sabato 12 ottobre 2019

Alla tavola di Sua Eminenza

Il cardinale Chiaramonti, vescovo d'Imola a cura di Michele Pagani e Marco Violi 


Prima sala dell'appartamento cardinalizio del Museo Diocesano di Imola, 19 ottobre │ 1 dicembre 2019.




Ritorno ad Imola. Nuovamente alla riscoperta delle arti minori

Il ruolo del Museo Diocesano di Imola, fondato nel 1962 da mons. Antonio Meluzzi, è sì quello di conservare ed esporre le opere d'arte provenienti dalle chiese della diocesi, ma anche e soprattutto quello di esaltare il valore, il contesto, di opere che fanno parte dell'esperienza spirituale della comunità cristiana. 


Si tratta, perciò, di testimonianze che sono espressione concreta di un radicamento dell'identità locale nella vita della Chiesa particolare. È evidente, allora, che il Diocesano non è più solamente un luogo di deposito – più o meno temporaneo – di materiali artistici, ma una testimonianza del percorso culturale e dell'impulso spirituale della comunità legata ad un territorio la cui storia civile e religiosa, l'esperienza di fede, il vissuto di tante generazioni si sono espressi in preziose testimonianze artistiche, in un prodigioso patrimonio culturale, capace di presentare un messaggio religioso sempre vivo ed attuale. 

Perciò il nostro museo, da alcuni anni a questa parte, ha intrapreso un vero e proprio cammino alla riscoperta di quei materiali artistici perlopiù sacri che, per consuetudine, vengono inseriti all'interno delle cosiddette arti minori. Crediamo infatti – nel XIII e XIV secolo, peraltro, il concetto di arte minore non trova alcun fondamento – che le forme di produzione alternative alla pittura, alla scultura e all’architettura (ossia le arti maggiori) siano meritevoli di una particolare attenzione: spesso costruiti con materiali preziosi, questi oggetti hanno contribuito in maniera determinante alla divulgazione in aree lontane degli stili delle loro zone di provenienza. 

Non è un caso che i prodotti delle arti decorative o applicate, a partire dal primo Ottocento, comincino ad essere studiati e valorizzati nei musei, e più profusamente nel XIX e XX secolo, spesso col fine didattico di istruire le giovani generazioni di artigiani nel solco di una tradizione autorevole, in un contesto revivalistico che comprende realtà neomedievali – si pensi che nel Medioevo la considerazione riservata alle arti minori e ai suoi artefici fu tanto alta quanto quella per le arti maggiori – come l’Arts and Crafts inglese o l’italiana Aemilia ars. Inoltre, non dimentichiamo che il concetto di utilitas non sempre è stato considerato negativo: la funzione pratica di un oggetto non ne svilisce e decresce la bellezza, così come il suo valore suntuario ne favorisce la durata (l’oggetto prezioso viene così reimpiegato o rilavorato in oreficeria, quello utile lo si continua a usare, come nel caso dei codici miniati). 

Ecco allora che il Museo diocesano di Imola, dal 2015 ad oggi, ha promosso al suo interno le mostre monotematiche sui tesori della cattedrale di Imola, sui reliquiari ad ostensorio, su quelli antropomorfi, sui manufatti monastici, sugli ostensori, sui calici, sui tabernacoli da viatico, aventi tutte per oggetto materiali afferenti le arti sacre minori. In soluzione di continuità con queste si sono svolte mostre sulla piccola plastica devozionale in terracotta, sui gioielli in micromosaico, sull'orologeria e sulla grafica antiche, sugli scrigni e i cofanetti, sino a quella sulle cartegloria conclusasi lo scorso 19 maggio. Con una particolare attenzione a mostrare non solo il vasto e variegato patrimonio artistico diocesano, ma cercando di porlo anche a confronto con opere provenienti da raccolte pubbliche e, spesso e volentieri, anche private.

“Alla tavola di Sua Eminenza il cardinale Chiaramonti, vescovo d'Imola” rappresenta, dunque, l'ultimo virtuoso esempio di quanto sino ad ora affermato, laddove la fattiva collaborazione tra soggetti privati, studiosi ed istituzioni museali non necessariamente del territorio, diviene strumento di promozione di un progetto culturale atto alla riscoperta, valorizzazione e conoscenza di materiali artistici di uso liturgico – spesso caduti in disuso, ancorché di pregevolissima fattura – sottraendoli ad un destino di oblio e sicura dispersione.


La mostra


Oggetto dell'esposizione – scientemente e significativamente allestita all'interno della prima sala dell'appartamento cardinalizio del palazzo vescovile, che ebbe tra i suoi più illustri “inquilini”, dal 1785 al 1799, quel Gregorio Barnaba Chiaramonti in seguito pontefice col nome di Pio VII – la ricostruzione di una sontuosa apparecchiatura per otto commensali, realizzata con materiali attualmente di proprietà degli eredi del Chiaramonti.

Tra questi, citiamo piatti e zuppiere del servizio “alla rosa” (prodotto nell'ultimo quarto del '700 dalla manifattura bolognese Rolandi e Fink), le posate d'argento con stemma del cardinale Chiaramonti (realizzata tra il 1785 e il 1787 del celebre orafo romano Vincenzo Belli) e una parte consistente del grande servizio in vetro di Murano (post 1785), recante su ogni pezzo lo stemma del cardinale Chiaramonti dipinto a smalto policromo.

