giovedì 10 gennaio 2019

Democrazia sostanziale o formale?

Di Tiziano Conti

Lo svuotamento del Parlamento dai suoi poteri è il culmine di una crisi profonda che investe tutto l'Occidente.

Cosa avranno pensato i più giovani assistendo allo spettacolo del Parlamento intento a votare la legge finanziaria? Sapranno distinguere tra protesta e cause della stessa, tra responsabilità della maggioranza e opposizione? Per caso, siamo all’ultimo atto di una lunga e drammatica vicenda?

Certo, si può dire che mai si era giunti a un tale livello, nelle assemblee legislative. Ma da quanti anni si procede al loro depotenziamento? Da quanti anni pressoché ogni legge di qualche rilievo viene approvata a colpi di voti di fiducia? Il processo di svuotamento del parlamento a favore dell’esecutivo è in atto anche da prima di Tangentopoli. Il crollo della prima Repubblica ha reso semplicemente inarrestabile il processo. Potevano esserci proposte serie sia “da destra” che “da sinistra”, che ancora non si vedono.

Qui sta la svolta: dalla crisi della democrazia alla quale si assisteva, senza intervenire per uscirne, all’azione, consapevole o meno poco importa, per uscirne definitivamente.

Oggi dire “democrazia” è paragonato al “potere della rete”, organizzata, diretta e decisa nei suoi esiti dai padroni della stessa, senza partiti, senza corpi intermedi, senza sindacati che intervengano sulla linea diretta, in tempo reale e interattiva tra il Popolo e il Capo, espressione della volontà generale (emblematica la proposta dei senatori estratti a sorte, di qualche tempo fa!).

È un collasso che minaccia, in forme diverse, le democrazie occidentali tutte. O da parte delle culture liberali, popolari, socialdemocratiche che hanno fatto il Welfare e l’Europa del secondo dopoguerra vi sarà un contraccolpo netto alla colpevole inerzia con cui da un trentennio hanno “accompagnato” i sintomi sempre più evidenti di tale collasso, oppure esso diventerà inarrestabile. Potrebbe diventare senso comune, presso tutti coloro che sono nati dopo la caduta del Muro di Berlino, l’inutilità delle istituzioni rappresentative; ogni forma di rappresentanza sarà a priori considerata come “casta”, ogni minuto speso a discutere al di fuori dei social sarà ritenuto buttato.

Ritornare all’antico è utopistico. Si risponde alla situazione solo organizzando soggetti concreti che hanno interesse e lottano per queste riforme, mostrando che è possibile dare inizio a riforme di sistema, dalle istituzioni centrali a quelle periferiche, dall’amministrazione dello Stato in tutti i suoi aspetti, alle politiche di welfare.

Oppure i nostri tempi saranno ricordati come la prima esplicita dichiarazione di fallimento della stagione democratica conosciuta dai paesi europei dopo la Seconda guerra mondiale.

Ringrazio Massimo Cacciari, le cui considerazioni su L’Espresso mi hanno dato lo spunto per queste riflessioni.

Tiziano Conti

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