoi monumenti e i suoi mosaici, patrimonio dell’umanità; la sfida della celebrazione del settimo centenario della morte di Dante; l’offerta turistica che coniuga in una sola destinazione la città d’arte, le spiagge e il patrimonio naturalistico; l’agricoltura, uno dei più importanti comparti economici, che ha saputo tenere insieme la grande tradizione cooperativistica con un innovativo sistema produttivo.

Mi piace citare lo scrittore George Bernard Shaw che ha sintetizzato efficacemente la grande opportunità che abbiamo davanti: “Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee”.

Andrea Gnassi, presidente Provincia di Rimini: Un tempo si diceva “l’unione fa la forza”. Banale ma efficace. Se le sfide non sono più tra territori e neanche per Paesi, ma per continenti interi, i processi aggregativi su basi e obiettivi comuni diventano strumenti necessari del lavoro e della prospettiva. Dico spesso che i campanili servono solo se si può salirci in cima per guardare l’orizzonte. L’esperienza di amministratore pubblico conferma la metafora. In una società come quella contemporanea si riesce a garantire servizi e sostenere le istanze di cittadini e imprese solo se si ha la forza e la convinzione di investire nelle sinergie. Confindustria Romagna legge questo presente e pensa al futuro. Non si rintana dietro ai recinti e alle paure ma scommette su se stessa, scommette sulle proprie comunità di riferimento nel nome e per conto di un progetto di futuro solido.

In questo senso il Comune di Rimini è e vorrà sempre più essere protagonista di questo processo attivo di rinnovamento nel nome della qualità, polo attrattore internazionale. Dal 2011 il Comune di Rimini ha investito oltre 300 milioni di euro in programmi e interventi di riqualificazione e rigenerazione radicale del proprio assetto urbano, a partire dal rifacimento del sistema fognario, al rilancio dei 13 chilometri di waterfront attraverso il progetto del ‘Parco del Mare’, per arrivare ai 100 milioni di euro destinati alla sistemazione e quindi alla valorizzazione dei contenitori culturali nel quadrante di città compreso tra il Teatro verdiano restaurato, la piazza sull’acqua che si affaccia sul ponte di Tiberio, l’ex cinema Fulgor riconvertito in Casa del Cinema dedicata a Federico Fellini, il recupero e la restituzione alle sue originarie funzioni della storica piazza Malatesta occupata fino a ieri da un parcheggio. Rimini porta in dote non solo la sua storia, non solo la sua ineguagliabile capacità di essere punto di riferimento del turismo e dell’accoglienza nazionale e internazionale, ma la sua prospettiva e il suo futuro concreto.

E i nostri piccoli comuni sino a quando vorranno rimanere “piccoli”? 

ana

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