venerdì 6 luglio 2018

Quando i migranti venivano presi direttamente in Africa

Il bisnonno di Trump



Chi ha la mia età, ricorda sicuramente “Radici”, lo sceneggiato che giusto quaranta anni fa incollava sul network Abc ottanta milioni di americani, aggiudicandosi poi 9 Emmy Awards e un Golden Globe.

L’Italia non fu da meno, in undici milioni su Raiuno a seguire le vicende della saga tratta dal best seller di Alex Haley, dove venivano ripercorsi duecento anni - dal 1750 ai giorni nostri - di una famiglia africana e del suo capostipite Kunta Kinte, strappata dal villaggio d’origine in Zambia per essere ridotta in schiavitù nelle piantagioni della Virginia.

Dal XVI secolo fino a tutto il XVIII, i conquistatori europei importarono milioni di schiavi africani per farli lavorare nelle miniere e nelle piantagioni del continente americano. Scelsero di importare schiavi dall’Africa, fondamentalmente per tre motivi.

Primo, l’Africa era più vicina: costava meno prelevare persone dal Senegal anziché dal Vietnam.

Secondo, in Africa c’era già un fiorente commercio schiavista, orientato al Medio Oriente.

Terzo, e più importante: le piantagioni in posti come la Virginia, Haiti e il Brasile erano flagellate dalla malaria e dalla febbre gialla, malattie che si erano sviluppate in Africa: gli africani avevano acquisito nel corso delle generazioni una parziale immunità genetica.

Paradossalmente la superiorità genetica si tradusse in inferiorità sociale: proprio perché gli africani erano più adatti di altri popoli ai climi tropicali, finirono per diventarne gli schiavi.

A causa di questi fattori circostanziali, le nuove società che nascevano in America si divisero tra la casta dominante di bianchi europei e la casta sottomessa di africani neri.

I bianchi europei nelle Americhe volevo essere considerati non solo come abili imprenditori, ma anche come gente pia, giusta e obiettiva.

Certi teologi sostenevano che gli africani discendessero da Canaan figlio di Cam, maledetto da Noè, cui aveva prefigurato di essere progenitore di una stirpe di schiavi.

I biologi sostenevano che i neri erano meno intelligenti dei bianchi e che il loro senso morale era meno sviluppato.

I medici dicevano che i neri vivevano nella sporcizie e diffondevano le malattie.

Il resto, anni dopo, lo avrebbe fatto il Ku Klux Klan.

Tiziano Conti


https://www.youtube.com/watch?v=zL9smCFhWe8

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