I cosiddetti surtout de table (detti anche deser) sono fastosi centrotavola – costruiti in bronzo dorato, marmi pregiati e pietre dure, argento, vetro di Murano e cristallo, come pure porcellana e maiolica – destinati ad essere posti al centro della tavola da pranzo nelle occasioni formali; nati nell’ultimo Seicento, divengono nel corso del secolo successivo e, particolarmente in epoca napoleonica, delle autentiche architetture da tavola sovrabbondanti di ringhierine, scalette, colonne sostenenti vasi, pinnacoli e piccoli busti. A Roma eccelse in questo tipo di arredo la bottega dei Valadier, i cui magnifici surtout de table in bronzo cesellato e dorato al mercurio, impreziositi da marmi policromi e pietre dure, erano contesi dall’élite (in gara nel riallestimento dei propri palazzi) che frequentava il suo atelier di via del Babuino, sito com’era nel cuore della Roma del Grand Tour. In Francia Pierre-Philippe Thomire (1751-1843): straordinario ed imponente, per esempio, l’esemplare composto da un grande surtout, vassoi, coppe, alzate e candelieri in bronzo dorato, con piani in specchio e cristalli custodito al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo.

Protagonista indiscusso della tavola – il cui complesso intervento di restauro appena conclusosi, eseguito con perizia e competenza da Michele Pagani, è stato promosso dal nostro istituto culturale appositamente per questa esposizione – sarà poi il monumentale (circa 2,50 m di lunghezza) surtout de table in marmi policromi, bronzo e legno dorati (attualmente in corso di restauro) con ogni ragionevole presupposto realizzato sempre per Chiaramonti (anch'esso di proprietà degli eredi di Pio VII). 

L'accurato restauro conservativo è consistito prevalentemente nella pulitura e nel consolidamento dell’eterogeneo manufatto, composto da elementi lignei dorati, gruppi scultorei lapidei e bronzei, elementi architettonici in marmo e alabastro e basi composite, in marmo statuario, intarsiate con decori in pastiglia policroma. Con grande sorpresa la pulitura ha messo in luce l’autenticità di gran parte dell'opera, risalente ad un periodo compreso tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, ed integrato successivamente, verso la fine dell'Ottocento, con altri elementi, probabilmente dispersi nel corso del tempo. Lo studio dei materiali compositivi potrebbe fornire preziose informazioni, utili per attribuire l’opera, ad oggi ancora anonima, azzardando così alcune ipotesi sull’identificazione della bottega artigiana che ha realizzato il prezioso manufatto. Per la prima volta, dopo molti anni di giacenza nei depositi, il centrotavola potrà essere ammirato, riassemblato in tutte le sue parti, sulla tavola del suo originale proprietario.

Ritornerà ad Imola – dopo oltre duecento anni – anche il ritratto del cardinale, eseguito nei primi anni del suo episcopato imolese.

Intorno al grande tavolo apparecchiato sono poste otto raffinate sedie (parte di un set di dodici) di evidente stile del Direttorio; fanno parte di un grande ed articolato arredo, fatto eseguire per la galleria di collegamento tra l'appartamento cardinalizio e quello domestico, costruita per volontà di Chiaramonti quando si trovava ancora a Parigi prigioniero di Napoleone Bonaparte.

A corollario della tavola di Chiaramonti, saranno poi esposti anche alcuni altri arredi, tra i quali citiamo uno splendido e raro surtout de table in maiolica e biscuit di Ginori, databile all'ultimo Ottocento, a testimonianza che questo tipo di centrotavola da palazzo, anche nel tardo Ottocento, continuava ad essere prodotto dalle più importanti manifatture italiane (in prestito da Raffaello Pernici - Best Ceramics di Rosignano Marittimo).


Enti patrocinatori e sostenitori della mostra
La mostra gode del patrocinio dell'IBC della Regione Emilia-Romagna (Istituto per i beni artistici culturali e naturali).

Partner tecnico: ETRA restauri s.n.c.

Main sponsor: Fondazione Cassa di Risparmio di Imola | Confartigianato Imprese Bologna Metropolitana|Fondazione Istituzioni Riunite di Imola | Allianz Bank Private senior partner Silvana Cortecchia.

Sponsor: Rotary club Imola|Lions Club Imola Host|Credito Cooperativo Ravennate Forlivese & Imolese|Normanni Assicurazioni Imola gruppo Cattolica Verona|ICEA Impresa di Costruzioni Civili ed Industriali|Giacometti Impianti Imola|Associazione ristoratori e albergatori del comprensorio imolese|La Bottega di Palazzo|8X1000 Chiesa Cattolica|Pro Loco di Imola.

Allestimenti: VERDARTE Imola

Media partner: Il nuovo Diario Messaggero.

L'inaugurazione
L'inaugurazione è fissata per sabato 19 ottobre alle ore 17.30.

Saluti:
S. E. mons. Giovanni Mosciatti, vescovo di Imola

Intervengono:
Andrea Ferri Vicedirettore dell’Archivio Diocesano di Imola
Valentina Mazzotti Conservatore del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Michele Pagani e Marco Violi Curatori della mostra

A seguire apertura e visita guidata dei curatori alla mostra.

Sede - orari di apertura - info

MUSEO E PINACOTECA DIOCESANI DI IMOLA e DELLE CARROZZE

Palazzo Vescovile | Piazza Duomo, 1 - 40026 Imola (Bo)

Orari di apertura

martedì, mercoledì e giovedì: ore 9-12

martedì e giovedì: ore 14-17

sabato: ore 10-13 / 15.30-18.30 (tutti i sabati visita guidata alle ore 17)

domenica: ore 15.30-18.30

La Guida alla mostra (32 pagine a colori, formato A5) è disponibile in museo o presso la redazione de Il Nuovo Diario Messaggero.

Info   tel. 0542 25000
museo@imola.chiesacattolica.it
www.facebook.com/museodiocesanoimola

Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento