Conclusa la rassegna ‘Musica al Pavaglione’

Sempre eccezionale
qualità nella serata di lirica

di Valeria Giordani

“Musica al
Pavglione- per ricominciare”, rassegna di spettacoli, è terminata,
e vale la pena (anzi è doveroso) un commento e ringraziamento.

Promossa da 6 anni e offerta alla cittadinanza dalla Fondazione
Cassa di risparmi e Banca e Monte di Lugo, a cui si aggiungono alcuni
sostenitori, la rassegna comprende serate di danza e di musica, e
quest’anno –causa i noti motivi – non si è svolta non nel
cortile interno-chiostro del Monte adiacente alla piazza centrale di
Lugo, ma all’interno del Pavaglione. 

Ci soffermiamo qui sulla
serata di lirica del 9 luglio; la lirica non è quasi mai mancata
nelle programmazioni, indubbiamente impegnativa da organizzare, ma
sorprendente per il livello qualitativo a cui viaggia, cosa forse non
del tutto compresa dalla cittadinanza. Forse, se i lughesi
comprendessero del tutto il livello della serata lughese, il
Pavaglione non basterebbe, così come avveniva in passato, quando il
Pavaglione ospitava fiere e l’opera infiammava le passioni private
e politiche delle folle.

Frutto di una
serie fittissima di relazioni personali, che avvolge personaggi
attivi nel mondo della musica, appassionati e Amici del Teatro
Rossini (fulcro della leva in particolare il lughese Guido Neri), la
serata di anno in anno sorprende per il livello. Alcuni protagonisti
sono affezionati e diremmo immancabili, come la pianista Monica
Ferrini, faentina ‘Maestro collaboratore della classe di Canto
lirico e docente di Teoria e solfeggio alla Scuola comunale di musica
G. Sarti di Faenza”. 

Ma in più è (diremmo) ‘specializzata’
nell’accompagnamento dei cantanti lirici, con un corposo curriculum
di cura e adattamento strumentale per gli spettacoli, di Maestro
collaboratore e Maestro di spettacolo, di Maestro concertatore,
Direttore dell’Ensemble orchestrale, Maestro del coro e pianista,
in una quantità di opere rappresentate e registrazioni televisive.
E’ infine Maestro direttore del Coro lirico Città di Faenza, che
ha fondato.

E già che ci
siamo, citiamo il ‘Coro lirico Città di Faenza’, che annovera
anche voci elevate-e, si sussurra ma non è da divulgare-quando le
finanze non bastano, calca le scene lughesi gratuitamente, tanto per
parlare di passioni.

Primadonna nella
serata 2020 (e in alcune precedenti) la mezzosoprano Daniela Pini,
decisamente stella internazionale, tecnica e vocalità eccelse, con
un curriculum vastissimo che rappresentiamo citando solo le città,
Bruxelles, Tokyo, New York Francoforte, Parigi, Londra, Budapest….
E i Maestri Riccardo Muti, Abbado, Termirkanov, Pidò, Renzetti,
Scimone…… e forse al grande pubblico sono più familiari i nomi
dei registi, Gabriele Lavia, Lina Werthmuller, Ettore Scola, Dario
Fo, Luca Ronconi…..


Nella serata, oltre alle canzoni popolari napoletane classiche,
davvero strepitosa in una ‘Habanera’ dalla Carmen di Bizet
giocata squisitamente sulla vocalità perfetta, di grande intensità
interpretativa e misura, dove la capacità di governo della voce e il
gusto non concedono un centimetro di troppo all’effetto esibitorio
che inquina tante ottime voci. Davvero entusiasmante, meritata
l’alzata in piedi ad applaudire da parte di qualche appassionato
nel pubblico (l’entusiasmo del pubblico non è mai troppo!).

