sabato 5 maggio 2018

La mostra “Cibus viatorum - Tabernacoli da viatico tra XVI e XX secolo”

Al Museo Diocesano di Imola


Vieni inaugurata oggi, sabato 5 maggio alle 17.30 al Museo Diocesano di Imola (saranno presenti monsignor Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola, monsignor Giovanni Signani, presidente del Capitolo della Cattedrale di Imola, Lorenzo Lorenzini, storico dell’arte, Museo civico d’arte di Modena, e i curatori Paolo Roversi e Marco Violi) la mostra “Cibus viatorum - Tabernacoli da viatico tra XVI e XX secolo”, curata da Paolo Roversi e Marco Violi.


L’esposizione, che proseguirà fino a sabato 30 giugno, sarà allestita nella Galleria Pio VII del Museo Diocesano di Imola e propone una cinquantina di tabernacoli da viatico e loro accessori realizzati in materiali vari - perlopiù legno intagliato, ma anche il metallo a sua volta argentato e dorato, oltre che carta, seta, velluto, pelle impressa, avorio - generalmente di grande qualità esecutiva e indubbia rarità, provenienti da una collezione privata emiliana, mentre alcuni sono in prestito da chiese della diocesi imolese.

I pezzi in mostra - databili tra XVI e XX secolo - sono opera di botteghe attive in Emilia (Bologna, Reggio Emilia), Romagna, Veneto, Liguria, Toscana (Lucca), Marche, Lombardia, ma anche in Francia.

L'esposizione prosegue il percorso a tema eucaristico iniziato nell'autunno del 2017 con la mostra sugli ostensori (Trionfi dell'Eucarestia) e, poi, con Fons salutis (che chiude domenica 29 aprile) sui calici liturgici, proponendosi di offrire al visitatore una doppia chiave di lettura del tema: una puramente conoscitiva a livello storico-artistico ed estetico e l'altra prettamente devozionale, legata cioè anche alla devozione al sacramento della comunione, quando questa viene amministrata al di fuori della messa e dell'edificio ecclesiastico, quando il fedele sia impossibilitato a recarsi in chiesa da cause di forza maggiore: una grave infermità o il pericolo di morte.

Tra i pezzi esposti sono da segnalare, per esempio, un tabernacolo emiliano (sec. XVIII) a due sportelli con apertura frontale in cui il cornicione superiore e la zeppa inferiore sono gli stessi di tanti mobili prodotti in Emilia durante il Seicento e parte del Settecento; poiché realizzato in legno di poco pregio, secondo consuetudine è dipinto ad olio con venature che imitano legni più nobili. 

Due altri esemplari settecenteschi di manifattura veneta, sono movimentati da doppie bombature che li rendono piccoli capolavori di raffinata ebanisteria. Uno dei due è poi arricchito da un interno impreziosito da intagli e dorature con accenti decisamente profani: oltre a non avere nessun richiamo alla simbologia eucaristica, l'espositorio ha la forma di una commode e le volute che si elevano al di sopra assomigliano più a una specchiera che a un postergale. 

In qualche caso, poi, l'interno ha chiare vocazioni architettoniche e lo spazio diventa quello di una cappella con lesene, volte, absidi e colonne a inquadrare vere e proprie mense d'altare; è il caso di un esemplare bolognese di metà del '700, con ramages dorati che, come gli stucchi di una nicchia circoscrivono riquadri di delicati azzurri e rosa, opachi come intonaco. 

Singolare poi il tempietto dorato, un vero e proprio tabernacolo nel tabernacolo, che si rivela all'interno di un esemplare della prima metà del Settecento realizzato nell'Italia centrale; colonnine a fascio sostengono una copertura a gradini e affiancano un fornice a tutto sesto dove in origine trovava posto una pisside di dimensioni davvero minime; un prezioso rivestimento serico, più antico del tabernacolo, corrisponde ad una decorazione esterna altrettanto ricercata. 

Qualche volta all'interno si trovano veri e propri troni per esposizione eucaristica, del tutto analoghi a quelli di grandi dimensioni utilizzati sugli altari per le Quarantore: un bell'esempio di pieno Settecento, e un secondo di gusto invece Neoclassicista sono visibili all'interno della mostra. Ricercato è l'esemplare veneto (metà del XVIII secolo) con cassa a frontale ricurvo dipinta di verde, che nasconde al suo interno volute dorate, un baldacchino con bandinella e bandoni e una nube sulla quale poggia un ostensorio intagliato a rilievo. 

