venerdì 18 gennaio 2019

L’inchiesta

1a puntata 
di Giacomo Casadio

Il 25 settembre 1945 venne istituita dall’Esercito Australiano una commissione d’inchiesta per indagare sulle circostanze della morte di Luigi Casadio, composta dal capitano N.A. Forsyth e dal tenente R.W.Oliver.


L’incarico della corte comprendeva l’ascolto dei testimoni, un interrogatorio con il permesso del Coroner, la presentazione di copie dei documenti e dei ritrovamenti del Coroner e una relazione conclusiva.

Documento istitutivo della Commissione d’Inchiesta 




Alle 10.00 del mattino del 3 ottobre la corte si riunì presso il tribunale di Three Springs e il capitano Forsyth lesse gli atti che richiamavano il tragico evento.

Fu aperto il pacco contenente i documenti e il presidente cominciò a sfogliarli. Era nell’esercito da 12 anni e aveva combattuto in Birmania e in Indocina, con compiti impegnativi e molto pericolosi di intelligence. Era quindi la persona adatta per affrontare un’inchiesta di suicidio del POW (prisoner of war) italiano Luigi Casadio.
Il pacco conteneva diversi documenti fra cui quelli relativi allo sbarco di Gigetto in Australia.

Luigi Casadio 




Documento di sbarco del prigioniero 




Si trattava di atti ufficiali delle Forze Armate Australiane, classificati e conservati nei National Archives of Australia.

Il documento è un rapporto molto preciso sul prigioniero di guerra Casadio Luigi, soldato semplice (Pte = Private), identificato con P.W.I.X. (Prisoner of War - Italian - Fascist).

Seguono le informazioni di stato civile, fra cui spiccano l’occupazione (hawker = venditore ambulante) e la religione (R.C. = Roman Catholic).

Poi risultano i dati relativi alla cattura (Sidi Barani, 11.12.1940), il porto d’imbarco per l’Australia (Bombay), il porto di sbarco (Melbourne, il 13.2.1945) e il nome della nave (General Mitchell).

Luigi fu internato nel campo di Marrinup, Western Australia, a 3400 km di distanza da Melbourne, il 24.2.1945 e classificato nel modo seguente:

altezza 5’4” (cinque piedi e quattro pollici, 160 cm.)

peso 10.6 lbs (10 stones, 6 pounds [libbre], 66.2 kg)

carnagione scura

capelli neri

occhi marroni

segni part. nessuno

effetti personali 1 dollaro

ferite nessuna

caratteristiche fisiche neo sul labbro superiore,

lentiggini sul corpo

stato di servizio soldato semplice dell’esercito, 81° Battaglione B.S. (Battaglione Servizi), 7 anni

stato civile sposato con Casadio Bruna, senza figli

nome del padre Casadio Celso

nome della madre Pilani Santa, defunta

firmato (sgd. = signed) Casadio Luigi, 27/2/45

firmato (sgd. = signed) M.W.Thomas Lt.

Il capitano Forsyth lesse quindi l’elenco dei testimoni che avrebbero partecipato all’indagine:

Dr. Mario Alberto Mayrhofer, medico condotto

Austin Durack, agricoltore

Walter Wyndham Durack, agricoltore

Tenente Sylvester Robert West, responsabile del Centro di Controllo dei prigionieri di guerra

Marino Togno, interprete

Pompeo Guerini, prigioniero

Ermete Ballanti, prigioniero

Henry Mounter, agente di polizia.

Il primo documento era quello del dott. E. Hunt, il primo ufficiale giunto sul luogo del ritrovamento facente funzione di coroner, che certificava l’avvenuta morte del prigioniero per Dislocation of upper cervical vertebrae: Injury at spinal chord (slogatura delle vertebre cervicali superiori: trauma alla spina dorsale).

Certificato del Coroner 




Il primo ad essere interrogato fu Mario Albert Mayrhofer, medico condotto:

“Io sono medico condotto a Three Springs. Ricordo che la mattina del 23 Agosto scorso ho visionato il corpo di un prigioniero di guerra a Three Springs e ne ho certificato la morte.

La sera dello stesso giorno ho condotto un’autopsia sul corpo.

C’era un segno circolare attorno alla parte superiore del collo e una slogatura parziale delle vertebre cervicali superiori e anche una lesione alla parte superiore della spina dorsale. Secondo la mia opinione quella fu la causa della morte.

Non c’erano segni di morte per strangolamento.

Non c’erano segni di violenza o ferite in altre parti del corpo.

I segni attorno al collo sarebbero stati causati da una corda.”

Poi fu la volta del fattore Austin Durack:

“Sono agricoltore ad Arrino coi miei due fratelli. Da cinque o sei mesi abbiamo dei prigionieri di guerra nella nostra proprietà. Ricordo la mattina del 23 Agosto scorso. Circa alle 7.15 uno di questi uomini venne alla porta e disse “My friend…” (Il mio amico) e con un gesto portò le mani alla gola. Pensai che uno dei prigionieri si fosse tagliato la gola. Andai con lui in un grande capannone che si trova circa a duecento metri. Questo magazzino è aperto da entrambi i lati e avvicinandomi riuscii a vedere uno dei prigionieri che pendeva da una trave quasi al centro della tettoia. Mi diressi verso il corpo ma mi resi conto che non potevo fare niente per lui, dato che mi sembrava morto. Tornai indietro e informai i miei fratelli di ciò che avevo trovato e poi andai ad Arrino a denunciare il fatto. Il sottotenente West e l’agente Mounter arrivarono poco dopo. Ero presente quando il corpo fu tirato giù e portato via dalla fattoria.

I tre prigionieri sembravano andare molto d’accordo.”

Quindi toccò al fratello Walter Wyndham Durack:

“Ho una fattoria ad Arrino coi miei due fratelli e con noi lavoravano tre prigionieri di guerra. Sembravano contenti e lavoravano bene assieme. Avevano un alloggio per loro.

Parlavano poco l’Inglese e usavano soprattutto i gesti per farsi capire.

Ricordo la mattina del 23 Agosto scorso.

Alle 7.30 circa mio fratello Austin mi disse che uno dei prigionieri si era ucciso. Gli chiesi chi era e mi disse “The little bloke” (quello piccoletto).

Io andai al capanno e vidi il corpo pendere da una corda appesa ad una trave a circa 11/12 piedi da terra (3.5 metri circa).

Mio fratello Austin era andato ad Arrino per telefonare a Three Springs e il sottotenente West e la polizia arrivarono poco dopo.

La corda che lui aveva usato era una nuova briglia da aratro di corda di cotone, fatta doppia.

Avevo parlato un po’ con quest’uomo e non mi aveva dato l’impressione che intendesse togliersi la vita, ma a volte sembrava depresso per la perdita di tutto quello che aveva a casa sua.”

Giacomo Casadio

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