venerdì 14 dicembre 2018

Un padre e un figlio nella bufera della guerra

11a puntata
di Giacomo Casadio

Il 20 giugno 1940 arriva una sua seconda lettera molto diversa dalla precedente nella quale si capisce molto della condizione psicologica di un giovane ventottenne da poco sposato, nel mezzo del deserto libico, microscopica pedina di un gioco ben più grande, circondato da nemici ostili e ben armati, pieno solo di confuse idee propagandate dal regime. 
La commovente lettera ha accenni piuttosto severi nei confronti della moglie Bruna, che evidentemente non regge la lontananza del marito partito come volontario in camicia nera nell’81o battaglione d’Assalto “Ravenna”. 

Per la prima volta la lettera è indirizzata a sua madre: 

“Carissima mamma

Oggi solamente ho ricevuto la tua cara lettera del 13, come vedete adesso la posta impiega molto tempo ad arrivare, e siccome quà non abbiamo nè giornali da leggere e poi niente abbiamo insomma la mia più grande consolazione è quella di ricevere una qualche lettera da casa, questo però sin adesso non ne ho avuto troppo di frequente, pregoti di dirlo anche alla Bruna di scrivere ed al babbo e non fatevi caso però se alle volte sarò un po’ tardivo a scrivervi ma ciò non è colpa mia, è la guerra.

Quasi tutte le notti suona l’allarme per incursioni aeree, che qui però non vengono qui da me ma vanno quasi sempre a Tobruch distante di qui un km 40 e per misure di sicurezza a noi ci fanno l’allarme e così noi ci buttiamo nella nostra trincea ed aspettiamo che suoni il cessato pericolo e così ce ne torniamo sotto le nostre tende a dormire però per poco perchè alle quattro cè la sveglia cosicchè si dorme anche poco però in compenso abbiamo tutto il pomeriggio libero e così si dorme un po’ allora qua ha cominciato a fare un caldo terribile e siccome ci danno solo due litri d’acqua al giorno non si arriva mai alla corsa; tranquillizzati pure mamma cara che anche nonostante tutto questo io sono sempre in salute ed anzi tu lo sai bene che il caldo non mi ha mai dato fastidio mi sono anche un po’ ingrassato, insomma sarà di queli grassi gonfi ma però ingrassato; tranquillizza pure anche la Bruna e devi dirci a mio nome se è meglio che uno faccia il servizio militare per forza o lo faccia come me di buona volontà, e poi devi pure dirci che se anche fossi stato a casa mi avrebbe richiamato l’esercito che sarei stato forse peggio perché non lo facevo di mia volontà, digli pure anche che io gli ho scritto così perché quelli sono i miei sentimenti ed invece lei di essere contenta che io gli mando sempre a dire che faccio tutto di buona volontà non vuol capirla per nessuna ragione ad ogni modo però nè lei e nè nessun altro che non mi comprenda mi farà mai e poi mai cambiare d’opinione verso la mia patria.

Capisco bene che lei si crede che non gli voglia più bene ma digli pure che si sbaglia perché io, come tu lo sai bene e mi comprendi più di lei io non faccio mai una cosa senza sapere quel che faccio e se dico di voler bene ad una persona io sono pronto anche di sacrificarmi per lei pur di renderla felice, con questo non voglio precipitare le cose perché si ha diritto alla vita più di qualsiasi altra cosa al mondo ed uno facendo anche più della parte del suo dovere non vuol dire morire, io poi non sono matto come mi crederà ma ragiono bene e come nessun altro credetemi pure.

Per adesso non ho nessun desiderio da esprimervi fuorchè desidererei molto avere una vostra fotografia tutti assieme formato cartolina tu il babbo e la Bruna, cercate almeno in questo di accontentarmi al più presto che potete, andate da Visani se però cè ancora e fatevela fare subito perché ho molto piacere di vedervi ritratti tutti e tre assieme.

Qui ancora nulla di nuovo solo che domenica 16 abbiamo avuto due incursioni aeree nemiche che però sono andati come al solito sul campo di aviazione e con molta fretta hanno buttato giù tutte le bombe che avevano senza arrecare danno nè alle cose nè agli uomini come vedete sono già venuti cinque volte senza rompere niente e con questo per dimostrarvi con che nemico abbiamo a che fare, non son capaci di nulla questi maledetti inglesi.

Inoltre vi debbo dire che se anche dovessimo combattere con loro per terra io credo che se la faranno nei calzoni prestissimo e cosicchè la guerra finirà entro il minor limite di tempo che uno se lo possa immaginare. alla più lunga io credo che fra 3 o 4 mesi sarò a casa assieme a voi a mangiare l’uva nuova.

Ho piacere che questa mia tu la faccia leggere alla Bruna ed anzi desidero che non si faccia più prendere dal nervoso perché quello proprio a cui dovrebbe prendere sarei io e non lei.

Prega pure Dio se ciò ti parrà utile ma dato la distanza che intercorre fra me e voi credo bene che non arrivi la sua benedizione divina, tu poi farai quello che meglio ti sembrerà di far meglio; vedi bene mamma che anche in questi momenti certamente non troppo belli ho sempre voglia di scherzare e tu mi conosci bene e no te la prenderai di certo con me vero mamma?...

