sabato 1 giugno 2019

Sao Bernardo in Brasile

30 anni di vita di una solidarietà operativa


La firma di Humes per il Centro Comunitario 

Belle, "importanti", le due pagine dedicate dal Messaggero, il settimanale della nostra Diocesi alcune settimane fa, al Progetto.

Nadia Bassi, la sua coordinatrice: "Andai per la prima volta nel 1991. Mi si piantò un chiodo dentro. Le cose che vidi nella favelas non si possono raccontare...mi rendevo conto che io avevo tutto e loro niente. Mi sentivo in colpa, la prima visita fu traumatica".

Siamo tanti ad andare a Sao Bernardo, da Imola, da Lugo, da atri comuni della nostra Diocesi.

Sono stati tantissimi, che pur non avendo visto si sono attivati con centinaia di iniziative per una solidarietà concreta, che non fosse solo a parole. 

Oggi tanti di noi, uno su tre di noi, sono contenti che chi ci governa non permetta che "stranieri" vengano a "casa nostra" a darci fastidio.

Quanto bisogno ci sarebbe oggi che qualcuno degli altri due dei tre si scuotesse dal peccato più grave, quello dell'indifferenza.

Marcello Grandi, sindaco di Imola nel 1989 quando nacque il Progetto, dice:

"Cosa insegna tutta la vicenda di Sao Bernardo?"

"Rappresenta un modello valido di adozione a distanza di un territorio perchè aiuta lì a fare attività di sostegno all'educazione, solidarietà sociale. E' un modello vincente che andrebbe diffuso nel mondo occidentale (a Lugo N.d.R.) perchè potrebbe portare risultati vincenti anche in altre zone del mondo, penso in particolare alla situazione africana.

E' nel continente africano che si gioca il futuro dell'umanità: per la pace, per lo sbocco dei mercati cinesi (la cina in Africa sta investendo tantissimo), americani, europei e quindi per lo lo sviluppo e l'occupazione, per l'equilibrio ambientale.

Lo straordinario Progetto con il Brasile nacque da una presenza missionaria della nostra diocesi.

Quante presenze ha ora la Diocesi di Imola in Africa?

Lasciarli a casa loro perchè è il dove sono nati, con la loro cultura, le loro abitudini, le loro relazioni, ma dove possano vivere dignitosamente e in pace è ben diverso dal "Io qui non li voglio". 

Arrigo Antonellini

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