sabato 19 gennaio 2019

L’appello “agli uomini liberi e forti”

Dell'ex senatore Aldo Preda


La sera del 18 gennaio 1919 a Roma, nell’albergo S. Chiara, don Luigi Sturzo e la Commissione esecutiva del partito popolare licenziò l’appello , ispirato alla dottrina sociale della Chiesa ,“Agli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della patria, senza pregiudizi e preconcetti…”


Il ravennate Edmondo Castellucci che, con Carlo Zucchini di Faenza, aveva partecipato alle riunioni preparatorie del documento, si era immediatamente fatto promotore della costituzione del partito anche a Ravenna e dopo pochi giorni, il 25 gennaio 1919, si costituì il Comitato Provinciale.

Anche a Ravenna, una città dove repubblicani, anarchici, socialisti, liberal-massonici, disponevano di un forte ed efficace armamentario ideologico, si iniziò a sentire la voce dei cattolici.

Castellucci entrerà, nel Congresso di Venezia del 1921, nel Consiglio nazionale, unitamente all’avv. Giuseppe Fuschini, ravennate, già segretario nazionale della Lega Democratica di Murri, e vi resterà fino alla scioglimento del Partito, Carlo Zucchini sarà parlamentare, Antonio Zucchini Sindaco di Faenza.

Nel 1923 si iscriverà al partito anche don Giovanni Minzoni, una scelta questa di grande significato anche perché opposta a quella di molti cattolici, che abbandonarono il P.P.I. e si avvicinarono al fascismo.

Breve fu la vita del P.P.I., sette anni appena.

Oggi facilmente si dimentica il passato: si è ormai persa la memoria di Castellucci, ostinato oppositore al fascismo, di Alieto Benini, che subì ripetutamente le violenze fasciste, condannato a morte dalla Gestapo, di Giuseppe Fuschini, Costituente, che morì nel 1949, Vice Presidente della Camera dei Deputati, di Carlo ed Antonio Zucchini, di don Giovanni Minzoni e di Giuseppe Donati, direttore de “Il Popolo”, condannato alla morte in esilio a Parigi.

Ma anche a livello nazionale scarsa è la memoria di De Gasperi e dei tanti che sono stati protagonisti, non sempre ascoltati anche dal loro mondo, nell’opposizione al fascismo, nella resistenza, nella costituente e che rischiando di persona hanno difeso il “bene comune”.

Sono stati un segno della “Buona politica” al servizio della pace e dell’accoglienza.

Quella memoria non è oggetto di antiquariato, anche se oggi non ci sono le condizioni storiche per un partito dei cattolici, però molte delle intuizioni di allora devono essere riproposte per superare le tensioni che il nostro paese sta attraversando.

Davanti all’attuale stagione politica nella quale i partiti si disfano e si ricompongono, dove le ideologie sono in crisi, dove gli uomini della politica rischiano di non avere più alcun ancoraggio, nasce, ed è comprensibile, una grande nostalgia, ma la nostalgia in politica non è mai stata sufficiente e poi la storia non si ripete mai.

In un recente intervento il card. Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale italiana, ha molto insistito sulla necessità di una rete delle varie esperienze sociali ed associative di ispirazione cristiana, che metta in campo gli obiettivi per la ricerca del bene comune.

Il valore della vita va rimesso al centro, come fu per i costituenti, dal concepimento fino alla morte, da esso scaturisce un’intera civiltà, così il lavoro, avendo a che fare con la dignità della persona, altrettanto vale per l’accoglienza degli immigrati, che non possiamo continuare a far morire nel Mediterraneo.

Il 2019 è l’anno trentesimo dalla scomparsa di Zaccagnini, che spesso ci ricordava come nei momenti in cui si vive una transizione delicata, e si riferiva al passaggio dal fascismo alla democrazia, per non perdere l’orientamento bisognava riscoprire le radici del nostro impegno in politica ed aggiungeva che c’era un “filo rosso” che collegava l’esperienza dei cattolici in politica nel dopo guerra con l’appello ai liberi e forti.

Papa Francesco in un recente intervento ha ricordato che “ la Chiesa italiana è così ricca di testimonianze del passato!” e che “questa ricchezza non deve essere un tesoro solo da custodire gelosamente, ma deve aiutarci a camminare nel presente verso il futuro”.

Anche i valori dell’appello agli uomini liberi sono un tesoro di una storia importante e ci possono dare nuovi stimoli per il futuro, aiutarci a ricostruire il tessuto umano del paese e favorire una crescita della passione civile.

Aldo Preda

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