Per adesso ho ancora tre fogli e busta per scrivere e quando più in avanti mi scriverete mettete pure dentro la lettera un foglio ed una busta per potervi rispondere altrimenti non so come fare perché qui non se ne trova e chi le ha le tiene per sè stesso.

Con vero affetto vi bacio tutti vostro Gigetto” 



La foto richiesta da Gigetto nella quale appare la sua famiglia al completo.


E’ evidente che i rapporti fra i due giovani coniugi lontani si sono guastati per il timore poco patriottico di Bruna verso il sordo convincimento di Gigetto.

La madre Luigia diventa così un’intermediaria involontaria essendo anche lei piuttosto critica nei riguardi della nuora.

Passano tre mesi nei quali certamente i famigliari si scrivono, ma purtroppo le lettere non sono rimaste.

Il 18 settembre 1940 Gigetto si scusa con la madre per le dure parole da lui usate usate nei suoi confronti in una precedente lettera che non abbiamo.

Il figlio ha un profondo affetto per mamma Luigia e le chiede umilmente perdono per lo scatto d’ira di cui amaramente si pente. Evidentemente la sua assenza da casa comincia già a farsi sentire e a lui non resta che invitare le due donne alla riconciliazione, che si ipotizza difficile e molto fragile.

“Mamma mia carissima

Il tuo risentimento in riguardo alla mia brutta lettera è più che giusto, quasi mi viene le lagrime solo pensare a quello che sono stato capace di scriverti, sono stato tutto quello che vuoi tu hai pienamente ragione di rimproverarmi, non solo rimproveri mi meriterei ma anche delle botte perché un figlio quando arriva a scrivere certe frasi alla sua mamma bisogna proprio che sia un figlio di poco buono, la tua dignità di mamma è stata toccata e tu meriteresti un premio a riguardo la tua bontà che mi hai usato nella tua risposta.

La tua frase che dice “io sto in pace col mio vecchio e che se non lo avessi lui che mi vuole bene non ho più nessuno al mondo”, rammentati cara mamma che hai un figlio sangue del tuo sangue che ti vuole ancora tanto tanto bene anche se non sa dimostrartelo, è vero che ho sbagliato e per questo imploro il tuo perdono pieno e sincero altrimenti io non sto più bene come dovrei stare, mi sento sempre il rimorso nel cuore di quello che ti dissi, ma ormai tu dovresti conoscermi bene credo, ma quando più ci penso e più mi accorgo che hai ragione perché una frase può scappare parlando ma quando si scrive ciò non deve succedere perché quella rimane per sempre.

Quando vengo a casa io spero bene di mettervi la pace perché tu sai bene che io non desidero altro in casa mia e spero anche di mettere un po’ a registro la testa di mia moglie, perché non crediate voi perché siete vecchi di avere sempre ragione voi, io per mio conto vi lasciavo dire perché c’ero abituato, ma tu sai bene quantè lunga la lingua delle donne e specialmente giovani in più inoltre piene di nervoso come mia moglie, guarda che io prima di avere delle belle lettere da lei me nè voluto del tempo ma però ci sono riuscito colla bontà e colla calma tutto si ricava e più di tutto bisogna saper perdonare e sopportare più che si può perché la vita è come un campo di battaglia che si deve sempre vincere però colla bontà e col perdono e non mai col nervoso e colla cattiveria che mai non si potrà ricavare nulla di nulla.

Due giorni fa avrete sentito alla radio che le nostre truppe hanno occupato qualche posizione oltre il confine cirenaico ed attualmente si stanno svolgendo combattimenti, non darti un eccessivo pensiero per me che ancora noi siamo sempre fermi dove eravamo prima ma credo ed anzi desideriamo che venga anche il momento per noi di avanzare ed occupare così anche noi nuove posizioni. in questo momento io desidero avere il tuo completo perdono e vorrei anche che tu e la Bruna corressero buoni rapporti fraterni così che ne sarei soddisfatissimo il sapervi unite più che mai così da potervi consolare un coll’altra della mia pur breve credo mancanza ed io ne riceverei la più grande delle soddisfazioni che abbia mai avuto in vita mia, tu soprattutto cerca di star calma ed essere allegra più che puoi perché col tuo malanno non cè altra via da scegliere ed anche cerca di essere forte e di sostenerti nel morale e nel corpo per mantenerti sempre in buona salute.

Sappimi perdonare di tutto e pertanto ricevi dal tuo Gigetto tutti i suoi migliori affetti e baci.”

Questa bellissima lettera, malamente scritta ma densa di contenuto, rivela l’insanabile ostilità di Luigia nei confronti di Bruna, che avrà di certo reagito con rabbia alla scelta militare di Gigetto.

A tratti sembra quasi un testamento spirituale che rivela la profonda sensibilità di Luigi, la sua umanità semplice ma intensa, di povero cristo sbattuto in un luogo ignoto da forze più grandi di lui, totalmente indifferenti al tragico destino dell’umanità.

Giacomo Casadio

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