Risolto il giallo di Olof Palme, ucciso 34 anni fa

Di Tiziano Conti

Molti di quelli che hanno
la mia età, ricorderanno quando una sera nel febbraio del 1986, Olof
Palme, premier svedese, venne ucciso con un colpo di pistola mentre
tornava a casa dal cinema con la moglie nel centro di Stoccolma, come
un normale cittadino.

Olof Palme, 60 anni da
compiere, era il leader del Partito Socialdemocratico Svedese, molto
amato nel suo paese e stimato a livello internazionale.

La Svezia allora era il
simbolo di un paese con grande attenzione al sociale, con un welfare
molto attento ad ogni persona, in cui era normale che il premier
girasse per strada senza la scorta.

Oggi si è arrivati alla
conclusione che l’assassino è Stig Engstrom, conosciuto anche come
‘Skandia Man’, appartenente a un gruppo di estrema destra e
suicidatosi nel 2000.

A me, ma credo anche a
molti altri lettori, appassionano molto gli scrittori di gialli
svedesi, Hakan Nesser, Camilla Läckberg, la coppia Sjöwall-Wahlöö,
per quelle figure di investigatori un po’ disincantati e pieni di
intuito, più che di manette e manganelli.

Il più famoso di tutti è
Stieg Larsson, che il mondo intero conoscerà solo dopo la sua morte
prematura nel 2004, autore della trilogia Millennium, che racconta
delle vicende di Lisbeth Salander e del giornalista Mikael Blomkvist.

Ora si è riusciti a
venire a capo del cold case più famoso di Svezia: ci sono voluti 34
anni per dare un nome e un volto all’assassino del premier svedese.

Olof Palme: uno di quei
casi da far perdere la testa agli inquirenti con più di cento
sospettati. Ma il 20 marzo 1986, a soli 19 giorni dall’omicidio,
c’è qualcuno che ha già intuito la pista giusta per individuare
l’assassino del premier: è Stieg Larsson.

In quel principio di
primavera di 34 anni fa il caso Palme toglie il sonno a Larsson,
tanto da diventare un’ossessione. E lo fa capire con chiarezza in
una lettera di sette pagine scritta tre settimane dopo
l’omicidio e indirizzata ad un periodico britannico. Egli
scrive che dal giorno del delitto “il mio mondo è costantemente
nel caos. Provate a immaginare se doveste occuparvi dell’omicidio
della signora Thatcher e l’assassino fosse scomparso senza lasciare
traccia”. Nella lunga lettera, Larsson mette già in fila ciò che
quadra e ciò che non quadra rispetto alle indagini ufficiali.

E
qui entra in gioco un ex diplomatico svedese che nel 2012, ben 26
anni dopo la lettera di Larsson, viene a sapere che nella redazione
della rivista fondata da Larsson è custodito una specie di archivio
segreto del celebre scrittore. Seguendo la pista lasciata da Larsson,
attraverso approfondimenti, incontri e appostamenti in stile 007,
riesce a dare alle stampe nel 2019 il libro “L’uomo che scherzava
col fuoco. L’ultima inchiesta di Stieg Larsson”. Nelle 500 pagine
c’è quella che appare come la soluzione del mistero: Palme sarebbe
stato ucciso da un estremista di destra su probabile commissione dei
servizi segreti sudafricani di allora. Il motivo? L’appoggio e il
finanziamento di Palme a Nelson Mandela, in carcere in quegli anni, e
le dure accuse all’apartheid. Oggi gli inquirenti, dopo tante piste
e convinzioni sbagliate, hanno chiuso il caso perché l’assassino è
deceduto e non si può incriminare.

Per trovarne il nome si
sono dovuti affidare all’ossessione di un celebre scrittore che
aveva lasciato tutto in venti scatoloni abbandonati in un angolo
della redazione.

Tiziano Conti

Ultime Notizie

Rubriche