giovedì 19 luglio 2018

Il punto sul nostro ospedale

 Pochissime presenze, appena un cinquantina


Erano convocati i sindaci, gli assessori, i consiglieri comunali dei nove comuni, oltre 1o0 convocati.
L'incontro era pubblico, su un tema, la sanità appunto, oggetto di forti polemiche tra i nostri politici, ma soprattutto il tema di maggiore interesse per i centomila romandioli.
La presenza è stata limitata a qualche decine per persone.
Per l'esercizio fondamentale della democrazia partecipata non è più il tempo delle riunioni, delle lunghe relazioni, specie se tecniche poi, dove si va ad ascoltare e non è facile "dire",  esprimere con serenità e con tutto altrettanto il tempo necessario dopo quasi due ore, il proprio pensiero,
Oggi ci sono e si usano altre forme, cui ormai siamo tutti abituati, fanno parte del nostro vivere quotidiano, semmai chi "comanda" incontra solo per ascoltare, per "imparare"...

Arrigo Antonellini




Si è tenuta al Carmine di Lugo un’adunanza plenaria del Consiglio dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, nel corso della quale è stato fatto il punto della situazione sulla riorganizzazione ospedaliera dell’Ausl della Romagna, nonché lo stato di avanzamento del progetto di ristrutturazione del padiglione D dell’ospedale di Lugo.

Dopo l’apertura del presidente del Consiglio dell’Unione Giacomo Baldini, sono intervenuti il presidente dell’Ucbr Luca Piovaccari e il vicepresidente Davide Ranalli. In seguito, il direttore generale dell'Ausl della Romagna Marcello Tonini insieme ai suoi collaboratori ha esposto agli amministratori presenti il piano degli interventi.

“La creazione di un’Ausl unica in tutta la Romagna è un’operazione estremamente ambiziosa e complessa voluta fortemente dalla politica che la sta seguendo e presidiando con la massima attenzione - ha dichiarato Luca Piovaccari -. Abbiamo voluto convocare una seduta plenaria con tutti i consiglieri dei nove Comuni della Bassa Romagna per condividere quanto finora è stato fatto e quanto resta da fare. Si tratta, per il territorio, di un’enorme opportunità: riorganizzare e razionalizzare le risorse ragionando su un bacino di utenti così ampio significa poter sviluppare sul territorio romagnolo tutte le alte specializzazioni sanitarie, consentendo ai cittadini di poter trovare tutte le risposte ai propri bisogni di salute nell'arco di 70/80 km. Per farlo tutti i presidi ospedalieri del territorio devono essere organizzati in un'unica rete integrata in cui ciascuna sede sviluppa una propria vocazione distintiva, frutto della propria storia professionale, mettendola a servizio di tutto il bacino romagnolo. Accanto a questo dovrà crescere la medicina territoriale, attraverso lo sviluppo delle Case della Salute, per garantire agli utenti tutte le risposte sanitarie di prossimità che non possono essere date dalla rete ospedaliera, che deve invece occuparsi per definizione solo delle problematiche acute. Spesso si tende a guardare con timore i cambiamenti, ma la storia ci insegna che i cambiamenti altro non sono che grandi opportunità se affrontati seriamente e con impegno, anche e soprattutto da parte della politica. Così come avvenuto per le unioni comunali, che hanno permesso ai Comuni aderenti di continuare ad erogare servizi di eccellenza, anche l’Ausl unica ha come obiettivo quello di fare rete, per continuare a fare della Romagna un territorio all’avanguardia dal punto di vista della sanità pubblica”.

“Molto del lavoro che era stato pensato per l’azienda è stato realizzato – ha aggiunto Davide Ranalli -. Abbiamo iniziato un lavoro politico per fare in modo che l’integrazione con la struttura ospedaliera di Faenza diventasse sempre più forte. Unire le forze e fare un’azienda unica è stata una scelta coraggiosa della politica di questo territorio perché attorno a noi non c’è stata nessuna esperienza che sia andata in questa direzione. Per questo, la Regione Emilia-Romagna dovrebbe tener conto di quanto accaduto in questo territorio. Una fusione di quattro aziende sanitarie come questa deve essere trattata da un punto di vista delle risorse in modo diverso da chi quel coraggio non lo ha avuto. Nel corso di questi anni abbiamo visto un’attenzione particolare dell’azienda per il nostro ospedale, con la volontà di investire sulla rianimazione. Questo è importante perché l’impegno dell’azienda a investire su questo ci dice che c’è la volontà che gli ospedali di prossimità continuino a vivere. Per noi la sanità non è solo l’ospedale ma il combinato disposto tra le politiche ospedaliere con le politiche del territorio che hanno dato risposte in termini sanitari e di welfare”.

