venerdì 25 maggio 2018

"Gli occhi di Baracca": Lugo nelle foto di Paolo Guerra dal '46 al '59

Il lavoro nel 1950 (parte terza)
di Giacomo Casadio






Il signor Ceccoli aveva trovato una collocazione esclusiva per il suo negozietto di RIPARAZIONI IMMEDIATE di penne stilografiche, compassi (!) e occhiali: a ridosso dell’Oratorio di Sant’Onofrio in Largo Calderoni.
 

L’edicola di Otello Zalambani è stata per decenni un punto di riferimento per i lughesi nell’angolo Nord-Ovest del Pavaglione. All’inizio era a destra dell’entrata ma ben visibile con le riviste stese come biancheria stesa ad asciugarsi.




Rafèl, umile venditore dell’Unità, era una persona semplice che andava in giro con un carrettino svolgendo le funzioni di rigattiere. Si prestava anche per piccoli lavori e servizi di diverso tipo.

Era conosciuto e benvoluto da moltissime persone che passava a salutare, nei negozi o nei posti di lavoro, quando ne aveva l'occasione. In inverno portava un colbacco nero. Abitava in Via Mariotti, in un monolocale a piano terra, senza pavimento, con pareti nere come la cappa di un camino, perché era suo uso accendere un fuoco di legna nel mezzo della stanza con l'uscio socchiuso per fare uscire il fumo.

Molto rustico e selvatico, campava mangiando avanzi prelevati dai bidoni dell'immondizia, che in quegli anni erano in lamiera zincata. Girovagava appoggiandosi a una bici da donna, di cui si serviva per appendere tutti i trofei trovati in giro.

Morì in ospedale: infermiere e inservienti impegnarono ore per ripulirlo dalla sporcizia che aveva accumulato per anni.

Quando, colto da malore, venne ricoverato e spogliato dei suoi effetti personali si racconta che avesse tra i suoi stracci molti soldi che portava sempre con sé e nel materasso 180 milioni di lire. Forse sono leggende…

Erano i primi anni '80. 


Alla Festa dell’Unità c’era uno spazio per le riviste e i libri. L’edicola della rivista Noi Donne offriva materiali sui temi della pace, del progresso e dell’avanzamento civile in modo molto spartano… sperando che non piovesse.



Giacomo Casadio
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