sabato 30 giugno 2018

Sacco e Vanzetti, la condanna a morte che cambiò la storia

Allora i migranti eravamo noi 
Di Tiziano Conti


Novanta anni fa divennero il simbolo dell'ingiustizia contro le proteste sociali. Accusati di un duplice omicidio nel corso di una rapina, dopo un processo farsa, gli emigrati italiani Sacco e Vanzetti furono processati negli Usa in un clima antisindacale e xenofobo, e condannati alla sedia elettrica.


Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, pugliese il primo e piemontese il secondo, emigrarono negli Stati Uniti nel 1908. Vissero e lavorarono nel Massachusetts facendo i mestieri più disparati come consuetudine in quegli anni per gli immigrati, professando le loro idee socialiste, di colore anarchico e pacifista. Nell’aprile del 1920 in un clima permeato da pregiudizi e da ostilità verso gli stranieri, furono accusati di essere gli autori di una rapina ad una fabbrica di calzature in cui rimasero vittime un cassiere e una guardia armata.

Il processo istituito contro di loro non giunse mai alla certezza di provare le accuse, ma fu fortemente condizionato dall’ansia di placare un opinione pubblica furiosa e avvelenata dalla violenza, a cui bisognava dare dei colpevoli e dal pretesto fornito dall’evento per la scalata al successo personale del giudice e del pubblico ministero.

nulla valse la confessione di un detenuto che aveva partecipato al colpo e che disse di non averli mai visti. La sentenza fu eseguita a Charlestown il 23 agosto 1927.

Nel 1977 dopo che il caso era stato più volte riaperto, il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, riabilitò le figure di Sacco e Vanzetti, scrivendo nel documento che proclama per il 23 agosto di ogni anno il S.&V. Memorial Day che “il processo e l’esecuzione di Sacco e Vanzetti devono ricordarci sempre che tutti i cittadini dovrebbero stare in guardia contro i propri pregiudizi, l’intolleranza verso le idee non ortodosse, con l’impegno di difendere sempre i diritti delle persone che consideriamo straniere per il rispetto dell’uomo e della verità”.

Ai tempi della mia gioventù vidi il film di Giuliano Montaldo, “Sacco e Vanzetti” con la splendida colonna sonora di Ennio Morricone e la ancor più bella canzone di Joan Baez: “Ecco a voi, Nicola e Bart, riposate per sempre qui nei nostri cuori. L'ultimo momento è vostro, quella sofferenza è il vostro trionfo”.

Allora i migranti eravamo noi.

Tiziano Conti


I migranti europei che da casa loro sbarcarono dai "barconi" in America gli indiani li misero nei C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione) ?

ana

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