mercoledì 2 maggio 2018

Il restauro dell'immagine della B.V. del Molino

di Patrizia Camino restauratrice

Ogni nuovo intervento di restauro che intraprendo mi coinvolge molto e continuerà sempre a coinvolgermi perché sono consapevole della grande opportunità che ho.



Infatti, restaurare un'opera d'arte è un momento privilegiato in quanto, oltre all'opportunità di recuperarla concretamente, mi offre l'occasione di conoscerla in modo approfondito. 

Far propria la tecnica esecutiva, assimilarne la bellezza lascia dentro una grande ricchezza che diviene incommensurabile quando si affronta il restauro di manufatti così carichi di storia e di fede, quale il bassorilievo raffigurante la venerata immagine della Madonna del Molino. Tuttavia, la storia e la devozione a questa immagine portano con loro anche importanti aspettative che mi coinvolgono intensamente sul piano emotivo, che inizialmente quasi mi intimoriscono; soprattutto avendo sotto gli occhi l'immagine lesionata e stravolta da sovrapposizioni di materiale non originario. 

Con il proseguire del lavoro, però, questi sentimenti non sono più un ostacolo, anzi diventano uno sprone; oggi a intervento concluso gioisco del recupero effettuato. Provo felicità nel riconsegnare la sacra immagine della Madonna del Molino ai Lughesi e a tutti i fedeli essendo rifiorita in tutta la sua bellezza. Soddisfatta del recupero eseguito porterò per sempre con me il caro ricordo della bianca immagine e l'intensità della fede percepita che arricchisce nel profondo.

di don Daniele Sirna

Lo stato della venerata Immagine della Beata Vergine del Molino destava seria preoccupazione. Già da tempo avevo raccolto le espressioni allarmate dei portatori al termine delle processioni e in effetti le brutte crepe presenti su gran parte del bassorilievo le legittimavano tutte. 

Una buona dose di sconsideratezza giovanile mi ha permesso di insistere perché si procedesse a questo restauro che giorno dopo giorno, ha regalato grandi emozioni. Sono grato alla dott. Camino per aver voluto condividere con me i momenti più preoccupanti e rischiosi dell’intervento. 

Non si possiedono infatti grandi informazioni sull’antica Immagine che la tradizione fa risalire a quel 17 maggio 1496, quando tre pastorelli del luogo la ritrovarono nella pericolosa zona detta del Molinaccio dopo che un mercante, proveniente da Ferrara e diretto a Faenza, l’aveva abbandonata irrimediabilmente in frantumi a seguito di un incidente con il suo carro. 

Una prima sorpresa è stata la presenza di un cartiglio olografo che racconta l’ultimo grande intervento sull’Immagine nel 1921 al tempo del Rettore Mons. Luigi Grilli. La delicatezza di ogni passaggio è stata accompagnata da una buona dose di coraggio così come all’amarezza per lo stato di degrado visibilmente avanzato è subentrata la gioia di scoprire inalterata l’antica bellezza sotto quei maldestri ritocchi dell’inizio del secolo scorso. Doveroso e sincero è un ringraziamento a don Francesco Corradossi, rettore del Santuario che ha sostenuto e incoraggiato questo intervento; esso infatti pone fine all’annosa polemica sull’autenticità dell’Immagine. Dallo studio accurato del bassorilievo si può infatti attestare con certezza che esso è uno “stucco ferrarese” della fine del XV secolo. 

La tradizione tramandava il termine latino “gipso” (gesso) per descrivere il tipico candore della Patrona di Lugo ma questo tipo di materiale non avrebbe sopportato per così tanti secoli l’umidità della zona, né tutti i movimenti delle processioni durante le Solenni Rogazioni di Maggio. Custodi premurose di questo restauro, durato ormai quasi un anno, sono state le Figlie di San Francesco di Sales che hanno accolto l’Immagine nel silenzio e nella preghiera della loro casa. 

La celebrazione eucaristica del 2 Maggio, alla presenza di Mons. Luigi Negri arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, del nostro vescovo Tommaso, dei sacerdoti lughesi e degli altri che vorranno unirsi, sarà la lieta occasione per riconsegnare la Bianca Madonna ai suoi amati figli, in quello splendore che i pastorelli poterono ammirare dopo il prodigio della ricomposizione dei frammenti.

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