mercoledì 16 maggio 2018

Omaggio di Gianni Parmiani al lughesi

Sant' Ilaro (patrono di Lugo di Romagna) prende la parola



Tu lo sai dov'è la Tuscia?
Sai da dove fuori sguscia
questo nome antico e strano?
Oh, lughese sul divano
che hai smarrito la memoria
della sacra e amata storia
d'un Patrono condiviso
non ti fare scuro in viso,
ma gli orecchi aprili bene
che ti narro le mie pene!

Sono nato proprio là,
nella Tuscia, e chi lo sa
ch'ero appena dodicenne
quando ispirazion mi venne
di cambiare la mia vita
diventando un'eremita?

Non lo sai, lughese ingrato?
Eppur oggi tu hai oziato
grazie a me che son patrono!
Chiedi scusa e ti perdono...
Ché non è per farmi un vanto,
ma siccome sono santo
non ti posso biasimare
se ti metti a festeggiare
senza un po' di me sapere;
non ti canto un “miserere”,
però cerca di studiare
ché puoi tosto rimediare!


Ero ancora giovinetto
(questo già io te l'ho detto)
che lasciai la casa mia
per seguire quella via
di preghiera e carità;
fu così che andai fin là,
nella valle del Bidente
e con spirto, alacremente,
costruii in cima a un monte
sola dianzi a l'orizzonte
la mia umile cappella.
Era vuota la scarsella,
ma s' hai fede e s'hai pazienza
non ti lascia Provvidenza
negli affanni e nei perigli
ché il buon Padre pe' suoi figli
sempre ha un occhio di riguardo,
e da lor mai toglie sguardo.
Fu così che dal maligno
e dal suo crudele ghigno
liberai un uomo ricco.
Non appena si fu spicco
dal demonio quel riccone
mostrò grande devozione
e da nobile pagano
volle diventar cristiano;
anche i figli e la mogliera
da una conversion sincera
furon presi dopo il fatto
e seguaci in un sol atto
furon tutti battezzati,
dai peccati lor mondati.


Olibrìo era il suo nome,
io me lo ricordo eccome!
Era un uomo buon, di fede
ch' ebbe una gran mercede
perché pure in vedovanza
mai non perse la creanza:
lui si fece a me fratello
ed – un fatto ancor più bello -
i suoi figli amati e cari
non bramarono denari,
ma insieme al padre uniti
diventarono eremiti
regalando terra e averi
per eriger monasteri
ed in quel di Galeata
fu una regola affermata
quella del mio monastero
ché ti dico – son sincero -
fu copiata, mi permetto,
poi dal buon San Benedetto,
ma fui io a dir per primo
(scuserai se un po' mi stimo!)
che si prega e si lavora
nel mio eremo-dimora!

Di superbia avrò peccato?
Non se il fatto fu accertato!
Ed è vero, son sicuro,
ma non posso dir “lo giuro”,
perché un santo come me
è affidabil più di te
che seduto sulla sedia
or consulti wikipédia!

Scusa se ho un po' divagato...
ora torno al seminato...
Ma lo sai che il monastero
che fondai fu per davvero
luogo insigne e rispettato
nell'esteso vicinato?
Il suo abate era per là
importante autorità
sia civil che religiosa
e sentito su ogni cosa
era per il territorio
personaggio assai notorio.

Sono morto a Galeata...
vuoi sapere in quale data,
oh lughese
inciciuìto
che mi pari un po'
invurnìto?
Cinquecentocinquantotto,
quendg ad maž... Ero vecchiotto.

Il mio culto si è diffuso...
ma ti sento un po' confuso
oh lughese che mi leggi
mentre il mento ti palpeggi...
Che cos'hai? Non hai capito?
O ti senti un po' tradito?
Cosa vuoi tu l'esclusiva
perché forse ti
sagrìva
che oggi pure a Galeata
è festiva la giornata?

Son Patrono birichino:
sui versanti d'Appennino
son famoso un po' di qua
e, ti dico, anche di là!
Sono tosco-romagnolo!
Pur così non ti consolo?
Sono Ilaro lughese,
Ellero galeatese,
mo son sempre io lo sai?
Sei confuso più che mai
e sei anche un po'
instizìto,
perché ancor non hai capito.

Io allor che dovrei dire?
Non vorrei certo infierire,
ma lo sai, lughese caro,
che con te non fui avaro?

Ai lughesi furon date
due reliquie consacrate:
una parte del mio cranio
(vedi come non m'estranio?)
ed un osso d'un mio braccio...

Però adesso io mi taccio...
Spero solo, oh lughese,
che non dica che ho pretese
se ti chiedo una preghiera
or ch'è giunta ormai la sera...
Dilla pure per chi vuoi,
ricordando i cari tuoi
oppur dilla per il mondo
ché sia mite e più giocondo...
Non la chiedo, sai per me...
ma Sant'Ilaro è con te...
se tu vuoi che si diffonda
quell'Amor che dal cuor gronda.

(Gianni Parmiani)
Note
Inciciuìto: istupidito, dal romagnolo inciciuì.
Invurnìto: stordito, sciocco, ma anche alticcio.
Quendg ad maž: quindici di maggio.
Ti sagrìva : non ti va a genio, ti infastidisce.
Instizìto: da instizì, arrabbiato.

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