mercoledì 30 maggio 2018

Io, Marescotti e la rivoluzione

Di Guido Tampieri

A vùt mettar la Barbara...

Raffaello Baldini, Tutti zitti


Siamo creature imperfette e altamente fallibili.

In campo politico più che in altri.

Anche se ci piace pensare il contrario.

La politica è materia opinabile.

Forse per questo fra i suoi frequentatori ci sono tanti detentori di verità.

Quasi una religione.

Non avrai altra politica all’infuori di me.

Di destra, di sinistra o di non so che.

La parola magica è sempre la stessa: cambiamento.

Dicono di fare la storia, ci accontenteremmo che la conoscessero.

Il mondo sembra sempre nuovo a chi è nuovo.

E noi siamo sempre migliori degli altri.

Mi piace ricordare agli amici quel dialogo fra padre e figlio nel romanzo “The road” di Cormac McCarthy.

“Babbo, siamo noi i buoni?”

“Si”

“E lo saremo sempre?”

“Si”.

Chi sono oggi i buoni, Ivano?

Facciamo prima a dire chi sono i cattivi.

Tagliare le unghie della mano sinistra é più facile.

Ma così non andiamo lontano.

Servirà qualcosa di più.

Di più vero o, almeno, verosimile.

Per farci riprendere il cammino in una società di individui nella quale ciascuno “è perso dietro i fatti suoi”.


Specie se l’esperienza ti ha reso più scettico, che poi non è una brutta parola, significa che vuoi vederci chiaro.

Quando sento politici che parlano di lotta del bene contro il male mi allarmo.

So come vanno queste cose.

Credi di aver ragione anche quando sei nel torto.

L’onestà dei sentimenti non basta a rendere giusti i pensieri e le azioni.

O dentro o fuori, intimó il PCI mentre veniva soffocata la primavera di Praga.

Quando grandi valori come libertà e giustizia entrano in contrasto diventa un casino.

Così, un po’ alla volta, ho imparato a concedermi con più cautela alle suggestioni salvifiche.

Mi sono liberato di vecchie catene e non ne metterò di nuove.

Si può essere di sinistra anche così, credo.


Il disincanto non scalfisce il valore di una scelta, anzi.

Hemingway, a chi gli chiedeva ragione della scelta di campo nella guerra civile spagnola non rispondeva sto dalla parte del bene.

Sto con la gente decente, diceva, non si spingeva oltre.

La politica non dovrebbe farlo.

L’aria che si respira ricorda quella fra le due guerre mondiali.

Crisi, sofferenza sociale, frustrazione, paura, rivolta verso le élite, nazionalismo.

Conditi, in casa nostra, col più italico dei sentimenti, il vittimismo.

In cui i populisti sono maestri.

Zagrebelski ha scritto parole illuminanti sugli umori del Paese.

Dar credito alle persone intelligenti è una delle buone abitudini che la sinistra ha perduto.

Assieme all’ascolto dei cittadini.

La rivolta é la forma di espressione di chi non viene ascoltato.

Come un fiume in piena che non trova sbocco al mare e rompe gli argini.

Indignez vous! Esortava i giovani Stephane Hessel.

È davvero ce n’è motivo in un mondo in cui il capitale della Wallmart é pari al 40% di quello della popolazione USA più povera, 120 milioni di persone.

Non molto tempo dopo, il vecchio partigiano francese, di fronte ai movimenti populisti europei che speculano sul disagio, si è chiesto: dove lo state portando?

A me pare che sia questa la questione dirimente.

Il metro per giudicare le forze in campo.

Se uno vuole uscire dall’Europa, anche da questa Europa che non gli eurocrati ma i nazionalismi stanno soffocando, con me ha già chiuso.

Perché farà del male a mio nipote.

Lo so prima di vederlo all’opera.

Non c’è bisogno di incendiare la casa per sapere che il fuoco brucia.

Poi possiamo discutere se il PD è di destra.

