venerdì 21 dicembre 2018

Un padre e un figlio nella bufera della guerra

12a puntata 
di Giacomo Casadio

Il 4 ottobre 1940 arriva a casa la seguente lettera, come tutte le ultime indirizzata alla sola madre:


“Mamma carissima, rispondo alla tua cara lettera del 26/9 ricevuta ieri sera.

Lo sai benissimo che la testa a mè non è ancora stato capace di montarmela nessuno perciò se io scrissi così a tuo carico fu perché fui preso in uno di quei famosi momenti di rabbia che tu lo sai sono sovente a prendermi. Dunque basta io ti avevo già detto che non volevo sapere più nulla dei vostri rapporti e perciò vi prego di sbrigarvela da voi, perché io non ho fatto altro che dirvi sin adesso di volervi bene e perdonarvi i torti da ambo le parti e non prendere gli spini sempre per la punta perché lo sai che prendendola per quel verso lì non cè dubbio cambiar tono al vostro benessere famigliare, perciò ti prego di non mandarmi più a dir nulla di ciò che fate succedere fra voi, perché io ho ben altre cose per la testa invece di sentir le vostre stupidaggini, e poi tu lo sai molto bene che io non sono mai stato curioso di sapere ciò che succede fra voi donne; non ti ricordi quando ero a casa cosa ti dicevo?

Ho ricevuto la tua carta da scrivere ti ringrazio ma però anche ne avessi bisogno di spedirle via non posso perché mi mancano i francobolli, quando scrivi metti nella lettera una scatola di fiammiferi Minerva come fa la Bruna perché qui non se ne trova per niente. Giorni fa molti miei camerati di Lugo i pacchi gli sono arrivati e ti prego perciò se li fanno ancora di mandarmi la macchinetta, calzettini e qualche altra cosa.

Il babbo come va adesso? La salute è sempre buona per tutti? La nonna va sempre a messa a pregare per me? Fa bene a pregare così mi fa scontare tutte le bestemmie che sto dicendo io quà. Ti prego di non mandarmi santi perché me ne ha mandato uno la Bruna l’ho rotto subito, non so cosa farmene.

I soldi alla moglie del conte hai ancora cominciato a darglieli? fai ancora il mercato in piazza? si prende ancora qualche soldo? fin adesso non mi ai mai detto niente, perché?

Tanti bacioni a te ed al babbo orso dal vostro Gigetto”

Nemmeno le preghiere della nonna possono servire a cambiare l’incerto destino di un povero soldato in mezzo al deserto, sotto una continua pioggia di bombe, tormentato dalla sete e dai cattivi pensieri. Tutte le domande rivolte alla madre non avranno mai risposta perché questa è l’ultima lettera di Luigi dal fronte libico.

Dopo un anno circa, il 26 settembre 1941, la famiglia riceve un telegramma che riporta un comunicato ufficiale nel quale si informa che Luigi Casadio è stato fatto prigioniero degli Inglesi nel corso di un’azione militare.

La lettera non dice dove e quando Luigi è stato fatto prigioniero. 


Ad una mia richiesta scritta, il Ministero della Difesa, in data 14 gennaio 2010, risponde che Luigi Casadio, effettivo all’81° Btg Camicie Nere, fu catturato l’11/12/1940 a Sidi El Barrani in Egitto ed internato a Geneifa, sempre in Egitto.

Il 19 novembre 1941 arriva in Italia dall’India una Field Service Post Card For Italian Prisoners Of War (cartolina postale per i prigionieri italiani) con numerose espressioni prestampate che sono tutte cancellate tranne una: Sto bene e la firma. 





Gigetto dunque è vivo ma si trova molto lontano: dall’Egitto è stato trasferito in India, in un luogo non ancora rivelato.

Il secondo messaggio giunge dall’India soltanto sette mesi dopo, il 1° giugno 1942, ed è indirizzato al padre:

“Miei cari genitori

E’ dal 13 Marzo che non ricevo vostre nuove, ciò potrebbe anche preoccuparmi, ma però in compenso in questo frattempo ho ricevuto due lettere da Bruna che mi assicurano del vostro buono stato di salute.

