martedì 14 aprile 2020

Verso la Liberazione di Sant'Agata


12 aprile 1945 : dopo tre giorni di passione e di attesa
di Armanda Capucci

La Domenica dell’8 aprile, Domenica in Albis, trascorre tranquillamente: forse c’è più silenzio del solito per chi è abituato ormai da troppo tempo a rumori funesti.
Però, da qualche radio clandestina si odono strani messaggi ed i Tedeschi non sembrano del tutto tranquilli. Anche il lunedì mattina, scivola via normalmente. Ma alle 13,05 si scatena l’Apocalisse: un nugolo di aerei alleati, oltrepassa in un baleno il fiume Senio e, seguendo il corso del fiume Santerno, per oltre 90 minuti, investe la Bassa Romagna e bombarda tutta la linea (linea Laura). Fra le 14 e le 15 di quel giorno, viene gravemente “spezzonato” il territorio di S. Agata.

Il rombo si fa sempre più vicino e assordante: come una grande nuvola gli aerei in arrivo coprono il sole, il cielo si oscura all’improvviso e tante persone rimaste all’aperto per godersi la bella giornata di primavera, non fanno in tempo a raggiungere i loro rifugi. I bombardieri B 24 Liberator provenienti da Cerignola di Foggia sganciano 8320 bombe a frammentazione dall’altezza di 6500 metri. Dovunque, passata la prima, solo la prima, bufera, fra il polverone, si cercano le vittime, si soccorrono i feriti, si chiamano gli assenti. Poi, un silenzio di morte, cala sulla pianura. Il bombardamento a tappeto continua anche la notte successiva illuminata a giorno dai “bengala”, con bombe prorompenti a catena. La terra trema come per il terremoto, le case crollano, talvolta sui rifugi e l’orologio della Torre civica ferma le sue lancette sulle tre di notte.

Il buio si mescola alle grida dei feriti, alle urla di disperazione, alle voci dei soccorritori. La canonica della chiesa crolla sul rifugio in via Fucci Pollini; Don Domenico Antonelli, giovane cappellano, assieme ad altri volontari, si prodiga nell’estrarre gli sfollati dalle macerie e nel soccorrere i feriti, una donna anziana perde la vita. Il giorno successivo, il calvario continua: a mezzogiorno la prima ondata, vengono sganciate bombe a frammentazione di tipo incendiario e subito dopo una seconda ondata con altri 8832 ordigni di morte. Dunque, quaranta fortezze volanti che passano più volte nel cielo di S. Agata riducono il paese ad un cumulo di macerie trasformandolo in un paesaggio dantesco: ciò che non è stato distrutto nelle prime incursioni, viene poi incenerito dalle fiamme.

Così, la prima parte del piano degli Alleati, cioè l’attacco dal cielo per preparare quello da terra si è quasi concluso. Nella notte fra il 10 e l’11 aprile vengono gettati i ponti Bailey sul fiume Santerno a sostituire quelli distrutti dai Tedeschi in ritirata. Poi, a nord e a sud della statale Ravenna-Bologna, per un fronte di 13 Km con tre teste di ponte, il fiume Santerno viene raggiunto e attraversato dall’VIIIa Armata Britannica formata da truppe inglesi e neozelandesi, indiane e polacche. Queste incontrano “la più forte resistenza nei pressi della ferrovia e della strada di S. Agata”, come annuncia il “Corriere Alleato del 14 aprile 1945.

Le anse del “Fiume Vecchio” costituiscono un ultimo baluardo disperato per i Tedeschi, ormai allo stremo, mentre le truppe neozelandesi si impegnano eroicamente con tutti i loro mezzi subendo gravi perdite. L’ufficiale neozelandese maori Wiro Tibble, al comando del suo plotone, compie un’impresa straordinaria facendo trascinare dai suoi soldati un cannone da una riva all’altra del Santerno, sotto il fuoco nemico, per fiaccare la resistenza dei Tedeschi annidati nelle anse del “Fiume morto”. La testimonianza è del nipote Albert Tibble giunto a S. Agata nel 2015 dalla Nuova Zelanda per visitare i luoghi di battaglia raccontati dal nonno. Nella mattina del 12 aprile il territorio di S. Agata viene finalmente occupato dalle forze alleate da sud, a nord, a ovest, e così anche le frazioni lughesi di San Lorenzo e Santa Maria in Fabriago.

Le prime truppe ad entrare in S. Agata, provenienti dal sottopassaggio della ferrovia in via Fornace e dalla via Bastia, sono neozelandesi e inglesi, mentre i Tedeschi si allontanano verso Massa opponendo ancora un’ostinata resistenza presso il Fossatoncello, nei fossati e in campagna. Indimenticabile 12 aprile 1944: il paese di S. Agata è finalmente libero! Da allora, sono trascorsi 75 anni, ma il 12 aprile 2020, domenica di Pasqua, non è stato un giorno di liberazione, è stato un giorno triste: siamo invasi da un altro nemico terribile, più subdolo e pericoloso perché invisibile: è il “Corona virus”, più mortale e spietato di qualsiasi altro nemico. Oltre al cocente dolore per le migliaia di vittime, ci impartisce una lezione profonda : “Tu, uomo, che credevi di essere il padrone del mondo, che sei salito sulla Luna e su Marte, che cosa sai fare contro di me?” Lo sconfiggeremo?

Armanda Capucci

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