Alla tipologia con cassa a parallelepipedo, apertura superiore a coperchio (come una comune scatola), trattenuto in posizione verticale da ganci o da incastri, recante un fondo ornato superiormente da un baldacchino che si sgancia a bandella, appartiene un esemplare di provenienza toscana (prima metà del XIX secolo) interessante per l'utilizzo del legno di noce in due varietà e per il rivestimento interno in carta marmorizzata e in tessuto. 

Ad un altro gruppo di tabernacoli non distanti da questa tipologia, appartiene un bel tabernacolo lombardo con due angeli intagliati a giorno all'interno di volute, databile al Seicento anche per la presenza della stoffa di rivestimento il cui colore rosso rimanda, peraltro, a quello che la liturgia ambrosiana riserva propriamente all'Eucaristia. 

Due esemplari seicenteschi (probabilmente toscani) simulano invece un libro (con vere e proprie rilegature in cuoio). A testimoniare la varietà di questi oggetti menzioniamo poi un esemplare completamente fabbricato in latta dipinta e decorato con elementi di lamina di rame stampata o battuta a martello su una forma. 

Gli esemplari più tardi provengono, invece, dalla fabbrica dei fratelli Bertarelli, attiva a Milano tra l'ultimo quarto dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. La ditta vantava una produzione di suppellettili sacre completamente meccanizzata e con materiali considerati allora all'avanguardia. I suoi prodotti ebbero una diffusione capillare in tutta Italia mediante la vendita su catalogo: grossi volumi illustrati raggiungevano anche le parrocchie più sperdute, che potevano scegliere merci anche molto economiche e ordinarle via posta.

La mostra comprende, infine, due pezzi che stanno un po' a margine del filone principale. Un grande altare portatile (bottega lombarda, sec. XVI-metà), troppo imponente per essere trasportato, ricco e dettagliato nella definizione architettonica che, peraltro, non include nessuno dei tradizionali simboli eucaristici e non presenta nessuna possibilità di riporre le suppellettili necessarie. È molto probabile che si tratti di un altare domestico, ossia un pregadio utilizzato in una ricca dimora per le pratiche devozionali. 

L'esterno si presenta a “credenzina” a due sportelli con cornici lisce; l'interno, con un altare inserito in un contesto architettonico in prospettiva, è dipinto ad imitazione della tartaruga con finiture dorate. Evidentemente prezioso, è una di quelle rarità come i monetieri, gli scrittoi portatili o i cofani contenenti curiosità che riempivano gli studioli o le camere delle meraviglie dei palazzi nobili. Un altro pezzo di grande pregio è la scultura in osso raffigurante Sant'Andrea Avellino, raffinata rappresentazione incredibilmente dettagliata, ma estremamente calibrata; l'ignoto intagliatore riproduce gli oggetti e i personaggi con fedeltà ma non indugia mai in brani di virtuosismo fine a se stesso. 

La datazione tra Sette e Ottocento è confermata anche dalla decorazione dell'altare e dagli oggetti mentre per quanto riguarda l'ambito di esecuzione non ci sono certezze. Una traccia, che lo collocherebbe in areale ligure, potrebbe essere l'incisione su seta applicata come pala d'altare, che rappresenta la venerata immagine della Madonna di Rapallo.

Una sezione della mostra comprende curiose miniature di suppellettili che soltanto in parte si possono collegare al viatico: candelieri, vasi portapalma, croci da altare, reliquiari a busto, cartagloria, ostensorio, stauroteca, navicelle portaincenso e secchiello per l'acqua benedetta (fedelissime riproduzioni dei servizi composti di pezzi di dimensioni diverse). Questi oggetti venivano probabilmente utilizzati davanti alle immagini sacre o agli altarini domestici che, evidentemente, dovevano avere talvolta un'impronta raffinata.

Complessivamente sarà possibile ammirare - tra tabernacoli da viatico e suppellettili in miniatura - ben oltre settanta piccoli capolavori di artigianato devoto.

Sede - orari di apertura - info
MUSEO E PINACOTECA DIOCESANI DI IMOLA
Piazza Duomo, 1 - 40026 Imola

Orari di apertura
martedì, mercoledì e giovedì: ore 9-12; martedì e giovedì: ore 14-17; sabato e domenica: ore 15.30-18.30. Chiuso sabato 2 giugno.

Info    tel. 0542-25000 - fax 0542-34672
museo@imola.chiesacattolica.it
www.facebook.com/museodiocesanoimola

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