sabato 19 maggio 2018

Aldo Moro, quaranta anni fa

Più destabilizzante da morto o da vivo? 


Quaranta anni fa veniva ucciso Aldo Moro.

Molti discorsi sono stati fatti su quei tragici 55 giorni, diversi processi, varie commissioni parlamentari di indagine.

Probabilmente non sapremo mai la verità, di quel miscuglio di uomini sul campo e di interessi contrastanti: le Brigate Rosse, i servizi segreti, gli americani, i sovietici, il Mossad, i palestinesi e chissà quanti altri ancora.

Moro con le sue famose lettere (che allora vennero bollate come frutto di una mente in forte agitazione, preda della sindrome di Stoccolma) dimostrò di essere un uomo pervaso da una grande lucidità, coerenza morale con il suo modo pacato e intelligente di vedere la politica.

Una domanda mi piacerebbe porre a Moretti e agli altri brigatisti che lo tenevano prigioniero.

“Chiunque, con un minimo di capacità della lettura delle dinamiche della politica, intuisce che Aldo Moro dopo quei 55 giorni nel covo delle Brigate Rosse, sarebbe stato più destabilizzante da vivo che da morto, per la Democrazia Cristiana e per tutto il quadro politico di allora.

Come mai è stato assassinato, anziché rendergli la libertà di tornare dalla sua famiglia?

Quanto sarebbe stato ancora più devastante da vivo anziché restituirlo cadavere dentro la Renault rossa, dopo tutto quella che era successo e che lui aveva descritto così lucidamente nelle sue lettere durante la sua prigionia?

Chi e quanti erano a volerlo morto e fuori dalla scena politica una volta per tutte?”

Davvero, come ha scritto l’ultima Commissione parlamentare di inchiesta, in Via Fani c’erano anche le Brigate Rosse!

Tiziano Conti

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