martedì 4 settembre 2018

La tragicomica vicenda della delibera di Hera luce

Riceviamo da Roberto Drei di Per la buona Politica e pubblichiamo

Sia il Resto del Carlino che il Corriere Romagna di sabato 1° settembre, dedicano ampio spazio alla vicenda della delibera discussa nel consiglio comunale del 23 agosto, inerente l’approvazione della proposta da promotore presentata da Hera luce al comune di Lugo, per ottenere, previo sperimento di una gara pubblica, la concessione per la gestione e la manutenzione degli impianti pubblici comunali di pubblica illuminazione, per la durata di 30 anni.


Come è oramai noto la delibera è stata approvata come proposta ma al momento di ottenere, con un successivo voto la immediata eseguibilità tecnica, non è passata perche la maggioranza non disponeva di un numero sufficiente di consiglieri, per legge ne erano richiesti 13, per farla passare.

Particolare, ricordato all’intero consiglio a cui era sfuggito, dall’intervento del consigliere di Forza Italia, Donatella Donati.

La delibera è poi è stata annullata su richiesta del responsabile del procedimento, l’ing. Nobile, così come risulta dalla comunicazione affissa all’Albo pretorio.

Il sindaco ed altri esponenti del Pd locale hanno dichiarato che si è persa una occasione per risparmiare sui costi di gestione degli impianti comunali di illuminazione, attualmente gestiti direttamente dal comune adducendo, da parte delle minoranze, motivazioni che buttano fumo negli occhi dei cittadini.

Va detto, in primo luogo, a proposito del risparmio che il Comune effettuerebbe che lo stesso è certo per il primo anno, ma che negli anni successivi potrebbe non essere più tale, considerato che il concessionario ha la possibilità di effettuare la rivalutazione del corrispettivo iniziale a carico del comune e poiché i costi dell’energia tendono a crescere, la rivalutazione vuole dire aumento.

Va inoltre precisato che i consiglieri comunali sono stati chiamati ad esprimersi sul merito della proposta da promotore al buio, senza che sia stata loro fornita la convenzione dove sono disciplinati i rapporti tra il concedente ed il concessionario, ovvero le rispettive condizioni che ciascuno dei due soggetti ha accettato; in realtà senza conoscere i contenuti del contratto.

Aspetto che avrebbe potuto spingere i consiglieri di minoranza a rifiutare una discussione, su una delibera per la quale non era stata fornita la necessaria documentazione per esprimere un parere di merito.

Ciò premesso, a me preme trattare alcuni aspetti di metodo sui quali non ci si è soffermati a sufficienza nei commenti e negli atti ufficiali prodotti, si veda in proposito il verbale della seduta della seduta del 23 agosto, fatto redigere a tempo di record dalla Giunta.

Ma andiamo per ordine.

Il consiglio comunale del 30 luglio doveva essere l’ultimo prima della pausa estiva.

Con grande sorpresa i consiglieri apprendono che la Giunta ritiene necessario convocare un ulteriore consiglio per il 23 agosto dove portare in approvazione due delibere, una delle quali riguarda la votazione sulla proposta da promotore che Hera luce ha presentato al comune di Lugo, per aggiudicarsi l’affidamento in concessione, previo esperimento di una gara pubblica, della gestione e manutenzione, per trenta anni, degli impianti di illuminazione pubblica di proprietà del comune.

Vale la pena spiegare ai lettori in cosa consista questa modalità di project financing disciplinata dal codice unico degli appalti.

Un soggetto privato - per questo si parla anche di operazioni di partenariato pubblico-privato - si presenta con una propria proposta ad un ente locale, prospettandogli la realizzazione con soldi propri di un investimento necessari alla amministrazione per il quale l’ente non dispone delle necessarie risorse finanziarie (una piscina, un parcheggio, un cimitero, un direzionale per uffici), oppure, com’è nel nostro caso, la presa in gestione previo pagamento di un canone annuo dal Comune, di un servizio prima gestito direttamente, nello specifico la gestione e manutenzione della rete di pubblica illuminazione.

Se la cosa può risultare conveniente per l’ente locale, a patto che le condizioni stabilite nella concessione tutelino sia gli interessi del comune, che quelli del concessionario questo tipo di gara, comunque ammessa dalla legislazione, limita la possibilità che si possa ottenere il massimo livello di parità concorrenzialità nei confronti dei concorrenti che devono presentare offerta contro la proposta del promotore.

Concorrenti che pure presentando una proposta migliorativa rispetto a quella del promotore posta a base di gara, non hanno la certezza dell’aggiudicazione della concessione in quanto al promotore è riservato il diritto di prelazione, ovvero di adeguarsi alla proposta migliorativa presentata, rimanendo il concessionario.

Non solo ma la proposta del promotore prima di essere fatta dal concedente che la fa sua e decide di metterla a gara, viene valutata dallo stesso in un rapporto che si viene a creare tra concedente e futuro concessionario con tutto ciò che ne consegue.

Questo il motivo per cui non è raro che le gare aventi ad oggetto una proposta da promotore vadano deserte, o registrino una scarsa partecipazione di concorrenti.

Tornando al consiglio comunale del 23 agosto la delibera di Hera luce prevedeva due votazioni: la prima sulla accettazione della proposta da promotore, la seconda per ottenere l’immediata eseguibilità tecnica della delibera, in modo da potere procedere alla attivazione dell’iter della gara.

I consiglieri comunali del gruppo del Pd, presenti in aula, erano 12 su 15, numero sufficiente per approvare la proposta da promotore, ma non sufficiente per fare passare quella della immediata eseguibilità tecnica della delibera, per la quale occorrevano 13 voto favorevoli.

A quel punto nella maggioranza si scatena il disappunto e l’imbarazzo e mentre i consiglieri di minoranza si erano già alzati per uscire dall’aula, considerato concluso il consiglio, il segretario generale tenta di prospettare una soluzione tesa a modificare l’esito del voto precedente, chiedendo la disponibilità dei capigruppo di riunirsi per esaminare tale possibilità.

Ipotesi che il capogruppo Coppola, interpretando anche il parere degli altri capigruppo di minoranza rigetta al mittente, ponendo fine al consiglio ed alla ridicola ed imbarazzante figura vissuta dalla Giunta e dalla maggioranza del Pd.

Concludendo, ci sembra assai arduo attribuire alle minoranze, come ha scritto sui giornali il sindaco, la responsabilità del presunto mancato risparmio sulla gestione degli impianti di pubblica illuminazione del comune, conseguente alla bocciatura della delibera, se la Giunta per prima non riesce a garantirsi la presenza del numero di consiglieri del gruppo Pd, richiesti per approvare le delibere!


Roberto Drei

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