martedì 16 aprile 2019

Zingaretti con le liste Pd per le europee porta il partito unito nel suo "campo largo"

Un passo avanti nella direzione di un autentico rinnovamento 


Sono state approvate le liste del PD per le prossime elezioni europee: nella Circoscrizione Italia Nord Est, di cui facciamo parte, i capilista sono Carlo Calenda ed Elisabetta Gualmini, attuale vice presidente della nostra Regione, conosciuta anche per le sue apparizioni televisive che piacciono a quelli della mia generazione: concretezza, cordialità e attenzione ai problemi più che alle battute ad effetto.


Nelle condizioni date, difficili, su cui inizia a muoversi Zingaretti c’è l’inizio di un processo unitario del centrosinistra da "Tsipras a Macron", il che - detto in chiave europea - fa molto effetto.

È la rottura di un tabù, perché è chiaro che una campagna comune, in una stessa lista, avvia un processo politico. Sotto le stesse bandiere, quelli usciti dal PD qualche anno fa gireranno l'Italia per i loro candidati insieme a quelli ancora legati all’esperienza renziana. Questo imporrà, se la logica prevale sull'autolesionismo, se non una passione comune, comunque una certa "autodisciplina", smussando e sopendo i rancori di questi anni e le mai elaborate ragioni del conflitto e della divisione.

In tal senso, la riuscita dell'operazione, in modo morbido, prudente, graduale, è un successo del nuovo segretario, che è riuscito a portare il partito unito dove voleva, senza imporre strappi e senza subirli: alla formazione di una lista sostanzialmente del Pd, sostanzialmente col suo simbolo, ma aperta agli altri, al centro e a sinistra, che dia il senso di un fronte democratico e progressista. È vero, manca ancora la grande suggestione, il grande sogno, la grande spinta emotiva, ma la costruzione politica di queste liste rappresenta un passo in quella direzione.

Più in generale, siamo di fronte a un recupero, in perfetto spirito ulivista, di una diversa concezione del ruolo del Pd nella società e nel sistema politico italiano, come perno di una alleanza più larga: il famoso campo largo.

Comunque la si pensi, è l'inizio di una "fase nuova", in cui la principale novità delle liste è il recupero a sinistra, in termini di ceto politico e di messaggio, all'interno di un partito avvolto fino a qualche settimana fa dallo spettro della scissione "se Zingaretti portasse alla rinascita dei Ds".

Al contrario il segretario sembra aver recuperato un metodo: dalla cultura del "conflitto" a quella del "patto" con i corpi intermedi tornati interlocutori, in un cambio di atteggiamento parlamentare e politico nel modo di fare opposizione.

Zingaretti ha scelto la strada non della rivoluzione ma della "rigenerazione", provando a mettere ordine e a rivitalizzare un campo, aprendo il più possibile, senza rompere ciò che di per sé è già fragile.

Adesso tocca a lui far riuscire bene l'amalgama, dandogli un'anima perché dopo le condizioni necessarie, c'è lo spazio della creatività, possibile e necessaria.

Tiziano Conti

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