mercoledì 3 giugno 2020

Ottolenghi Cavaliere del lavoro

La famiglia salvata a Cotignola perché ebrea

Come ogni anno, il Presidente della Repubblica, in vista del Festa del 2 giugno, nomina 25 imprenditori con la qualifica di “Cavaliere del lavoro” per sottolineare i loro meriti nel campo dello sviluppo delle imprese, della creazione di posti di lavoro, di contributo dato alla economia del nostro paese.

Uno di questi, nel corrente anno è Guido Ottolenghi, di Ravenna, che opera nel settore della Logistica portuale.

In Romagna non ce ne sono stati tantissimi, alla lunga degli anni.

Ho avuto la fortuna di lavorare a fianco con uno di questi; Giovanni Dalle Fabbriche, faentino scomparso da ormai trenta anni. Fondatore e animatore di realtà cooperative tra le più rilevanti della nostra economia: Agrintesa di Faenza, oggi una delle cooperative ortofrutticole più grandi d’Europa, ICCREA di Roma, capogruppo di uno delle due realtà in cui è articolato il Credito cooperativo in Italia, la Bcc ravennate, forlivese e imolese tra le più grandi in Italia, con sede sempre a Faenza.

Di famiglia di mezzadri, undici figli, uno di quelli che aveva studiato sui banchi della vita anziché su quelli di scuola, come capitava per tanti in quegli anni trenta del secolo scorso. Ma che quando gli eri stato vicino per pochi minuti capivi che aveva i piedi piantati in terra e lo sguardo rivolto al futuro.

Questi sono molti che sono stati insigniti del titolo di “Cavaliere del Lavoro”.

Guido Ottolenghi ha una storia molto importante che lo lega a Cotignola.

Durante la seconda guerra mondiale, a causa della vicinanza al fiume Senio su cui si fermò il fronte nell’inverno del 1944, Cotignola fu ripetutamente bombardata dagli alleati e quasi interamente distrutta.

Il Comune di Cotignola è stato insignito dallo Stato italiano con la Medaglia d’argento al valore civile con la seguente motivazione: “Rimasto isolato fra i due fronti, pur gravemente provato da bombardamenti aerei e terrestri, resistette impavido alle dure sofferenze, subendo la perdita di molti dei suoi figli migliori e la distruzione di beni ed edifici”.

La sua popolazione si distinse, inoltre, per l’opera di solidarietà che offrì coralmente a numerosi ebrei in fuga.

Fra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945 giunsero a Cotignola (RA) numerosi ebrei in fuga dalle persecuzioni razziali. Tutti si salveranno dallo sterminio grazie ad un sistema di protezione unico nel panorama italiano, che si resse su una cooperazione di semplici cittadini e istituzioni comunali.

Vittorio Zanzi, commissario prefettizio del Comune pur senza la tessera fascista, procurava i documenti falsi agli sfollati che indirizzava poi presso famiglie si facevano carico ciascuna di una diversa tipologia di bisognosi: politici, religiosi, razziali.

I primi ad arrivare furono i 7 ebrei torinesi, il cui capofamiglia, Guido Ottolenghi (padre o, più verosimilmente, nonno del nuovo Cavaliere, non sono certo), dopo l’8 settembre 1943 era ricercato come capo partigiano, che erano sfollati a Marina di Ravenna. Dovendo scappare dopo che i tedeschi perquisirono la loro casa in cerca di armi, si rifugiarono a Cotignola, in casa di Luigi Varoli, pittore e scultore e sua moglie Anna. Dopo essere stati tutti lì per circa 15 giorni, essi si trasferirono nelle case di altri cotignolesi. Guido Ottolenghi restò invece in casa Varoli, per non mettere a rischio la famiglia, volendo egli proseguire nelle sue attività clandestine antifasciste.

Ricordiamo, in tema di accoglienza e solidarietà, che veniva fucilato sul posto dalle truppe tedesche ogni italiano che allora dava ospitalità ad un ebreo.

Per dare un’idea dei fatti di allora, mio padre - che era prigioniero in Inghilterra - lesse su un giornale inglese una frase simile a “Cotignola deleted from the maps” (Cotignola cancellata dalle mappe), per i bombardamenti.

La famiglia Ottolenghi, a cui appartiene il nuovo Cavaliere del Lavoro, ha un grande legame con la città di Cotignola, che in tempi difficili seppe dare ospitalità a molti ebrei, a rischio della vita da parte di chi lo faceva.

Tiziano Conti



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