giovedì 27 giugno 2019

26 giugno 1963, Berlino Ovest, John Kennedy: Ich Bin ein Berliner

Costruire ponti anziché muri
di Tiziano Conti


Come è lontano quel tempo! Oggi Trump, in sfregio all’Europa, consiglia alla Gran Bretagna una Brexit senza accordi e senza pagare una sterlina dei costi generati.

Allora, quasi sessanta anni fa un Presidente americano, chiedendo di abbattere il muro, si proclamava cittadino di Berlino.

Oggi quelli che cercano di entrare negli Stati Uniti, muoiono per le condizioni impossibili che sono state create: è di oggi la grande commozione suscitata dalla fotografia di un padre e una figlia annegati e trasportati a riva dalla corrente, sulla sponda sud del fiume Rio Grande, tra USA e Messico.

Il discorso pronunciato da John Fitzgerald Kennedy il 26 giugno del 1963, davanti alla porta di Brandeburgo, a pochi metri dal celebre muro che divise Berlino Est da Berlino Ovest, resta uno dei più memorabili della storia. Dal balcone della sede dell’amministrazione comunale di Berlino Ovest, davanti a una folla immensa, il presidente americano pronunciò queste parole: “Tutti gli uomini liberi, ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino e quindi, come uomo libero, io sono un berlinese”.

La folla rispose con un’ovazione. Quel giorno Kennedy, accolto come un liberatore, creò una breccia nel Muro (22 mesi dopo la sua costruzione) e lanciò una sfida. Diretto, efficace, umano. “Non vivremo mai più un giorno come questo”, dirà poco dopo sull’aereo che da Berlino lo portava in Irlanda: quello sarebbe stato il suo ultimo viaggio in Europa. La tragedia di Dallas era alle porte.

L’idea della frase venne in mente a Kennedy all’ultimo momento, così come la scelta di pronunciarla in tedesco. Kennedy chiese al suo interprete, Robert H. Lochner, di tradurgli “I am a Berliner” mentre stava già salendo le scale del municipio. Con l’aiuto di Lochner, si esercitò con la pronuncia della frase nell’ufficio del sindaco Willy Brandt e tenne in mano un foglietto su cui aveva annotato la pronuncia.

Davanti alla stessa porta tenne un discorso anche Ronald Reagan, nel 1987, mentre nell’Unione Sovietica erano in corso le prime aperture del regime volute da Michail Gorbaciov. Reagan disse che c’era una sola cosa da fare per rendere quelle aperture alla libertà credibili all’Occidente: abbattere il Muro di Berlino. Si rivolse personalmente a Gorbaciov con una frase che poi dette il nome al discorso: «Mister Gorbaciov, tear down this wall!», “Signor Gorbaciov, butti giù questo muro!”. Due anni dopo, nel 1989, il muro fu abbattuto.

Quello di Kennedy, seppur lontano nel tempo, è un discorso che acquista forza e viene immediato confrontarlo con quanto affermato varie volte da Papa Francesco “Costruire ponti anziché muri” e con l’ostinazione dell’attuale presidente americano Trump nello sfidare il Congresso per costruire un muro al confine col Messico.

La libertà ha molte difficoltà e la democrazia non è perfetta. Ma non abbiamo mai costruito un muro per tenere dentro i nostri, per impedir loro di lasciarci. Voglio dire a nome dei miei compatrioti che vivono a molte miglia da qua, dall’altra parte dell’Atlantico, che sono distanti da voi, che sono orgogliosi di poter dividere con voi la storia degli ultimi 18 anni. Non conosco nessun paese, nessuna città, che è stata assediata per 18 anni e ancora vive con vitalità e forza, e speranza e determinazione come la città di Berlino Ovest.

(John Kennedy). 



Tiziano Conti
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