Quanti “anni” sono che Piazza Savonarola è chiusa?

Requiem per l’acciottolato

A quanto
pare, finalmente, riprenderanno i lavori di risistemazione di piazza
Savonarola.

Dopo diversi annunci speriamo che questa volta ciò
avvenga veramente e la piazza esca dall’attuale condizione di
abbandono e di sosta “selvaggia”.

Il progetto
contiene alcuni elementi positivi, come il mantenimento di sette
alberi dei nove esistenti e la creazione di un prato verde al centro,
risultati questi ottenuti anche grazie al confronto con
l’Amministrazione Comunale.

Abbastanza
improbabili saranno, invece, i nebulizzatori che creeranno una
nebbiolina anche nei mesi autunnali e invernali per richiamare una
caratteristica del territorio, come se il grigiore del clima padano
non fosse sufficiente.

Soprattutto
più grave, sarà l’eliminazione dello storico acciottolato dalla
sede stradale in cui si trova attualmente per essere riutilizzato,
soltanto in piccola parte, per creare delle ellissi attorno agli
alberi e una stretta fascia lungo gli edifici.

Questi
ciottoli rappresentano una caratteristica tipica del luogo, esprimono
la sua identità e sono un elemento di stratificazione della memoria.

Se
l’intervento dell’Amministrazione comunale ha come finalità
quello di restituire alla cittadinanza questa piazza, a maggior
ragione dovrebbe conservare quegli elementi tradizionali che hanno un
valore storico, culturale, simbolico e che consentono ai residenti e
ai cittadini tutti di provare un senso di appartenenza al luogo in
cui vivono e non di estraneità, di distacco e alienazione.

Forse i
nostri Amministratori provano verso i ciottoli lo stesso senso di
nausea di Antoine Roquentin, il protagonista del romanzo “La
nausea” di J. P. Sartre che, dopo aver raccolto da terra un
ciottolo “piatto, asciutto da una parte, umido e fangoso
dall’altra”, prova “una specie di nausea dolciastra. (…). E
proveniva dal ciottolo, ne sono sicuro, passava dal ciottolo nelle
mie mani” e lo lascia cadere con disgusto.

Addio ai
ciottoli che verranno gettati via o destinati, quei pochi fortunati,
a diventare aiuole attorno agli alberi invece che continuare a
sostenere i passi delle persone.

Enrico Proni

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