sabato 23 giugno 2018

Il referendum che vide Barabba vincitore

Gli immigrati sconfitti!?
di Tiziano Conti



Il 58% degli italiani approva la linea dura del nostro governo sul tema dell’immigrazione: dato fornito dal TG La7 di lunedì scorso, sulla base di un sondaggio demoscopico.

Il dato è assolutamente credibile, anche se possiamo ricordare come il primo momento di democrazia diretta nella storia dell’uomo (un incrocio tra un referendum e un sondaggio di opinione) nel 33 d.C. vide vincitore Barabba.

Lo sconfitto ha lasciato un qualche segno nella storia del mondo, se - dopo duemila anni - i suoi seguaci, i cattolici, sono circa due miliardi e quattrocento milioni di persone.

Parlare di immigrati oggi è diventato difficile: occorre tenere conto che le scelte dell’Unione europea in questo campo hanno lasciato sola l’Italia ad affrontare un problema molto grave, che certo non finisce qui.

Il regolamento di Dublino II fu adottato nel 2003 e determina lo Stato membro dell'Unione europea competente a esaminare una domanda di asilo o riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra (art. 51).

Certo, se poi uno Stato aderente dell’Unione decide che al massimo in un anno può ospitare mille rifugiati e installa il filo spinato ai confini, di quale Europa stiamo parlando?

Allora possiamo comprendere la fatica di un italiano a capire perché noi siamo così in prima fila e gli altri si nascondono.

Ma l’applicazione ingenerosa di una norma, può farci dimenticare l’importanza di un’idea?

Il valore della persona e la necessità di organizzazioni sociali che ne difendano coerentemente il principio fondamentale.

Proprio in questi giorni abbiamo assistito ad un gravissimo attacco da parte del Presidente degli Stati Uniti, alle scelte della Germania: “Il popolo tedesco si sta rivoltando contro la sua leadership mentre l'immigrazione sta scuotendo la già tenue coalizione di Berlino. Il crimine in Germania è alto.”

Intanto i principali media hanno ricordato come la criminalità in Germania da tempo non sia così ridotta.

Un dato, però, ci preoccupa davvero: l’ultima volta che un presidente americano si rivolgeva ai governanti tedeschi con questo tono erano gli anni ’40 del secolo scorso!

Forse conviene che tutti ci andiamo a riprendere in mano la “Dichiarazione universale dei diritti umani”, approvata dalle Nazioni Unite nel 1948, sull’onda dell’orrore di 70 milioni di morti causati dalla Seconda guerra mondiale.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene.

Tiziano Conti

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