“Negli ultimi due anni l’Ausl Romagna ha aumentato i suoi organici di 600 unità – ha spiegato Marcello Tonini -. Purtroppo anche noi subiamo il problema, nazionale, dato dal fatto che alcuni medici, soprattutto del Pronto soccorso, ma anche di Pediatria, Ostetricia e Ginecologia, Anestesia e Radiologia, non si trovano. Un altro problema riguarda il fatto che come Servizio sanitario pubblico non siamo attrezzati adeguatamente per affrontare una situazione in cui si vive più a lungo e quindi ci si porta dietro malattie croniche per tanti anni. In generale, l’immagine uscita oggi dell’ospedale e della sanità lughese è positiva, ma dobbiamo continuare ad impegnarci affinché vi sia, all’interno dell’Ausl Romagna, una distribuzione delle specializzazioni e delle funzioni che consenta di dare risposte adeguate e di qualità. È bene ribadire che attualmente il 91 per cento dei ricoveri di persone residenti in Romagna avviene nelle strutture sanitarie, pubbliche e private, della Romagna. Si tratta della percentuale più alta di tutte le aziende sanitarie della regione, questo significa che i nostri cittadini hanno fiducia in noi e non vanno a curarsi fuori”.

L’ingegner Claudia Gallegati, responsabile tecnico dell’ufficio Progettazione e sviluppo edilizio nell’ambito di Faenza e Lugo, ha spiegato i lavori eseguiti e in programma per l’ospedale di Lugo. Tra gli interventi effettuati ci sono quelli che riguardano il Pronto soccorso con la realizzazione dell’Obi e nuovi spazi, lo spostamento del 118 in funzione della creazione, entro l’autunno di una radiologia d’urgenza con nuova apparecchiatura. I lavori per la realizzazione del Padiglione D saranno finiti entro l’anno e nei primi tre mesi del 2019 saranno trasferiti i servizi, così collocati: al piano terra ci sarà la dialisi, al primo piano l’oculistica e otorino, al secondo piano l’oculistica e l’endoscopia digestiva. Sono in progettazione la realizzazione del laboratorio a risposta rapida e la nuova rianimazione che attualmente occupa 900 metri quadrati.

Il direttore sanitario del presidio ospedaliero di Lugo Marisa Bagnoli ha poi illustrato alcuni dati relativi all’ospedale locale. In un anno sono stati fatti circa 12mila ricoveri per 250 posti letto totali. Inoltre, sono stati effettuati oltre 1.400 interventi chirurgici di ortopedia e più di mille interventi di chirurgia generale.

La direttrice del distretto sanitario di Lugo Marisa Bianchin si è concentrata sulle Case della salute, che sono sette in Bassa Romagna (Bagnacavallo, Villanova, Cotignola, Bagnara, Alfonsine, Massa Lombarda e Conselice), e sui suoi servizi. Sono infatti stati avviati la gestione proattiva della patologia cronica, puntando l’attenzione su quelle che coinvolgono larghe fasce della popolazione come il diabete di tipo due. In alcune Case della salute è stata attivata anche la telemedicina con la lettura dell’elettrocardiogramma a distanza per i pazienti con diabete di tipo due.

Infine, Stefano Busetti, direttore sanitario dell’Ausl Romagna, ha evidenziato che viene sempre garantita la copertura del turnover del personale dell’ospedale di Lugo, così come si tende a fare in tutte le strutture aziendali, e che anzi, oltre alla copertura del turnover al 100%, nelle strutture del lughese il personale è aumentato di 30 unità. Il direttore sanitario ha inoltre parlato del reparto di Ostetricia e Ginecologia. “Noi siamo impegnati a garantire in condizione di assoluta sicurezza i circa 2.400 parti che facciamo nell’ambito provinciale nei tre ospedali di Ravenna, Faenza e Lugo (1.400 a Ravenna, 500 a Lugo, N.d.R.) – ha spiegato -. Stiamo inoltre lavorando a modifiche del protocollo per far fare i cesarei programmati anche a Lugo e a Faenza. L’evento parto viene anche reso più sicuro attraverso la rotazione di tutti i medici tra le tre sedi. In questo modo il personale può essere in grado di fronteggiare qualsiasi difficoltà”.




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