lunedì 15 aprile 2019

Verso un nuovo bipolarismo

Far Politica significa saper guardare avanti con pragmatismo



Partendo dall'analisi del passato e dalla fotografia del presente, io lo faccio ovviamente da sinistra....

Alle politiche di appena un anno fa i Cinque Stelle erano di gran lunga il primo partito, oggi sono il secondo e dopo le Primarie del Pd, secondi a pari merito.

Pare logico che non tarderà a diventare il terzo, il trend è al ribasso e non si vede motivo perchè un trend iniziato da poco si fermi subito e si inverta. 

E' un movimento che ha nel suo DNA l'opposizione, è nato e cresciuto come movimento di protesta, il potere lo logora.

Sono troppi inesperti, non sono ancora riusciti a radicarsi sul territorio, la maggioranza dei suoi elettori viene da chi non votava più, come ha dimostrato l'insolita alta percentuale al voto del 4 marzo, persone poco politicizzate, non propense ad impegnarsi in politica, hanno altro da fare.

Non riescono a radicarsi sul territorio e dove lo fanno i risultati non sono esaltanti a causa appunto dell'inesperienza, per un'attività tanto complessa, come governare la macchina comunale.

il primo partito di un anno fa non ha nemmeno un Governatore di Regione.

Quanti militanti non digeriscono la TAV, le pistole facili, il sequestro delle persone sulle navi, l'aliquota al 20 per cento per chi ha redditi superiori ai 5.000 euro, le spese militari....

Salvini se li sta mangiando, li sta stritolando.

La sinistra? Storicamente più in basso del 4 marzo non può andare. 

Prima o poi si sveglierà, un primo segnale della ripresa è venuto dal primo atto politico stimolante, dopo la sconfitta di Renzi, far decidere alla base con quelle Primarie che sono la sua arma vincente, che andavano fatte in tutti i Comuni per ripartire dal basso come necessario.

Forza Italia è ormai condannato ad una sola cifra, sempre più in calo, se non altro per ovvie ragioni anagrafiche di pragmatismo, appunto, del suo leader, non sostituibile, essendo Forza Italia "il partito di Berlusconi".

Presto ce la giocheremo con Salvini

Lui piace ad un italiano su tre, ma ce sono altri due, una stragrande maggioranza. 

Vedremo per quanto tempo questa maggioranza dei due terzi vorrà lasciare gli italiani nelle "amorevoli" mani di Salvini.

Certo che il pragmatismo, indispensabile in politica, impone alleanze, ce l'hanno insegnato Berlinguer e Moro, per il tempo che l'hanno lasciato vivere.

La politica è anche un impegnarsi contro, lottare contro chi riteniamo porti danni a noi e al nostro prossimo.

Oggi chi non conta niente non interessa, non piace più fare solo testimonianza, le ideologie sono sepolte, il voto si dà a chi si ha speranza che possa contare a incidere nel come viviamo. 

Arrigo Antonellini

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