mercoledì 18 luglio 2018

In fondo la Croazia ha vinto comunque

Di Tiziano Conti



Si sa, i primi della classe piacciono sempre poco. In una caldissima domenica di luglio, tifare Croazia è stato sin troppo facile. La Nazionale di un Paese che fino a trent'anni fa non esisteva come entità indipendente, con appena il doppio degli abitanti di Parigi.

I più deboli conquistano sempre, soprattutto se a guidarli c'è una Presidente della Repubblica come Kolinda Grabar Kitarovic, supporter numero uno della Nazionale, che si è presentata al vertice Nato di Bruxelles con una sciarpa a scacchi legata al collo come un raffinato foulard e alla partita con indosso la maglia della nazionale.


Alcuni dei giocatori della nazionale di calcio hanno vissuto sulla propria pelle gli orrori del conflitto: Luka Modric, ad esempio, ha perso all'età di sei anni il suo amato nonno per mano dei soldati serbi e insieme alla sua famiglia è diventato uno tra le migliaia di profughi che hanno dovuto lasciare la propria casa durante il processo di disgregazione della Jugoslavia. Ma anche Ivan Rakitic ha visto la sua infanzia segnata dalla guerra, così come Mario Mandzukic, costretto a fuggire con la sua famiglia nei pressi di Stoccarda. 


Di certo lo sport non è qualcosa di secondario, nella Croazia indipendente: il calcio, nei Balcani, è più che mai politica. Anche durante questi mondiali di Russia ci sono stati degli episodi che hanno catturato l'attenzione, come le contestate affermazioni di Domagoj Vida in favore dell'Ucraina, dove ha giocato per anni nella Dinamo Kiev, oppure contro la Serbia. 

La nazionale di calcio è qualcosa di molto più importante di quanto non sia in altri paesi.
Prima della finale, il Consiglio dei Ministri croato si è riunito indossando la maglietta a scacchi in segno di supporto alla propria squadra. Lo sport è molto più che una semplice disciplina; è un modo per affermare la propria identità in un’area, quella della ex- Jugoslavia, dove i conflitti nazionalistici sono sempre stati devastanti.

La vera vittoria, però, è l'empatia che questo piccolo Stato ha raccolto intorno a sé, grazie soprattutto a una Presidente come Kolinda Grabar Kitarovic, apparsa sempre appassionata alla sua squadra, in un modo che avrebbe coinvolto emotivamente chiunque.
La Croazia, però, ha vinto qualcosa in più della coppa dorata: il riconoscimento della sua maglia a scacchi bianchi e rossi, che ha unito cittadini di tanti paesi (non sempre per i motivi più nobili) nella speranza di vedere la nazionale di un piccolo e giovane Stato sbaragliare i francesi un po' sciovinisti e amanti della “grandeur”.

Seppur stanchi (con praticamente una partita in più nelle gambe, al netto del tempo di gioco), i croati hanno giocato con forza e passione fino alla fine, meritandosi ogni grammo del riconoscimento ricevuto.

Tiziano Conti

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