lunedì 18 maggio 2020

Il Museo Baracca

Del direttore Giovanni Barberini 

Gentile Direttore, caro Arrigo, ti ringrazio per l’opportunità che mi dai con il tuo editoriale di raccontare qualcosa attorno al nostro museo, ai suoi progetti e alle nostre aspettative al riguardo.


Comincerei con la definizione di museo dell’ICOM, l’International Council of Museums, cioè la principale organizzazione internazionale che rappresenta i musei e i suoi professionisti, nata a Parigi nel 1946, in occasione della prima conferenza generale dell'UNESCO, dopo il disastro della Seconda Guerra Mondiale, per far ripartire la cultura attraverso la cooperazione tra tutti i musei del mondo.

“Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto”. 


Ecco, io credo che in questi anni il nostro museo abbia fatto molto in questa direzione. Istituito dal Comune di Lugo nel 1926 e collocato fino al 1990 in una sala all’ingresso della Rocca estense, il museo venne trasferito nel 1993 nella casa natale per adempiere le volontà testamentarie del padre, il conte Enrico. 

Dal giugno del 1993 all’aprile del 1999 il museo ha ospitato una prima sezione, limitata al piano terra, con lo SPAD VII ed alcuni cimeli. I successivi lavori hanno permesso di consolidare l’edificio, in particolare il tetto e la facciata, e di abbattere le barriere architettoniche, mediante la messa in opera di un ascensore che collega i tre piani del palazzo, riedificato in stile liberty agli inizi del Novecento. 

L’acquisizione dell’ultimo piano, nel 2006, ha consentito di inserire nel percorso espositivo quasi tutti i cimeli e, in seguito al nuovo allestimento curato da Claudio Ballestracci, si è potuto presentare nel 2018, per le celebrazioni per il centenario della nascita di Baracca, in una veste decisamente più moderna e affascinante. E’ per ringraziare per me un vero piacere ringraziare per tutto questo Daniele Serafini, che ha saputo in questi anni proporre all’Amministrazione Comunale gli stimoli più fecondi per completare tale trasformazione.

Il museo è cresciuto, è divenuto sempre più oggetto di ricerca storica, è progressivamente aumentato il numero dei visitatori e degli studiosi, italiani e stranieri, con le sempre maggiori visite di gruppi e scolaresche, è sempre più occasione di educazione e diletto. Credo quindi che, fino ad ora, abbia saputo situarsi entro i più seri criteri museali elaborati dall’ICOM.

Dopo il centenario del 2018, culminato con l’emozionante omaggio delle frecce tricolori il 19 giugno sulla nostra piazza e sullo splendido monumento a Francesco Baracca, è cominciato un nuovo percorso del museo, che ci auguriamo possa essere all’altezza di quello fatto in precedenza e della stessa serietà storico/scientifica.

Abbiamo cominciato nominando un curatore delle collezioni del museo, Mauro Antonellini, appassionato conoscitore della storia dell’aeronautica e infaticabile risorsa per le visite guidate al museo. Insieme a lui abbiamo organizzato un corso di formazione sulla storia di Francesco Baracca, rivolto a tutti i volontari che tengono aperto il museo, così che tutti siano in grado di essere di supporto ai visitatori. 

Poi stiamo riordinando i depositi che, come da indicazioni dell’ICOM, sappiamo essere una parte essenziale dei musei, quasi della stessa importanza degli spazi espositivi. Stiamo lavorando con l’IBC della Regione Emilia-Romagna per la catalogazione on line di tutti i documenti che riguardano Francesco Baracca e Paolo Varriale, forse il maggior conoscitore della vita del nostro eroe, sta per pubblicare l’intero epistolario di Baracca, coadiuvato dalla nostra bravissima e giovane volontaria Giulia Garuffi.

Abbiamo appena firmato il rinnovo della convenzione con l’Aeronautica Militare per la valorizzazione del museo, insieme ad altri musei come quello di Vigna di Valle e il museo Caproni di Trento, così come facciamo parte del circuito Case della Memoria, che riunisce le case museo dedicate ai più grandi italiani di sempre. Infine procederemo, sempre sostenuti dalla Regione, al restauro e alla messa in sicurezza di alcune parti della struttura, funzionali ad un prossimo ampliamento del museo.

Se l’emergenza sanitaria non ci avesse costretto a rivedere i piani, tra la primavera e l’estate avremmo realizzato due bellissime mostre che, se tutto procede come speriamo, realizzeremo nel prossimo autunno. E, come dici giustamente nel tuo articolo, siamo prossimi all’inaugurazione della nuova sala dello SPAD, con il decisivo contributo del Rotary Club di Lugo. Insomma, ci stiamo dando da fare.

Il 2023 sarà l’anno di un duplice centenario: quello del circuito del Savio, che rimanda al noto rapporto con la Ferrari, e quello della fondazione dell’Aeronautica Militare Italiana. Lavoreremo sodo per arrivare a quegli appuntamenti molto preparati, per sfruttarne al meglio le possibilità anche se, credimi, non è semplicissimo imporre al mondo Ferrari, come suggerisci nel tuo articolo, la maggiore presenza del nostro museo a Maranello, anche se già in questi anni il nostro rapporto con la Ferrari è andato ben oltre la presenza della vettura di Schumacher. Il nostro Sindaco e l’Assessora alla Cultura si stanno però impegnando a fondo in questo senso e, ne sono certo, questo produrrà dei risultati.

Per finire consentimi di citare un po’ di numeri, riprendendo il titolo del tuo editoriale.

In Italia, dati del 2019, ci sono 7.914 comuni e 4.908 musei. Secondo le statistiche pubblicate annualmente dall’ISTAT, ( https://www.istat.it/it/archivio/239547 ) 1.357 musei, pari al 27,7% del totale, ha meno di 1.000 visitatori all’anno; 1.897 musei, pari al 38,7%, ha fra 1.000 e 10.000 visitatori; 966 musei, cioè il 19,7% ha tra 10.000 e 100.000 visitatori; 146 musei, il 3% del totale, ha tra 100.000 e 500.000 visitatori; 39 musei ne hanno oltre mezzo milione.

Per essere nel Paese che è la culla della cultura e dell’arte a livello mondiale, con un’offerta culturale senza pari, il nostro attuale posizionamento nella fascia percentualmente più elevata per numero di visitatori, non sembra essere un risultato così disprezzabile, ne convieni? Certo si può sempre far meglio e siamo tutti impegnati a farlo, dagli organi politici a quelli tecnici. Sono certo che potremo contare anche sulla tua preziosa collaborazione. Ad maiora.

Giovanni Barberini
Direttore del Museo Francesco Baracca

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