sabato 9 marzo 2019

Tomaso Sangiorgi

Io, Tomaso Sangiorgi, la storia di un uomo ricco di fede e di ideali, da sempre al servizio degli altri 
di Decio Testi




Domenica 17 marzo al Circolo Massese, in collaborazione con il
Comune di Massa Lombarda, si terrà un pomeriggio a ricordo di Tomaso
Sangiorgi.





Sabato 16 marzo di due anni fa, in punta di piedi, quasi con la paura di disturbare, se ne andato per sempre Tomaso Sangiorgi, un uomo che al mondo dell’agricoltura e a quello del cooperativismo ha lasciato dietro se una traccia tangibile fatta di passione, di onestà, di bontà d’animo.


Fra i numerosi meriti acquisiti da Tomaso, oltre a quello d’essere stato vicino all’arciprete don Antonio Meluzzi nel “creare” il Circolo Massese, lo incrociamo, nel 1970, nel far compiere i primi passi alla COPPAR in via Belfiore (magazzino Bighini) e successivamente, sempre a Sant’Agata, in via IV novembre (ex Marzetti). Gli spazi, sempre più angusti, costringono il direttivo a volare più in un pochino più alto. Finalmente, nel 1978, su un podere di cinque ettari di proprietà dell’Opera Pia Ospedale Infermi Fucci Pollini, nasce la CIAM (Cooperativa Imprenditori Agricoli di Massa Lombarda). Il lavoro da tessitore instancabile di Tomaso trova la sua apoteosi il 13 maggio 1978 con l’inaugurazione dell’invidiata realtà e col taglio del nastro tricolore dell’allora ministro all’agricoltura Giovanni Marcora.

Oltre ai meriti appena citati è stato artefice di una politica territoriale di sviluppo della frutticoltura nel territorio della “Bassa Lughese” coinvolgendo Massa Lombarda, Conselice e Sant’Agata in una visione comprensoriale. Dopo la Ciam ha promosso lo sviluppo della Cantina sociale di Conselice. E’ stato anche una delle figure più rappresentative a livello nazionale ed europeo nel mondo dell’agricoltura, e più in particolare del settore ortofrutta.

Per le sue indubbie capacità ha ricoperto ruoli diversi a livello provinciale, regionale e nazionale. Nel 1979 è stato presidente dell’Unione cooperative provinciale di Ravenna, ed ha mantenuto tale incarico fino al 1985. In quei lontani anni il sistema ravennate consolidò l’importante sistema dei Consorzi di trasformazione dei prodotti agricoli, dove fu chiamato a ricoprire il ruolo di presidente nazionale di Federortofrutta, la federazione di settore di Confcooperative, e per questo ebbe anche un ruolo in Capo-Cogeca, l’organismo europeo delle cooperative agricole.

E’ stato inoltre chiamato a svolgere il ruolo di presidente della Coldiretti provinciale di Ravenna, fino al 1994, succedendo a Federico Scardovi e dopo essere stato vicepresidente vicario nel periodo della lunga presidenza di Benigno Zaccagnini, il suo mentore.

A conclusione è stato anche responsabile del settore sviluppo della cooperazione agricola con i paesi dell’Est della Camera di Commercio di Ravenna e, dal 2004 al 2009, ha rivestito il ruolo di consigliere comunale di minoranza nella sua città natale: Massa Lombarda.

Ma chi era Tomaso Sangiorgi e quale la sua storia. 



Mercoledì 7 aprile 1937, in via Garibaldi a Massa Lombarda, nasce Tomaso Sangiorgi. E’ il quarto rampollo della famiglia di Giacomo e Vittorina Bordini, che nell’ordine aveva gioito per l’arrivo l’arrivo di Maria Luisa, detta “Marisa”, seguita da Gemma e Gian Battista.

Le origini dei Sangiorgi si perdono nelle pieghe della Bassa ravennate, Solarolo e Cotignola in particolare fino a Sant’Agata sul Sanrerno dove Battista Sangiorgi, giunto in maggiore età, convola a nozze con Lucia Bellosi che sarà poi madre di Rosa, Massima, Antonio, Giacomo (4 agosto 1893), Maria, Tommaso e Ortensio.

A età avanzata, su pressione dei figli, Battista e Lucia spartiscono la “dote” alle figlie, mentre ai maschi fdonano un podere con annessa abitazione. A Giacomo, che si prenderà cura dei genitori, è riservato un podere in via Crocetta e un aiuto finanziario per acquistare un edificio posto in via Garibaldi a Massa Lombarda, a suo tempo proprietà di una delle leggende del paese: l’ingegner Luigi Maccaferri.

