giovedì 17 gennaio 2019

Il lato emotivo della politica

di Tiziano Conti

Roberto D'Alimonte, direttore del dipartimento di Scienze Politiche della LUISS "Guido Carli" di Roma, scrive sul Sole 24 ore "Tanto rumore per nulla". 


Ovvero: nonostante le incertezze del governo, la bagarre sulla manovra, le tante contraddizioni, la realtà è che il governo è al 60 per cento del consenso e, prosegue, "è un dato straordinario, perché non esiste in Europa un governo che abbia un consenso simile". 

Infatti, più o meno, oggi siamo sui livelli delle elezioni di un anno fa, anche se quel dato nasconde equilibri diversi tra i due partiti al governo: è cresciuta la Lega e sono calati i Cinque Stelle.

La dimensione emotiva della politica è essenziale per leggere i dati. I due partiti godono ancora di un capitale legato alla sfiducia che la percezione sociale ha maturato nei confronti delle vecchie classi dirigenti. Nonostante le loro incertezze e i passi falsi, la percezione diffusa è che i due partiti stanno dalla parte della gente comune. Sono ancora visti come parte dei 'noi' contro i 'loro'.

La mancata piena realizzazione delle promesse viene addebitata a fattori esterni, l'Europa, i poteri forti, i mercati. Il governo, comunque, qualcosa ha fatto nella direzione giusta. Questo è l'atteggiamento prevalente tra le persone che vivono nel nostro paese: per ora genera consenso.

Se ci pensiamo anche a Renzi ai primi tempi andava a gonfie vele: bonus di 80 euro e 40 per cento alle Europee, nei primi mesi del suo governo.

Poi ha pesato che non sia riuscito a rispondere alle paure e a quel bisogno di protezione, che sono il tratto distintivo di questo tempo. Dopo un idillio iniziale, anche Renzi è passato tra i 'loro'.

Le elezioni politiche dello scorso anno, non sono state un normale avvicendamento tra proposte alternative, ma una ulteriore tappa di una rottura storica, iniziata col governo Monti, o meglio con la reazione a quel governo alle elezioni del 2013, vinte per un soffio dal P.D. di Bersani. È lì che si è aperto il nuovo ciclo. I due partiti che sono al governo oggi, sono gli stessi che erano all'opposizione del governo Monti. E hanno come ragioni identitarie il rifiuto dell'austerità e il tema della sovranità popolare.

Lo stesso discorso vale sulla sicurezza. Le percezioni come le emozioni in politica contano, non si combatte la paura con i numeri. L'immigrazione è in calo, ma quello che piace oggi è vedere uno che fa la voce grossa, che prende posizioni drastiche anche se poi è costretto far marcia indietro, magari sempre per colpa di quei “poteri forti”.

La situazione delineata ci dice che oggi non è più il tempo delle appartenenze. È il tempo dei social, della politica liquida. Il vantaggio di Di Maio e di Salvini è soprattutto che non hanno oggi competitori credibili.

Il consenso a Renzi e Berlusconi stava dentro una dinamica tradizionale, dentro un mondo in cui la politica era comunque legittimata e aveva logiche definite.

Il consenso sovranista si fonda sul rifiuto di quel modello e sta dentro una gigantesca trasformazione.

E allora o si riesce a ricostruire la politica, nell'era del suo rifiuto, della disintermediazione, della crisi delle strutture tradizionali, oppure l'alternativa si manifesterà in forme nuove. L'alternativa a questo governo, se fallisce, sembrerebbe essere più quella dei gilet gialli che le forze dell’opposizione.

Tornare a far politica, in nome della passione per la “polis”, per la nostra città, è un compito che fa tremare le vene ai polsi.

Tiziano Conti



Peggio, forse, mission impossibile? Corrono i cambiamenti, nello storia dell'uomo di forme di governo ci ne sono state, a Roma ce ne furono tre in pochi decenni, nel mondo oggi ce ne sono tante, diverse tra loro.

Il primo passo verso il cambiamento è in corso da tempo, a tutti i livello si vota la persona, non più il partito; presto avrà ragione Grillo, si sceglierà a sorteggio chi debba governare? Nella Giustizia è già così per chi deve giudicare...

Giudici popolari, amministratori popolari, si vogliono chiamare così quelli che oggi hanno il 60 per cento, Conte è l'avvocato del popolo.


Nel breve periodo, ho la brutta sensazione che del chi sarà il Capo del Pd al 95 per cento degli italiani non gliene freghi un tubo, tra i concorrenti non c'è un Berlinguer, un Berlusconi, un Renzi o un Salvini. 

Arrigo Antonellini

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