lunedì 18 marzo 2019

Siate ostinati nel restare umani


Dopo quattro anni dall’udienza di Papa Francesco a Confcooperative del 28 febbraio 2015, sono tornato a Roma il 16 marzo scorso per incontrare il Papa in occasione dei 100 anni della nostra organizzazione.

Vissi la precedente occasione in modo molto personale.

Il giorno precedente era il mio compleanno e lo festeggiai visitando i Musei Vaticani con il gruppo dei cooperatori, avendo la fortunata occasione di entrare per primo nella Cappella Sistina e poter restare da solo a contemplarla per alcuni minuti. Un’esperienza indimenticabile.

Poi, di lì a pochi giorni, avrei utilizzato l’ultimo periodo di ferie al lavoro, prima di essere collocato in pensione, il mese successivo.

Le emozioni che ho tratto questa volta le potrei racchiudere in due parole: senso di normalità, timore di inadeguatezza.

Innanzi tutto, entrando in Sala Nervi, ho percepito l’idea di far parte di un popolo, normale nelle sue espressioni.

Tanti bambini, molto tranquilli, accanto ai loro genitori, tante persone coi capelli bianchi vicino a tanti giovani, a testimoniare che la cooperazione è un fenomeno che attraversa le generazioni.

Lo ha ricordato il Presidente Gardini. I cooperatori sono come uno dei frazionisti della staffetta che si corre in atletica: riceviamo il testimone da chi corre la frazione prima della nostra e lo passiamo all’atleta che ci aspetta in fondo al nostro rettilineo.

Ai campionati studenteschi di atletica, quando frequentavo le Scuole Medie, corsi l’ultima frazione della staffetta e ricorderò sempre quel giorno a Ravenna con grande affetto.

L’altro sentimento che ho vissuto e portato a casa è stato suscitato dall’intervento di Papa Francesco.

Mi è venuto da riflettere sul fatto che i miei errori sono stati spesso più grandi dei miei sogni.

Il Santo Padre ci ha ricordato: “Grazie per il vostro lavoro impegnativo, che crede nella cooperazione ed esprime l’ostinazione a restare umani in un mondo che vuole mercificare ogni cosa”.

Subito la mente è andata a Fabrizio De Andrè e al suo album “In direzione ostinata e contraria”.

Poi ho riflettuto che anche per ciascuno di noi i numeri da raggiungere, i successi da conquistare possono essere obbiettivi giusti, che ci permettono di far continuare a vivere le nostre imprese, ma il cuore che mettiamo nel nostro cammino, la buona ostinazione con cui coloriamo le nostre giornate sono il successo più grande che possiamo raggiungere.

Quando ero responsabile di ufficio al lavoro mi venne affidata una nuova persona: parlando con lei ricordo che le dissi: “Il tuo obbiettivo stando insieme a noi dovrà essere quello di andare a casa felice alla sera, dopo una giornata di lavoro”.

A questo mi ha fatto pensare Papa Francesco.


Tiziano Conti




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