martedì 21 aprile 2020

Aprile 1945

Sant'Agata: la fine dell'incubo
 di Armanda Capucci

E’ il 12 aprile 1945, primo pomeriggio, nella periferia a ovest di S. Agata.


Inglesi e neozelandesi sono finalmente arrivati in paese fin dal mattino, da via Fornace, superando l’ostacolo più difficile presso le anse del “Fiume Vecchio” e da via Bastia attraverso il nuovo fiammante ponte Bailey costruito in una notte sulle macerie del vecchio ponte.
Ma, strada facendo, verso Massa Lombarda, incontrano ancora qualche resistenza tedesca, come in via Angiolina dove sono costretti a procedere carponi nel letto del Fossatoncello secco e pieno di rovi, ancora un piccolo baluardo per il nemico che non si vuole arrendere; all’incrocio con via Giardino, un’altra scaramuccia dove un soldato tedesco sparerà disperatamente fino all’ultimo, rimanendo sul terreno e un carro armato ormai
bloccato, resterà lì, inerte, sul ciglio del fossato, per anni, come uno scheletro funesto.


 Inglesi e neozelandesi, entrando in S. Agata fin dal mattino, si sono meravigliati di trovare, dopo tanta distruzione, ancora delle persone viventi e così anche in campagna dove battono casa su casa e, ai civili usciti in massa dai rifugi, donano un po’ di tutto, dalle sigarette, alla cioccolata, alle arance, alle scatolette di carne. In verità, i più affabili sono i soldati semplici. I capi sono un po’ più burberi.
Alcuni si sistemano nelle abitazioni rimaste ancora in piedi e vi resteranno appena una settimana, altri proseguono verso Massa Lombarda che sarà liberata il giorno successivo. 


Si respira aria di libertà, la fine di un lungo incubo, ma alla gioia per la liberazione si unisce il pianto di chi ha perduto i suoi cari, da un momento all’altro, in quei tre giorni di passione.
Dopo la terribile notte del 9 aprile, che ha visto la completa distruzione della Canonica, l’Arciprete Mons. Giovanni Ceroni con le sorelle, le suore dell’Asilo Azzaroli, il giovane cappellano Don Domenico Antonelli ed altre famiglie trova rifugio presso casa Zani in via Schiantamantello. Lì resterà per qualche tempo e il magazzino servirà da chiesa con un piccolo altare per celebrare la Messa.

Finalmente, si esce dall’isolamento e con mezzi di fortuna, si seppelliscono i morti alla meglio, nel cimitero bombardato e privo ormai della sua chiesina; si comincia a correre da una casa all’altra, per avere notizie di parenti ed amici, che non sempre sono buone ed ogni volta è un colpo al cuore. 
Poi, ci sono i feriti che alcune buone persone come Michele Gianstefani ed Eguinaldo Zardi, trasportano su un rudimentale camioncino con la Croce Rossa all’Ospedale di Massa Lombarda ma certe schegge di granata erano infette e qualcuno non ce la fa a vincere l’infezione.
Le prime quarantotto ore dopo la Liberazione riservano ancora qualche pericolo, specie per le donne: certi soldati le vedono come prede di guerra e non sempre i loro capi riescono a frenarli.
 Per le strade piene di buche è tutto un andirivieni, a piedi, fra la polvere, di chi va a cercare non solo i propri parenti ma anche la casa col timore spesso giustificato di trovarla danneggiata o distrutta.
 Dopo il 25 aprile, lentamente, gli sfollati cominciano a trasferirsi, la vita riprende, c’è tanta voglia di normalità, ma la tragedia non è ancora finita. Purtroppo, dopo anni di dittatura, è arrivato per qualcuno il momento cosiddetto della “resa dei conti”, sempre ingiustificabile, tanto più quando si tratta di persone innocenti o di vendette personali.
 A S. Agata, le vittime sono quattro, tre uomini assassinati con arma da fuoco e una donna scomparsa.
 L’argomento, in questi 75 anni, è stato oggetto di discussioni a non finire ed ancor oggi non si sono trovate né motivazioni, né giustificazioni convincenti. Si fa un bilancio totale delle vittime: ben 91 deceduti per scoppio di granata, di mine o bombardamento aereo compresi sei giovani militari. Poi, ci sono i prigionieri di guerra che tarderanno a tornare. 

Il C.L.N. composto da diversi partiti, che ha operato anche nel nostro paese, riunendosi clandestinamente, nello studio di Don Domenico Antonelli, all’insaputa dell’Arciprete mons. Giovanni Ceroni, ha già predisposto, come negli altri comuni, i quadri per l’inizio di una nuova Amministrazione d’emergenza. Il primo sindaco provvisorio è Adriano Venturini, capomastro-muratore, nato a S. Agata e residente a Lugo.
Resta in carica per sei mesi dall’aprile all’ottobre 1945. Sarà sostituito da Achille Brunetti,artigiano-liutaio, seguito da Tommaso Penazzi.

 Intanto, si pensa alacremente alla ricostruzione e alla ripresa: sorgono le baracche di legno prefabbricate, per i senza tetto, con i finanziamenti dell’U.N.R.R.A. e si riaprono le scuole che funzioneranno tutta l’estate per recuperare il tempo perduto. 

E si comincia anche a pensare al divertimento; nella “Camaraza”, sede dei Repubblicani in Via Cavour, non si può ancora ballare perché l’edificio è danneggiato ma, ben presto si costruirà il terrazzo belvedere per i balli estivi. La vita continua. Saranno mesi frenetici, ma niente sarà più come prima. Da allora, sono trascorsi 75 anni.

Oggi abbiamo ricevuto dalla Nuova Zelanda una lettera commovente che ci ricorda i giorni “dell’Apocalisse”, da Albert Tibble nipote del sergente neozelandese maori Wiro Tibble che combatté eroicamente con i suoi soldati presso le anse del Fiume Vecchio. La lettera è stata spedita su Face Book in risposta alla pubblicazione del sindaco Enea Emiliani, il 12 aprile 2020. “Buona sera alla gente di S. Agata sul Santerno. Buona Pasqua a tutti voi dalla Nuova Zelanda e un felice giorno della Liberazione. Al popolo di S. Agata sul Santerno saluto dalla Nuova Zelanda. Nel gennaio 2015 ho viaggiato a S. Agata sul Santerno in pellegrinaggio per visitare la zona dove, il 10 aprile 1945 mio nonno Tenente Rau Wiro “Red”Tibble ha attraversato il fiume Santerno lungo via Tiglio Destro con i suoi cannoni anti-serbatoio per cacciare le forze tedesche dal ponte ferroviario e dalla stazione. Ricordo con grande affetto il mio viaggio dalla Nuova Zelanda a Bologna, Lugo e S. Agata sul Santerno. I nostri pensieri e il nostro amore sono con tutti voi a S. Agata sul Santerno e con il popolo italiano mentre combatte la pandemia mortale che sta attraversando tutto il mondo. Qui, in Nuova Zelanda, abbiamo misure rigorose per eliminare Covid 19. Fin’ ora abbiamo circa 1300 casi positivi con soli 4 morti. Per favore siate forti! Anche se Oceani e Continenti ci separano, siamo più vicini di quanto pensiamo. Albert Tibble.
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