martedì 9 aprile 2019

La cena delle belve

Al teatro Rossini di Lugo



LA CENA DELLE BELVE di Vahè Katcha, elaborazione drammaturgica di Julien Sibre, versione italiana di Vincenzo Cerami con Marianella Bargilli, Francesco Bonomo, Maurizio Donadoni, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Emanuele Salce, Silvia Siravo.



Regia associata di Julien Sibre e Virginia Acqua, scene Carlo De Marino, costumi Francesca Brunori, disegno luci Giuseppe Filipponio.


Nell’Italia del 1943, durante l’occupazione tedesca, sette amici si ritrovano in un appartamento per festeggiare un compleanno. Dovrebbe essere una serata diversa, per staccare dalle tragedie e paure della guerra e dalle privazioni che questa porta con sé, ma il destino ha in serbo uno scherzo beffardo e quel salotto piccolo borghese diventa improvvisamente teatro di una roulette russa. In seguito all’uccisione di due ufficiali tedeschi davanti alla palazzina dove si svolge l’incontro, infatti, la Gestapo decide, per rappresaglia, di prendere due ostaggi per ogni appartamento. 

Il comandante tedesco dell’operazione riconosce, nel gruppo dei sette amici, il libraio dal quale spesso acquista delle opere e, per mantenere un singolare rapporto di cortesia, avverte che passerà a prendere i prigionieri al momento del dessert, lasciando a loro decidere di chi si tratterà. Qui comincia La cena delle belve: chi sarà destinato ad essere consegnato? Ognuno cercherà di salvare la pelle e, davanti alla paura della morte, l’amicizia sparirà per lasciare il posto ai peggiori sentimenti. 

Siamo in un periodo storico che appartiene al nostro recente passato ma potremmo essere tranquillamente in pieno Medio Evo o fra cinquant’anni. Perché in scena c’è sempre lui, quell’homo homini lupus antico come il tempo, con le sue debolezze e le sue meschinità, pronto a difendere se stesso ad ogni costo. Il genio di Vahé Katcha, scrittore e giornalista francese di origini armene autore della commedia dalla quale è stata tratta questa pièce dolceamara, dipinge senza compiacimento la natura umana nei suoi più reconditi meandri, pennellandola con graffiante ironia.

Momenti di alta tensione si alternano a risate e divertimento, lo humor nero e l’assurdità di alcune situazioni si susseguono senza soluzione di continuità fino all’inaspettato finale. Preso per mano dal ritmo incalzante degli avvenimenti, lo spettatore sarà spinto a identificarsi in ciascuno dei sette personaggi fino a domandarsi: cosa farei io al posto loro?

L’adattamento in lingua italiana della commedia è l’ultimo regalo fatto alle scene da Vincenzo Cerami, candidato all’Oscar nel 1999 per la sceneggiatura de La vita è bella di Roberto Benigni. Il produttore (e qui anche interprete) Gianluca Ramazzotti pensava già dal 2010 di portare in Italia Le repas des fauves, pièce che in Francia, nell’adattamento e con la regia di Julien Sibre, aveva ottenuto un incredibile consenso di pubblico e di critica meritando tre premi Molière nel 2011 (migliore spettacolo privato, migliore adattamento e migliore messa in scena). «Rimasi molto colpito, vedendo lo spettacolo, dal grande potere drammaturgico del testo e dalla grande immedesimazione del pubblico verso una storia così dura, trattata con profondità e ironia – racconta Gianluca Ramazzotti –. Il testo mescolava sapientemente leggerezza e cupezza, ironia e dramma in un modo così perfetto da renderlo un capolavoro. Serviva però una mano italiana, un autore che potesse rendere nella traduzione e nel suo adattamento ogni singola sfumatura, ogni piccolo passaggio in un contesto storico come quello che viveva l’Italia in quegli anni». 

E chi meglio di Vincenzo Cerami avrebbe potuto vincere questa sfida? «Non lo conoscevo personalmente quindi gli inviai una mail con il testo in francese – continua Ramazzotti –. La sua risposta non tardò ad arrivare, era rimasto anche lui colpito dal potere della trama e dalla galleria di personaggi dipinta dagli autori, così tremendamente reali, cosi spaventosamente vicini a ciascuno di noi. Nonostante i suoi problemi di salute, Vincenzo ha portato a termine la traduzione e l’adattamento come solo un grande professionista riesce a fare e nel febbraio 2013 ci ha consegnato la versione italiana. 

In ogni singola pagina egli è riuscito a calare la storia nel contesto italiano, dando ai personaggi quelle sfumature “nostrane” in punta di penna, avvicinandone l’anima al nostro sentire quasi a far pensare che quelle vigliaccherie, quelle spavalderie e quelle piccole meschinità siano quasi più vicine a noi italiani che ai nostri cugini d’oltralpe. Fu l’ultima sua fatica prima della scomparsa: dopo pochi mesi morì, lasciando questo suo bellissimo adattamento che dipinge con crudeltà ma anche con un tocco di leggerezza il meglio e il peggio dell’animo umano, sullo sfondo della Grande Storia»

Sabato 13 aprile alle ore 18 presso il Teatro Rossini, per la rassegna Gli Incontri del Rossini, organizzata in collaborazione con l’Associazione Amici del Teatro Rossini, la compagnia incontrerà il pubblico lughese.

Le recite dello spettacolo saranno venerdì 12, sabato 13 aprile alle 20,30, e domenica 14 aprile alle 16 e alle 20.30.

Informazioni e prenotazioni
Teatro Rossini Piazzale Cavour 17  Lugo
Tel. 0545.38542 info@teatrorossini.it

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