venerdì 25 maggio 2018

Un regolamento contestato

Riceviamo da Roberto Drei e pubblichiamo

Il “Resto del Carlino”, nella cronaca di Ravenna, dava la notizia della adozione, da parte del Comune di Ravenna e su iniziativa del vicesindaco repubblicano, Eugenio Fusignani, del nuovo regolamento comunale di Polizia urbana.
Fin qui nulla di strano, se non fosse che il vicesindaco Fusignani titolare, fra le altre, delle deleghe alla Polizia municipale ed alla sicurezza, ha voluto che il nuovo regolamento tenesse conto di una serie di compiti ed attività, riconosciuti ai Corpi di Polizia urbana dalla legge n. 48 del 18 aprile 2017 recante: “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza urbana delle città”.

Una legge della Repubblica italiana, voluta dall’ex ministro degli Interni, Marco Minniti che, a quanto mi risulta, non è certamente né un leghista, né un uomo di centro destra.

Con quella legge il ministro degli Interni ha voluto dare una risposta alla crescente domanda di sicurezza che gli italiani manifestano, a prescindere dai loro orientamenti partitici, e che interessa la vivibilità nei nostri centri urbani e nei territori dei comuni.

Il vicesindaco di Ravenna non ha fatto altro che adattare il regolamento del corpo della Polizia urbana così che nello stesso venissero recepiti i nuovi compiti assolvibili dalla Polizia municipale, per fare aumentare il livello di sicurezza che i cittadini chiedono alle istituzioni, comprese quelle locali, prevedendo azioni di contrasto al degrado urbano presente nelle nostre città e che si manifestano anche attraverso l’accattonaggio molesto e la presenza dei parcheggiatori abusivi.

Situazioni che non fanno bene a nessuno e, meno che meno, a comuni come Ravenna che vivono di turismo.

Diversamente i contenuti della legge Minniti rischiano di rimanere un bell’esercizio stilistico ma, agli effetti pratici, lettera morta.

Questa la cronaca a cui seguono le dichiarazioni pubblicate oggi su “il Resto del Carlino”, rilasciate dal deputato di Possibile, Andrea Maestri.

Due, in particolare, sono le affermazioni preoccupanti che la dicono lunga su ciò che orienta il pensiero politico del deputato di Possibile.

La prima è l’invito alla disobbedienza civile nei confronti di una legge dello Stato e già qui stiamo sbarellando perché non si possono rispettare solo le leggi dello Stato che ci piacciono e rifiutare quelle che non ci piacciono!

La seconda rafforza la prima e spiega che poiché vi è l’intenzione di sottoporre la legge Minniti al vaglio di costituzionalità, la legge è, in qualche modo sub iudice e dunque non si perda tempo ad applicarla, anche perché i nuovi regolamenti dei corpi di Polizia urbana che la dovessero recepire, verranno impugnati presso i Tar regionali in modo che “se approvati siano cancellati dal Tar o caducati per illegittimità” (sic).

Ora non mi stupisco che su varie questioni o temi ci si possa dividere ed avere opinioni differenti, ma, mi chiedo, se passa la logica di Maestri e di chi la pensa come lui, dove va a finire lo Stato di diritto?

Perché fra ciò che scrive l’onorevole Maestri ed il comportamento dei manifestanti dei centri sociali e dei cortei anti-tav, non c’è alcuna differenza.

Roberto Drei
Consigliere comunale “per la Buona Politica”

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