martedì 12 marzo 2019

L’aereo caduto in Etiopia era carico di progetti per l'Africa

Avevano l'Africa nel cuore il Continente da dove passa il futuro del Mondo 


Lo schianto del Boeing 737 dell'Ethiopian Airlines appena sei minuti dopo il decollo da Addis Abeba ha distrutto un carico di progetti per l'Africa. 


I passeggeri erano diretti a Nairobi e molti di loro avrebbero dovuto partecipare all'Assemblea Onu sull'ambiente, il Forum più importante del mondo su questo tema. Un vertice in cui si doveva discutere di come salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dal sovra-sfruttamento delle risorse. 

Le storie dei cittadini italiani che hanno trovato la morte sul volo della Ethiopian - considerata una delle più sicure ed efficienti linee aeree del terzo mondo - raccontano esperienze di progetti e di sogni per l'Africa. Volontari di una onlus bergamasca, il presidente di una nota rete di ong, funzionarie Onu, l'assessore siciliano ai beni culturali. Uno dei peggiori disastri aerei della storia con vittime italiane.

Persone alle quali, ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - "profondamente addolorato" - bisogna essere "riconoscenti", per il loro "impegno professionale e di vita, speso sul terreno della cultura e dell'archeologia, della cooperazione, di organizzazioni internazionali a servizio dello sviluppo umano". Persone che, come ha aggiunto la viceministra degli Esteri, Emanuela Del Re, responsabile della cooperazione, "rendono l'Italia orgogliosa".

Uno di questi era Sebastiano Tusa, archeologo e assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, uno studioso di fama internazionale, che dal padre Vincenzo, pure lui celebre archeologo, aveva ereditato la passione per lo studio dell'antichità.

Poi Paolo Dieci, presidente della Ong Cisp e di Link 2007, una rete di 14 Ong che guardavano a progetti di sviluppo per l'Africa e non solo. A ricordarlo sul proprio sito web, il Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli (Cisp): "Il mondo della cooperazione internazionale perde uno dei suoi più brillanti esponenti e la società civile italiana tutta un prezioso punto di riferimento". 

Da Roma arrivavano le giovani funzionarie del World Food Programme dell'Onu, Maria Pilar Buzzetti e Virginia Chimenti, di 31 e 30 anni, e Rosemary Mumbi, zambiana con passaporto italiano. Maria, dopo essersi laureata a Tor Vergata e specializzata alla Luiss, è stata autrice di diverse pubblicazioni in campo internazionale e anche consulente per l'associazione di studio, ricerca e internazionalizzazione in Eurasia e Africa. 

Virginia aveva frequentato l'università Bocconi, master a Londra, conosceva 4 lingue (inglese, francese, spagnolo e lingua birmana). Virginia aveva anche partecipato a campagne di volontariato della onlus italiana Twins International, che da oltre dieci anni sviluppa progetti per sostenere bambini orfani e nelle baraccopoli in Kenya.

Sull'aereo c'erano anche Carlo Spini, medico di 75 anni, presidente della Onlus Africa Tremila di Bergamo, che opera nei Paesi in via di Sviluppo realizzando programmi umanitari, la moglie Gabriella Vigiani e il tesoriere della onlus Matteo Ravasio. "I nostri tre volontari stavano raggiungendo la località di Juba, dove abbiamo costruito un ospedale", spiega Roberto Spagnolo, presidente onorario di Africa Tremila onlus.

In questo momento dove chiudere porti, erigere muri, stendere fino spinato ai confini sembrano essere operazioni meritorie, guardando a queste persone e al loro impegno ci sembra di scorgere la nostra “meglio gioventù”.

Tiziano Conti

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