martedì 23 giugno 2020

Donald Trump si sta perdendo l'America

Di Tiziano Conti

L’appuntamento delle presidenziali del 3 novembre, che solo a inizio marzo sembrava una pura formalità, sta diventando un incubo per il presidente Trump, indietro nei sondaggi, ma soprattutto sempre meno in controllo del Paese. Trump latita nella battaglia sanitaria, fatica nella crisi economico-sociale, fa la vittima con i social network - proprio lui, che li ha usati come un randello contro tutti - rincorre la Cina, annaspa sugli scontri di Minneapolis, scatenati dall’insopportabile assassinio di George Floyd per mano di un agente di polizia, arrestato dopo tre giorni di scontri.

Il giorno delle elezioni è ancora molto lontano e troppe incognite vanificano ogni tentativo di previsione, ma Joe Biden e i democratici, non solo per merito loro, ora partono con un vantaggio insperato. E anche se non si può sottovalutare la capacità di fuoco di un presidente in carica, Donald Trump si sta perdendo l’America. 

Proviamo a mettere in fila un po’ di dati. Il bilancio più doloroso è quello delle vittime: oltre 100 mila morti per Covid, maglia nera nel mondo. Da solo, lo stato di New York (venti milioni di abitanti) presenta i dati dell’Italia, con 36 mila casi e 30 mila decessi, mentre la California registra ora il più alto numero giornaliero di positivi e sfiora le 4 mila vittime.

Il colpevole è stato individuato nell’Oms: Trump annuncia lo stop alla collaborazione, dopo aver già deciso la sospensione dei fondi all’organizzazione, accusata di essere filo-cinese.  

C’è poi il bilancio economico. Nei primi tre mesi dell’anno, quelli condizionati solo in parte dal Covid, il Pil americano è sceso del 5%, poco più delle attese, secondo i dati del Dipartimento del Commercio. Il secondo trimestre polverizzerà ogni record: Goldman Sachs e Jp Morgan si attendono una flessione tendenziale del 35-40%. Basti pensare che altri 2,1 milioni di americani negli ultimi sette giorni hanno fatto richiesta di un sussidio di disoccupazione. Il numero è salito così a oltre 40 milioni di persone alla disperata ricerca di un posto di lavoro: in pratica un lavoratore su quattro. 

Donald Trump vede associato il suo nome a una recessione storica, che sta spazzando via anche gli aiuti a pioggia che sono stati iniettati nel sistema e distribuiti alle famiglie. La campagna elettorale, per come era stata pensata dal presidente, è stata totalmente stravolta. Le primarie e i tour elettorali sono scomparsi dal panorama politico. “Keep America Great” (Mantieni grande l’America) scricchiola davanti alla realtà quotidiana. 

Nel frattempo Trump sa di dover alzare i toni e lavora sui suoi vecchi e nuovi “nemici”. L’avversario ora sono i social network. Twitter diventa una bestia da domare, l’amico “dei terroristi e dei dittatori”, come scrive la Casa Bianca. Quei due post del presidente marcati come potenzialmente fuorvianti hanno fatto scattare un ordine esecutivo di Trump - l’equivalente dei DPCM italiani di questi tempi - che modifica la sezione 230 del “Communications Decency Act”, una legge del 1996 che garantiva immunità penale alle piattaforme digitali rispetto ai contenuti pubblicati da terzi.

“Siamo qui per difendere la libertà di parola”, ha spiegato Trump, Lo schema è lo stesso, allora vincente, di 4 anni fa: uno contro tutti. Allora erano i giornali e le televisioni, stavolta tocca ai social network.  

C’è poi Minneapolis. Violenza, razzismo, abuso di potere, c’è tutto questo nel video che mostra l’agonia di un ragazzone afroamericano, soffocato dal ginocchio di un agente. Ma le proteste vanno oltre Minneapolis, per raggiungere altre città americane e mobilitare l’elettorato afroamericano, già massicciamente schierato con Joe Biden.

Anche la corazzata America che conoscevamo fino a pochi mesi fa è stata stravolta dalla pandemia e dalla opacità della leadership di chi la guida.

Tiziano Conti


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