Daniela Pini era anche a Bagnara di Romagna mercoledì scorso 18
luglio, nello spettacolo ‘Gioacchino!’ in anteprima assoluta,
spettacolo che ripercorre l’ultima parte della vita di Gioachino
Rossini, il lughese “orgoglioso di dirmi buon cittadino di Lugo,
perché nelle mie vene scorre il bollente sangue lughese” (Lettera
di Rossini del 1858, vedere su PavaglioneLugo.net commento di A.
Antonellini all’articolo di E. Iezzi sul Nuovo Diario Messaggero
“Il bollente sangue lughese di Rossini,27 e 30 gennaio 2018)

Ottima la fusione
delle voci e la sintonia con il bravissimo tenore Riccardo Trosino,
italo-messicano, vincitore di una serie di premi, affezionato alla
scena lughese (per citarne una, nelle precedenti edizioni ha cantato
anche con Marzio Giossi). Ottimo anche (cosa tutt’altro che
scontata in cantanti stranieri) nella dizione italiana, ma
innanzitutto bella voce e presenza di scena (nel suo curriculum anche
una preparazione specifica, laureato come attore di prosa), ottima
prestazione e un curriculum di ruoli brillanti e un repertorio che
arriva spesso a opere di Wagner, Strauss, Mozart, rappresentate in
Germania, Austria, Ungheria, Trieste (si è perfezionato in lingua
tedesca), e in vari ruoli in opere di Rossini, Verdi, Donizetti,
Bizet.

Fusione delle voci
(con lo strumento non ne parliamo, Monica Ferrini è avvolgente e
straordinaria) tutt’altro che scontata, o facile, dato che
(l’aneddotica e dietrologia di cui Guido Neri è prodigo ci
racconta, conosciamo la sua attività di ‘collezionista e scrittore
di aneddotica lughese’) i due cantavano insieme per la prima volta,
e causa distanziamento da prescrizioni da Covid19, non potevano né
abbracciarsi in scena come alcuni duetti vorrebbero, né scambiarsi
-stringendosi la mano- quei segnali che normalmente li aiutano nella
sintonia. Anche le prove e le performances subiscono le imitazioni
dei tempi.

il presidente
della Fondazione Cassa di risparmio e Banca del Monte organizzatrice,
Raffaele Clò, ha commentato con soddisfazione anche la
partecipazione di Paolo Parmiani, che ha alternato la musica con
citazioni e considerazioni di particolare intensità, dalla
citazione/nota di tristezza per il lutto del mondo della musica, con
Ennio Morricone che se ne era andato ‘in punta di piedi’ pochi
giorni prima, a riflessioni sorridenti come quella di G.B. Schaw
“l’opera è quella rappresentazione in cui un tenore cerca
regolarmente di andare a letto con una soprano, ma trova sempre un
baritono che si mette di traverso” .

Una serata insomma
di grande soddisfazione per gli estimatori, che meriterebbe una
partecipazione (in tempi normali) più allargata da parte dei lughesi
(rispetto alle ‘pur 200’ persone presenti); nella coscienza,
adesso che ripetiamo a iosa di essere un grande Paese, delle
eccellenze che costituiscono il bagaglio del “grande Paese”. Tra
gli altri, indubbi, la musica lirica, che infiamma quando rivediamo
Pavarotti davanti a 40mila persone in Hyde Park, quando risentiamo le
romanze più celebri, ma che- forse non si sa abbastanza- è
riproposta ad altissimi livelli in serate (per giunta gratuite) come
questa. La ‘grande musica’

è il prodotto
culturale italiano più esportato; è studiato e fa scuola da secoli
in tutto il mondo, fa raggiungere l’Italia da parte di chi si vuole
perfezionare, e fa addirittura studiare la lingua italiana in tutto
il mondo. Per L’Italia è il biglietto da visita tra i più
importanti. Tutti gli italiani dovrebbero ‘frequentarla’ di più;
risulta molto più amata e conosciuta all’estero piuttosto che da
parte degli italiani.

Da citare anche la
cortesia dei locali del Pavaglione e della piazza, che hanno
accettato di sospendere per quella serata la musica che solitamente
diffondono per i loro avventori.

Non è mancato un
annuncio, da parte di Francesco Bertozzi, (della ditta Liverani srl-
sponsor della serata) e socio della Associazione lirica Giuseppe
Verdi di Lugo, del concerto che l’Associazione intende promuovere
quest’anno: non al teatro Rossini che è chiuso per lavori, non in
marzo alla chiesa di S. Giacomo come era in progetto, ma all’aperto,
nella piazza antistante il Monumento a Baracca le cui gradinate
diventeranno palco per uno schieramento imponente, 100 coristi e 40
orchestrali: in programma il Requiem di Verdi, sotto il Monumento e
sotto le stelle.

Valeria Giordani

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