Io non credo che dal novembre scorso non abbiate più scritto, dato che la vostra ultima era del 22 novembre, ma con ciò però potete vedere anche voi che certamente chi non riceve per così lungo tempo potrebbe anche preoccuparsi, io non posso che attribuire la colpa al poco bene impostato sevizio postale, ma se per caso questo dipendesse per la vostra noncuranza, che non credo, cercate di scrivere più spesso che potete e dirmi qualche cosa di tutto ciò che può interessare la mia famigliola che tanto mi sta a cuore, non voglio andare oltre per non tediarvi troppo perchè già voi mi avete capito.

Tanti saluti a tutti quelli del cortile ed a voi ed a Bruna tutto il mio affetto. bacioni cari dal vostro Gigetto.”

Luigi dice di star bene e si lamenta che i genitori non scrivono, ma rivela che Bruna, nel pieno di un conflitto mondiale, gli ha fatto avere ben due lettere, del cui contenuto non conosciamo nulla.

Gigetto si trova a Bombay, nel campo di prigionia n°5, e la sua grande lontananza dall’Italia è causata certamente dall’appartenenza alle Camicie Nere, la cui distanza dai campi di battaglia europei è proporzionale alla pericolosità ideologica. Siccome non vi sono notizie utili al nemico la lettera passa il visto della censura.

Nella terza lettera, indirizzata alla madre, c’è qualcosa di più.

“Miei cari genitori il 1° del corrente mese finalmente ho ricevuto una vostra lettera del 23 dicembre; dico finalmente perché era dal 13 marzo che non avevo più ricevuto da voi e perciò ero alquanto in pensiero riguardo a tutto quello che concerne di voi e della vostra salute che è quella che più mi sta a cuore più di tutte qualsiasi altre cose.

Niente di nuovo da dirvi come pure già voi immaginerete perché quà rinchiusi fra i reticolati nulla di notevole può succedere, per quello che succede nel mondo noi sappiamo quel tanto sufficiente che ci porta sempre più il buon umore, perché qui entrando il giornale inglese, arrangiandoci un po’ alla meglio possiamo stare al corrente di tutto quello che ci fa sapere che succede, guardate bene la data della mia lettera e potrete constatare che proprio in questi giorni stiamo vivendo delle giornate veramente ammirevoli per noi italiani.

Tanti saluti a tutti amici e conoscenti, tanti baci alla mia Bruna ed a voi i miei pensieri ed il mio affetto di figlio.”

La data della lettera è del 6 luglio 1942 e Gigetto non sa ancora che la madre Santa Luigia Pilani è morta il 14 febbraio 1942 a 50 anni.

La guerra ha assunto caratteristiche ben definite: in Europa i tedeschi si trovano a Stalingrado e sono fortemente ostacolati dalla resistenza russa.

In Africa Rommel avanza vittorioso assieme agli italiani e occupa Tobruk alla fine di Giugno, ma la sua avanzata verso Alessandria viene contrastata dagli Inglesi ad El Alamein. La conquista di Tobruk è forse l’evento a cui fa riferimento Gigetto grazie alle notizie captate dai giornali inglesi.

L’esercito inglese guidato dal generale Montgomery recuperò le forze indebolite e si oppose validamente al massiccio attacco di Rommel, il quale però dovette improvvisamente rientrare in Germania per motivi di salute (pressione alta, battito cardiaco irregolare, stanchezza fisica).

Nel suo diario del 4 settembre 1942 scrive ”Ho trascorso giornate dure, l’offensiva ha dovuto essere sospesa per difficoltà nei rifornimenti e per gli attacchi aerei del nemico. La nostra vittoria era quasi sicura. Io mi sento d’altro canto esaurito. Oggi soltanto, per la prima volta dall’inizio dell’offensiva, sono riuscito a togliermi gli stivali e a prendermi un bagno.”

Il suo diario di fine ottobre rivela la presa d’atto della superiorità inglese sempre più forte e in data 1 novembre scrive “Per noi è la fine. La battaglia è perduta. Le armate nemiche ci sommergono letteralmente. Invidio i morti che hanno chiuso il loro destino.”

La sconfitta decisiva per tedeschi e italiani arrivò puntualmente il 4 novembre 1942 quando vi fu la rotta di El Alamein.

Le ultime parole del suo diario africano furono “Notte tragica, il nemico è sbarcato in Marocco e sta entrando in Algeria. L’Afrika Korps non vedrà più l’Europa.”

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