martedì 10 settembre 2019

Colonie per l’infanzia sulla riviera romagnola, immaginario infantile di molti

Di Valeria Giordani 


Fortunata (accattivante) la scelta del ‘focus’, pregevole il lavoro.


Una mostra – e un libro presentato alla sala Codazzi della Biblioteca Trisi di Lugo, ripropongono le immagini delle colonie per l’infanzia fasciste, fenomeno precedente al fascismo per concezione e attività (promosso già dal 1840-1850 prevalentemente da congregazioni benefiche e di carità, soprattutto per cura e convalescenza da malattie allora diffuse) ma dal fascismo assunto come momento generale e stile pedagogico, per formare e uniformare i futuri cittadini-soldati.

Tra Marina di Ravenna e Cattolica, sull’Adriatico romagnolo per ovvie ragioni di campanilismo del Duce, (presente, perché lui stesso soggiornava al mare con la famiglia) furono ben 240 le colonie in 80 km di costa; vi soggiornarono decine di migliaia di bambini e ragazzi, che trascorrevano giornate ritmate da programmi pedagogico-politici su modello militare, ma mangiavano anche più abbondantemente che a casa, facevano ginnastica, giochi, saggi, movimento, passeggiate benefiche nell’aria balsamica delle pinete, si sottoponevano a una percentuale di ore di istruzione fascista. I ragazzi erano assistiti da vigilatrici volontarie, donne per l’età infantile, donne e uomini per i ragazzi in età già verso l’adolescenza, divisi per genere.

Le colonie hanno dato origine a uno stile architettonico, di cui sopravvivono sulla costa romagnola molti esempi. La loro diffusione non era graditissima nelle località di mare che sorgevano e puntavano a frequentazioni più eleganti, ma contribuirono indubbiamente a ‘popolarizzare’ massicciamente il fenomeno della vacanza. Durante la seconda Guerra mondiale- riflessione amara emersa nella presentazione- alcune sono state utilizzate sia come basi che come ospedale per soldati feriti, così ricoverati proprio sotto le scritte ‘Voi sarete i soldati di domani’ che avevano visto da bambini .

Le colonie sono uno di quegli aspetti che fa dire ad alcuni che ‘il fascismo ha fatto anche cose buone’: dimenticando le finalità che sottostavano a quelle ‘cose buone’, che erano l’irrobustimento e la preparazione alla prevaricazione – con la forza raggiunta- di altri popoli e società.

Ma il fenomeno della ‘colonia estiva’ non si è fermato con il tramonto della società fascista; è continuato nel Dopoguerra, e costituisce ricordi di infanzia per molti, anche nelle generazioni successive, mantenendo in parte il modello organizzativo della colonia, naturalmente con avanzamento nei programmi del benessere fisico e dell’esperienza collettiva piuttosto che l’impronta militare. Le immagini e i video mostrati nell’esposizione, nel corridoio della Biblioteca, rimandano quindi ai ricordi e all’immaginario infantile comune a molti.

La mostra è visitabile negli orari di apertura della biblioteca (fino al 18 settembre, ma è annunciata una proroga di una settimana; poi passerà a Cervia il 28 settembre), nel lungo corridoio a piano terra. Il libro, a cura di Roberta Mira e Simona Salustri, con saggi di Luca Rossi, Valter Balducci, Giancarlo Cerasoli, Laura Orlandini, e la presentazione ha visto interventi della direttrice della biblioteca Trisi Luciana Cumino, dell’assessore alla cultura del Comune di Lugo Anna Giulia Gallegati, del Direttore dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea in Ravenna e provincia, Giuseppe Masetti. Il volume, “Colonie per l’infanzia nel ventennio fascista; un progetto di pedagogia del regime” è edito da Longo.

Valeria Giordani
Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento