venerdì 27 marzo 2020

A sei in Quarésma!

Ci siamo proprio, nel senso più duro, sacrificio
di Lucia Baldini




Passando in rassegna  i miei libri, in questi giorni di isolamento forzato, mi è capitato fra le mani un libro del fusignanese Francesco Capucci, a cura della figlia Rita, Il bel parlare romagnolo, Edit Faenza. 


A pag 85 due termini dialettali in sintonia con queste giornate. La prima è "quarantena". L'esempio è: l'à bsogn d'quarantena. Si dice di notizia che va verificata, essendo, così com'è, inattendibile.

Subito dopo, "Quarésma".Trascrivo: L'origine dei detti popolari sulla Quaresima va ricercata nel rigore con cui la Chiesa un tempo prescriveva, in questo periodo di 40 giorni (dal lat. quadragesima) che corre dal carnevale alla Pasqua, il digiuno penitenziale, sull'esempio di Cristo e al fine di ben celebrare la Settimana Santa.....Certi detti restano, sia pure confinati, se non nell'uso, nel ricordo di pochi anziani. Così: in cla ca l'è sempar quarésma, di famiglia ove si mangia poco e male; l'è zènt èn e una quarèsma, sono cent'anni, è un'eternità; lòng  coma la quarèsma, durevole, interminabile (lavoro, discorso ecc.); l'è mei fèa una vzeglia che una quarèsma, di due mali conviene scegliere il minore.

La sua saggezza, forte di radici lontanissime nel tempo, è attualissima. Chissà quante ne ha viste nella vita, Francesco. E da là dov'è ora, un luogo dove il mostro non attecchisce e non fa paura, ci porge le sue pillole di saggezza: abbiamo bisogno di tanti, tantissimi medicinali, anche e soprattutto di quelli che non scadono mai, come le sue parole. Grazie.

Lucia Baldini 
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