Il 16 dicembre 1921 Giacomo, unitamente a Battista e Lucia, prende possesso della grande proprietà e dopo le necessarie trasformazioni edili, trasforma il sogno di sempre in realtà: una cantina per vini tipici romagnoli. Cinque anni dopo, a lavoro ben avviato, il rampollo di casa Sangiorgi decide di farsi una famiglia tutta sua...

Da tempo ha adocchiato una fanciulla di S. Agata, molto più giovane di lui, che fin da subito gli ha fatto palpitare il cuore. Figlia di Achille Bordini e Teresa Dazzani, Vittorina è nata il 19 febbraio 1905. Suo padre è mercante di bestiame ed integra le entrate come uomo di fiducia della famiglia Buscaroli. La famiglia Bordini, oltre ai genitori e Vittorina comprende altri quattro figli: Luigi, Gaetano, Sofia e Domenico. Il 3 novembre 1926 Giacomo sposa Vittorina e dà vita a un nuovo “fuoco” in quel di Massa Lombarda.

Ma torniamo a Tomaso! Così, Marisa, la sorella maggiore sintetizza l’arrivo del minore dei Sangiorgi: «Tomaso, come Battista, era un bambino buono e bello. Essendo il più piccolo diventò il nostro giocattolo preferito. Ai nostri occhi di bambini tutto era perfetto. Le giornate si rincorrevano in una sorta di sogno fra giochi e favole che nonno Battista ci narrava accanto al fuoco».

Se per Marisa via Garibaldi è simile a un’isola felice, lo stato d’animo del popolo italiano è di tutt’altro avviso! Nuvole fosche di guerra si addensano sulla penisola per scivolare, subito dopo, nell’agghiacciante fragore delle armi. L’Italia entra in guerra contro Francia e Inghilterra: è il 10 giugno 1940.



Seguono anni di sacrifici, suoni di sirene, sibilare di bombe, bombardamenti da cielo e terra accompagnati da morti, tanti morti.... A questo stato di cose non si sottrae neppure l’isola felice di Marisa che, assieme ai suoi amati, va incontro a un’immane tragedia: il 6 aprile 1944, infatti, Giacomo Sangiorgi perde tragicamente la vita nella sua adorata cantina, riverso, inanime, in una cisterna in cemento che stava ripulendo. Una perdita lacerante, inattesa, capace di segnare profondamente l’intero nucleo familiare.

Mamma Vittorina conta appena 37 anni e porta in grembo un nuovo creatura, mentre Tomaso, il cocco di casa, ha appena sette anni e frequenta la seconda classe elementare. Il giorno dopo la perdita del padre è il suo compleanno e, ironia della sorte, gli era stato anticipato quale dono un puledro nato giorni prima nel podere di campagna...

A perdita non ancora assimilata, Vittorina, causa i massicci bombardamenti giornalieri su Massa Lombarda, che trovano quasi sempre qcome epicentro la stazione ferroviaria, a pochi passi da casa, decide di far ritorno alla grande proprietà di campagna, in via Crocetta, dove il colono, non senza qualche malumore, gli riserva un minuscolo vano da condividere con l’intero nucleo familiare. Nonno Battista e la moglie Lucia, considerato l’esiguità dello spazio a disposizione, si vedono costretti a salutare a malincuore la nuora e gli adorati nipotini per ritirarsi in un podere di proprietà in via Belfiore a Sant’Agata sul Santerno.

Nell’agosto 1944 Vittorina, all’atto di abbassarsi per prendere posto nel rifugio antiaereo scavato a pochi metri da casa, avverte una fitta dolorosa al ventre e, un attimo dopo, fra dolori lancinanti, perde il bimbo maschio che porta in grembo, mentre nonno Battista, appena due mesi dopo, chiude gli occhi per sempre per raggiunge il figliolo prediletto in cielo.

E se ciò non fosse ancora sufficiente, la famiglia si vede sfrattata dalla sua stessa casa dall’ingrato colono che si giustifica affermando che ogni spazio a disposizione è voluto dai tedeschi iche lì hanno istituito una cucina militare.

Il ritorno in via Garibaldi è altrettanto doloroso in quanto la casa è stata pressoché saccheggiata dai tedeschi o da mascherati tedeschi.

A conflitto mondiale alle spalle Massa Lombarda è ridotta in un vero e proprio ammasso di macerie. Nei cinque anni di conflitto abominevole la “città della frutta” si vede costretta a registrare un doloroso sacrificio di vite umane: 178 morti, di cui 125 maschi, 36 femmine e 17 bambini.

Il problema degli alloggi è ulteriore motivo di grande preoccupazione, tanto che il governo del paese è costretto a costituire un’apposita commissione per trovare sollecite soluzioni ai senza tetto. Casa Sangiorgi è così requisita in almeno tre quarti e destinata alle famiglie più bisognose.

Tomaso, quell’anno in prima media, è bocciato, mentre Battista, suo fratello, procace nel fisico, quasi uomo a soli 15 anni, decide di lasciare gli studi per impegnarsi nel lavoro. Mesi dopo Tomaso ripiega, come privatista, alla seconda classe di avviamento, per dire poi basta ai libri nel giugno successivo.

Sono anni duri, durissimi, e le fonti di sostentamento della famiglia di Vittorina vengono in minima parte dalla proprietà in campagna e il restante dai debiti attinti che aumentano progressivamente. Giocoforza, allora, abbandonare i sogni nel cassetto per rivolgere la propria attenzione nei lavori dei campi.

Ma anche la seconda soluzione nasconde qualche difficoltà, perché il colono, imbevuto da chiacchiere e di slogan politici del dopoguerra, afferma che il podere dove si è spezzato la schiena per molti anni è diventato di diritto suo e, irremovibile, si abbarbica alle sue convinzioni. Fortuna vuole che la legge è dalla parte dei Sangiorgi, il che costringe il colono a lasciare il podere.

I tredici ettari di proprietà vengono allora distribuiti per metà in compartecipazione e l’altra parte a conduzione diretta.

Nel frattempo la maggiore dei Sangiorgi, Maria Luisa, detta “Marisa”, ha conosciuto e frequenta Angelo Mazzotti che, dopo una corte serrata, la sposa.

Tempo dopo Gemma anche contrae matrimonio con Giovanni Soldati e Gian Battista porta all’altare Giovanna Bolognesi.

Marisa avrà due figli: Cecilia e Vittorio; Gemma sarà madre di Luigi, Maria Vittoria, Giuseppe, Gian Battista e Chiara, mentre Gian Battista darà i natali a Maria Teresa e Giacomo.

Nei primi anni ‘50 il cuore di Tomaso va incontro a nuove emozioni...

A poco più di un centinaio di metri dalla sua casa poderale, in fondo a via Crocetta, abita una famiglia originaria di Casola Valsenio, quella di Attilio Ragazzini, colono, maritato con Liliana Tonelli, casalinga, che divide la sua giornata nella cura dei figli e come dipendente della Massalombarda.

Il loro “fuoco” è allietato da quattro figli: Lucia, Giovanna, Graziano e Maria Flora. Giovanna, la seconda, è una morettina tutto pepe che, nonostante i suoi giovani anni, avverte i primi palpiti d’amore al passaggio della figura allampanata di Tomaso, anch’egli ai suoi primi batticuori.

Con l’andare dei giorni, una piccola fiammella che gli ha preso lo stomaco, per salire più su, fino al cuore, la conquistano irrimediabilmente.

Stessa sorte di Tomaso che, smesso di scrutare le altre gonnelle, vede Giovanna con occhi diversi, fino a rimanerne conquistato. I due sono poco più che bambini e le relative famiglie, preoccupate da quel legame così intenso, cercano con ogni mezzo di separarli. Ma loro, testardi, vivono il reciproco sentimento per non lasciarsi più.

Nel 1953 Tomaso rompe gli indugi e chiede a Ragazzini di poter frequentare la figlia. Lei ha appena 14 anni. Il lavoro, le condizioni economiche migliorate, la fiammella di un sentimento vero e la voglia di ricostruire un futuro più roseo, rappresentano il viatico migliore nel trascorrere del tempo. 



Sempre nello stesso anno Tomaso vive in prima persona la dura esperienza dei campi. Con volontà e molteplici sacrifici si tempra al nuovo ruolo e via via, con l’aiuto del fratello e di altre anime buone, prende confidenza sul suo nuovo stato in un podere semi distrutto, lasciato colpevolmente all’abbandono, con terreni incolti infestati d’erba cattiva e da frutteti dalle varietà ormai superate.

Imperativo è andare avanti per dare dignità alla terra e all’intera famiglia.

Battista e Tomaso, uniti a filo doppio, condividono giornalmente gioie e dolori e il desiderio di non separarsi mai, neppure dopo sposati.

Battista nutre affetto e stima per il fratello ritenendolo indispensabile alla tutela delle proprietà di famiglia e capace di garantire entrate certe.

Vulcanico e lungimirante l’uno, riflessivo e tessitore paziente di fragilità e di miserie umane, l’altro, in anni turbolenti di conquiste e di contraddizioni latenti, Battista e Tomaso si ritagliano spazi sempre più legittimi, nel bel mezzo di una società, quella massese, alla ricerca di una propria identità.

Nume tutelare dei due ragazzi, dal cuore nobile, è Benigno Zaccagnini, madre santagatese, personaggio dai trascorsi nella resistenza. trasformatosi nel tempo in politico affermato. Nel contagioso entusiasmo dei Sangiorgi rivede un pochino se stesso e la sua gioventù. Li segue interessato e li aiuta ad emergere. Non di rado affida loro compiti importanti.

Il 9 febbraio 1963, dopo una decina d’anni di fidanzamento, Tomaso e Giovanna coronano il loro sogno d’amore nel sacro tempio della loro città: San Paolo.

A sposarli è don Antonio Meluzzi, un arciprete intraprendente e volitivo, nativo dell’hinterland imolese, non sempre gratificato a Massa Lombarda per i numerosi meriti acquisiti.

Dal legame affettivo della coppia, accolte con tenera trepidazione, aprono gli occhi alla vita Lucia (29 ottobre 1965) e Elena (17 maggio 1967).

Tomaso tocca il cielo con un dito..., anche se una parte di se stesso è lacerata dal dolore per scomparsa dell’adorata mamma, 4 ottobre 1956, e quella crudele e inaspettata di Battista, 18 maggio 1966, per incidente stradale mentre rientrava da Roma per ottenere garanzie e finanziamenti per l’Ospedale di Massa.

Fin d’allora si trasformerà in figura “presente” e “costante” per gli affetti più cari dell’indimenticato fratello.

Gli anni volano via in una sorta di battito di ciglia, sono motivo di crescita personale e negli affetti familiari. Oltre al lavoro nei campi, destinato tuttavia a scemare per impegni sempre più pressanti, vedi la vendita di antiparassitari e la responsabilità di una subagenzia d’assicurazione, la Ras, si moltiplicano anche nuovi incarichi nel sociale. Tomaso non si concede pause. Sa di poter contare sulla collaborazione di Giovanna, sua moglie, sia nella cura della famiglia che in subagenzia, attività, negli anni, passata nelle mani della figlia maggiore Lucia.

Riunioni, congressi, missioni in Italia e all’estero si moltiplicano nel tempo, tanto che Giovanna si dispera di non poter tenere tutto per se l’uomo che ha sposato e che resta in casa sempre più raramente... Poi, consapevole e per non tarpargli le ali, si arrende di fronte alla grandezza e alla nobiltà d’animo di suo marito che, pur avendo ben radicato nel cuore il bene della famiglia, avverte il dovere morale di mettersi al servizio degli altri.

Nel rincorrersi delle stagioni, fra gratificazioni e riconoscimenti, Tomaso è chiamato a sottostare ad altri momenti di sorte avversa. Tre episodi su tutti: gli incidenti che misero a rischio la vita delle sue adorate figlie, Lucia nel 1991 e nel 1999 e Elena nel 2000, episodi per lungo tempo sofferti ma fortunatamente rientrati e l’intervento di epitelloma, tumore della pelle, subito nel 1998 dallo stesso Tomaso.

Altri anni ancora ricchi di vita, di attese e i speranze, fino ai sentori del crepuscolo... C’è tempo, allora, di godersi la famiglia e suonare il pianoforte.

Tomaso lo aveva acquistato su richiesta delle figlie ma, negli anni, aveva finito con l’usarlo solo lui. Autodidatta, aveva via via preso confidenza con lo strumento fino a far sprigionare, da questi, note melodiose che sembravano salire in cielo, come a ringraziare il buon Dio delle grazie ricevute.

Con il diluirsi delle responsabilità e con sempre maggiori spazi disponibili da dedicare agli affetti più cari, Tomaso, d’incanto, riscopre sopiti sapori giovanili, quando, per necessità, era stato costretto a dedicarsi alla terra. Non di rado, specie nei fine settimana, si trasferisce coi suoi cari in via Crocetta per riappropriarsi di antichi profumi e, a torso nudo, rinverdire fatiche e gesti lontani nel tempo. In quell’oasi felice, da sempre agognata, ritrova ancora se stesso e l’idilliaco abbraccio della sua famiglia e dei suoi amici.

Uomo dotato di grande fede, marito premuroso e padre amorevole, Tomaso Sangiorgi, negli anni del tramonto, è stato fatto oggetto da inspiegabili cattiverie che hanno ferito profondamente Giovanna e le figlie, tanto da costringerle a ritirarsi nella quiete della casa di campagna. Qui, accudito e protetto da chi ha sempre avuto di più caro al mondo, ha vissuto i suoi ultimi giorni. Non di rado, nei momenti di lucidità, lacrime amare hanno rigato il suo volto. Il 16 marzo 2017, col sorriso sulle labbra, ha scelto di andare incontro all’abbraccio fraterno di Battista e degli amati genitori che, anni prima, lo avevano preceduto in cielo.

«Il bene non si raccoglie, si semina».

Tomaso

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