mercoledì 31 luglio 2019

Foto e Parole

 Cronaca da Serravalle 2
di Paolo Caroli 


Miei cari lettori, sono di nuovo in pista.




Riparto da dove ci eravamo lasciati.
Mi piace alzarmi presto la mattina.
La sveglia è alle 5,30.
Faccio colazione abbondante con noci, mandorle , miele e fette biscottate.
Fuori la temperatura segna 14 gradi.
L'aria è pungente.
Salgo in macchina per l'eremo di Camaldoli.
A metà strada incontro un capriolo, si ferma, mi guarda, poi 2 scatti a zig zag e
sparisce dentro l'abetaia.
Poco prima dell' eremo altro incontro con mamma daino col bamby.
Uno spettacolo di bellezza e di amore materno.
L'incontro mi appaga; questo succede solo di mattina presto quando i bosco è racchiuso nel magico silenzio che colpisce l'anima.
La campana dell'eremo suona il mattutino delle 6.
Cammino per 3 ore tra note dell'aria e pace.
Poi il silenzio è rotto dal ronzio inquietante del cervo volante che mi punta minaccioso.
Sto attento a non farmi beccare, perché è doloroso.
Contro luce la sua corazza brilla di blu.
Nove anni fa trascorsi la vacanza a Serravalle, e mi piacque.
Una sera al bar del borgo feci una chiacchierata con un novantenne del posto.
Mi disse che era figlio dei lamponi.
Lo ascoltai incuriosito, davanti ad un bicchiere di vino color del sangue.
Cominciò così.
Serravalle e dintorni dopo la prima guerra mondiale era un paese molto vivo.
I padri camaldolesi tenevano curate le abetaie e l'industria del legno dava da mangiare a tante famiglie.
Le abetine venivano piantate nei prati ed erano circondate da rovi di more e di lamponi a protezione dei germogli.
Quando c'era la fioritura l'aria era così profumata che le donne del paese odoravano fortemente di lamponi, ed erano più desiderate.
Gli uomini rinunciavano all'osteria.
La nascite così raddoppiavano.
Forse aveva esagerato,forse.
La favola della donna al profumo di lampone l'ho trovata così catturante, che alla fine penso che sia proprio andata così.
A risentirci presto.


Paolo Caroli


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