venerdì 5 ottobre 2018

I costi e le entrate di Purtimiro

Che i cittadini lughesi devono conoscere 
di Bruno Pelloni



Le valutazioni del Sindaco Ranalli sulla rassegna Purtimiro confermano un’insofferenza di questa Giunta nei confronti delle critiche e delle osservazioni che vengono legittimamente rivolte da chi è chiamato (le minoranze) a svolgere un ruolo di controllo sul governo della città, oltre che dai singoli cittadini.


Nel merito della questione è vero che, come afferma il Sindaco, “la vita non è solo strade e marciapiedi”, ma occorre anche trovare un equilibrio tra le risorse che vengono destinate ai vari settori di intervento, stabilire le priorità, definire i criteri sui quali valutare l’opportunità di previlegiare alcuni interventi rispetto ad altri.

Nel caso del festival di musica barocca Purtimiro, ad avviso de Per la Buona Politica, i criteri fondamentali, al di là delle volontà politiche, sono almeno tre:

il costo dell’evento,

il gradimento che la rassegna ha ottenuto da parte dei cittadini,

l’effettiva ricaduta dell’investimento sull’economia locale.

Purtimiro è costata, dal 2015 (compreso preventivo 2018), 1 milione 393 mila euro, coperti con 894 mila euro dei contribuenti lughesi, 402mila euro di contributi regionali ( considerato anche quello per l’anno corrente che non è stato ancora erogato) che attingono anch’essi dalle tasche dei cittadini, e con appena 97 mila euro di proventi da biglietteria. Questi dati sono stati desunti dai bilanci della Fondazione Teatro.

Gli incassi registrati dalla rassegna sulla musica barocca rappresentano il 7% dei costi sostenuti, mentre la rassegna sulla prosa (quasi dimezzata rispetto al 2014), nel pari periodo, ha registrato incassi complessivi per 204 mila euro pari al 38% dei costi sostenuti, attestando un gradimento del pubblico decisamente superiore rispetto a Purtimiro.

Se si aggiunge che le critiche, come ha rivelato il Sindaco nel corso della conferenza stampa, sono venute non solo dalle opposizioni, ma anche da singoli cittadini, gruppi ed associazioni, sembra evidente che l’offerta musicale del Comune rappresentata da Purtimiro, pur con la sua indiscussa qualità, sia apprezzata dagli utenti lughesi alquanto tiepidamente .

I primi quattro concerti della rassegna 2018 hanno visto il teatro non al completo , con punte di posti vuoti rispetto alla capienza di circa il 20% ; soprattutto le vacanze si sono concentrate proprio nei posti a prezzo più contenuto, che fa intendere quanto è difficile avvicinare il pubblico e rendere curiosamente interessante la musica barocca , anche a fronte di biglietti e carnet vantaggiosi.

Il ritorno sull’indotto economico della città (alberghi , ristoranti e negozi) è stato valutato dal Direttore musicale in circa 40 mila euro dai soli musicisti (un centinaio); se stimiamo alcune centinaia di persone di pubblico che vengono da fuori, potremmo ottimisticamente raddoppiare l’importo, ma siamo sempre a livelli di ritorno dell’investimento minimali e comunque alquanto teorici.

Per quanto riguarda le priorità, vien da chiedersi se, in un comune che ha perso, negli ultimi 10 anni, 450 aziende, il 10% del tessuto economico, mediamente il doppio della media provinciale, una parte di quei 1,4 milioni di euro non potesse essere investita in maniera più proficua, a esempio nel sostegno e in incentivi fiscali per la nascita di nuove iniziative economico-commerciali, nella messa in sicurezza idro-geologica di alcune parti della città o nelle politiche volte a sostenere progetti finalizzati a creare concrete opportunità per i giovani.

Ciò non significa cancellare l’offerta culturale, bensì ripristinare un format e un budget che hanno sempre collocato Lugo e il Teatro Rossini a ottimi livelli nel panorama della programmazione teatrale e concertistica , senza fare voli pindarici che servono più all’immagine di qualcuno che all’interesse generale del territorio.

Bruno Pelloni – Portavoce Associazione Per la Buona Politica

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