Che non lo è, se solo guardiamo ai diritti civili, ma a volte lo fa pensare.

Che non suscita più speranze nei deboli, che fa di tutto per respingerci.

Tu, Ivano, non l’hai votato, io lo faccio sempre più stancamente, immaginando che sia un argine al peggio.

Col dubbio che stia diventando un ostacolo al meglio.

Sono come il tarlo in quel vecchio film con Steve McQueen: vado dove va il legno su cui ho scelto di vivere.

Se ne scenderò sarà per lasciarmi morire (politicamente), non per aggrapparmi a un tavolo di formica.

Marescotti è un amico di vecchia data.

Lo è rimasto anche quando ha deciso inaspettatamente di sostenere il M5S.

L’hanno fatto in molti.

Non ho l’abitudine di giudicare le persone dalle scelte politiche.

Entro i confini della decenza democratica, naturalmente.

Le affinità elettive sono importanti ma il legno dell’umanità è già così storto che non c’è bisogno di piegarlo con altri pregiudizi.

Se le persone sono di qualità, lo é anche la politica.

Forse é questo che difetta al momento.

La decisione di Ivano di rivedere il suo giudizio é un atto di onestà.

Chi cerca a volte trova, altre continua a cercare.

La sola causa cui restare fedeli è quella della verità.

Quando ne trovi un pezzetto la devi accettare, anche se non ti piace.

I miei dubbi sui grillini vengono da lontano.

Riguardano l’essenza di quel movimento.

Più a naso che per scienza, se pur una analisi attenta riveli, nel linguaggio e nei comportamenti, tratti per niente simili a quelli delle persone di sinistra che vi sono confluite, io lì il profumo di casa non l’ho mai sentito.

Nemmeno nella più sociale delle loro proposte, il reddito di cittadinanza.

Il matrimonio con Salvini può deludere ma non sorprendere.

È il frutto di una ambiguità di fondo, di una gran confusione mentale e dell’ansia di arrivare a tutti i costi nella sala dei bottoni.

Si renderanno presto conto che é (quasi) vuota, come disse Nenni, perché, nei loro deliri demoplutocratici, non hanno capito che il potere, quello che fa girare malamente il mondo, non é lì dove bramano di andare, non é in mano alla “casta”.

Lo chiedano ai pensionati d’oro e agli esponenti dell’establishment che stanno imbarcando.

Questo governo non vestirà gli ignudi, non moltiplicherà i pani(in Italia non c’è abbastanza grano) né i pesci ( i mari sono inquinati e sovrasfruttati, solo l’UE cerca di proteggerli).

La Fiat non riporterà gli stabilimenti in Italia.

Quanto all’Ilva, voglia Iddio che abbiano davvero qualche idea.

Il trionfo dei demagoghi è effimero ma le rovine che lasciano sono eterne.

L’intolleranza, il populismo, il sovranismo non sono la cura ma la malattia.

Non c’è alcuna rivoluzione civile in corso.

Se mai verrà non ha le sembianze di Di Maio e Di Battista.

Che, nel suo piccolo, ricorda più Italo Balbo che Ernesto Guevara.

Su questa tragica avventura, intanto, ha messo il suo sigillo nero Marie Le Pen: “Un risultato mozzafiato”.

Ci vorranno le bombole d’ossigeno.

Poi chi vivrà vedrà, chi rompe non pagherà, e i cocci saranno nostri.

Termino con le parole di Bertrand Russell: ”I ribelli, d’altro canto, sebbene possano essere utili, difficilmente si rivelano equanimi. Vi sono molti modi di ribellarsi e soltanto una piccola parte di questi é accettabile. Galileo fu un ribelle saggio; chi crede che la terra sia piatta è un ribelle si, ma idiota. Vi è un grave pericolo nella tendenza a credere che ogni forma di opposizione all’autorità sia meritoria e che le opinioni non conformiste siano per forza esatte. Non si ottiene niente di buono affermando che Shakespeare non è un poeta”.

At salut, Ivano.

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