mercoledì 23 maggio 2018

Imparare a guidare, imparare a vivere

 Di Tiziano Conti


Ho appena visto in tv un film dolce, tenero e delicato, che mi ha davvero commosso e lasciato dentro molte emozioni positive.

“Guida per la felicità” del 2014 con Ben Kingsley e Patricia Clarkson (lui ha vinto un Oscar, lei ne è stata candidata), e la regia della spagnola Isabel Coixet.

Non ricordo che sia uscito nei cinema: se è successo, sicuramente nei circuiti più periferici e nelle sale di qualità.

Siamo a New York: lasciata di punto in bianco dal marito, Wendy si sente smarrita e, quasi per caso, decide di iscriversi a un corso per prendere la patente di guida. Così ha modo di conoscere approfonditamente l’istruttore indiano Darwan, prodigo di consigli, non solo di guida.

Mentre Wendy prova a ricominciare daccapo, Darwan è alle prese con un matrimonio combinato, con una donna mai vista prima, seguendo le regole di un mondo lasciato forzatamente da tempo.

Soprattutto arrivati a una certa età, quando tutto sembra crollare, bisogna ripartire per non finire alla deriva. Non è facile, ma bisogna trovare la forza. È l’unica possibilità. I più fortunati incappano nelle rare persone che amano ancora e che, nonostante tutto spinga verso la coltivazione della rabbia, scelgono volentieri di aiutare il prossimo, gratuitamente, senza secondi fini.

Così, in “Guida per la felicità” imparare a guidare diventa metafora di apprendere un nuovo modo di vivere, passo dopo passo, come nelle prime nozioni di guida, quando tutto appare difficile ma ci si abitua, con le lezioni che diventano occasioni per parlare di altro, direttamente o per interposti messaggi. D’altronde, è tutta questione di pratica, di assaggiare per capire in che direzione orientarsi.

Ritrovare la gentilezza - questa sconosciuta - è un dono gradito, ricordare quanto sia importante conservare, e farlo orgogliosamente, la propria identità culturale è un buon messaggio, un mini spot a favore di una società multietnica, spesso invisa e comunque non facile da costruire.

Il film racconta un pezzo di strada, un tratto di vita: alla fine ci dice che ciascuno di noi può ancora prendere per mano il proprio destino, in qualunque punto della nostra esistenza ci possiamo trovare e provare a ripartire, con un sorriso, piuttosto che con molto risentimento.

Tiziano Conti

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