mercoledì 8 luglio 2020

Io racconto

Il racconto vincitore, della "nostra" Lucia Baldini


Guarda, la luna! Che nonno.

E’ notte , sono le 22 passate ma stasera non mi mandano a letto. Sta per accadere qualcosa di impensabile, di nuovo, di strano. Mio nonno brontola che è tutto inventato, che ci prendono in giro, che è tutta politica. Papà spiega a mamma che è necessario uno scafandro che protegga dalle radiazioni e fornisca aria respirabile. Lei dice che è una gara che non ha senso, che i soldi potevano essere spesi per altre cose utili.

Io sono contento perché a quest’ora la televisione non la guardo mai, anche se poi non è bello come i miei cartoni quello che vedo. Anzi, ci sono due signori che litigano, proprio come faccio io all’asilo. Sono distanti ma battibeccano sulle parole, in italiano, in inglese, e nonno li chiama burattini, per nulla infastidito dalle occhiatacce di mia madre e di mio padre. A me piace molto il suo modo di parlare, perché è quasi tutto in dialetto, una parlata viva, colorita, immediata. Alora, ai ei o an gniei brisa? Allora ci sono o non ci sono? Ha toccato? E’ atterrato? E’ allunato? U’n s capess gnit da vuietar! Non si capisce niente da voi! Am veg a lèt!

Brontolando la mattina dopo va a comprare il giornale e si mette in un angolo a leggerlo; ogni tanto bofonchia qualcosa fra sé e sé, quest al saveva, neca quest.

Incuriosito mi avvicino, convinto che lui sappia più cose di mamma e papa’ messi insieme.

Comincia un lungo discorso sull’influsso della luna sulle nascite dei bambini, sulle maree, sui lavori dell’orto, sui capelli, sull’imbottigliamento del vino, sull’umore…

E poi, sempre con lo stesso tono, legge i proverbi, i modi di dire sulla luna, inutile dire i commenti, bella scoperta, ovvio che li sa tutti quelli pubblicati lì, e forse qualcun altro, che ora non gli viene in mente.

E l’eclisse? Giù disgrazie, morie, calamità naturali e innaturali. E le poesie sulla luna? Ma come fa, che ha fatto solo la terza elementare? Eppure legge i primi versi, poi chiude gli occhi, rovescia un po’ la testa all’indietro e via a memoria fino alla fine.

E’ di nuovo sera, gran parte della giornata io e nonno l’abbiamo passata sul giornale, non parla d’altro, luna in tutte le salse, luna in ogni suo aspetto. E io, che non so ancora leggere, a bocca aperta davanti a quell’indigestione di luna, personificata, benevola, malevola, a immaginare il saltello lassù, la polvere attaccata agli scarponi, a disegnare mentalmente un mare di tranquillità…a chiedermi se agli astronauti girava la testa, se avevano paura di non tornare.

Ancora televisione, ancora commenti su questa impresa. Finita la cena, nonno mi fa cenno di uscire.

Lei è là, che consola il mondo vedovo del sole, com’è vedovo questo povero vecchio che mi tiene la mano con la sua, nodosa e ruvida. La luna prende per mano la gente, le dice che non è sola, e che se c’è una nuvola a coprirla, non sarà per sempre. Sorrido, fiero dei miei ragionamenti. Lui vede il mio sorriso e mi dice che ha un segreto da condividere con me, solo con me.

Sai cosa diceva il mio babbo quando la luna diventava piena, tonda? Diceva che somiglia a una carseita, l’am pèa una carseita. Ma cosa vuol dire nonno? Una specie di pizza, che cresceva durante la cottura, era il cibo della festa, un impasto di farina, acqua e strutto con lievito di birra, poi la si metteva sul testo, una pietra calda, e lei cresceva. Anche la luna cresce e cala, forse non te ne sei mai accorto. Guardala, non è mai uguale, e si sposta pure, la vedi spuntare sul mare, la vedi tramontare più in là, fa un giro nel cielo, è come l’uomo, si muove, cambia aspetto, ma c’è sempre, anche se a volte è nascosta dalle nuvole, o da un palazzo alto, o da un albero. Come nonna, il suo corpo è al cimitero, ma io la sento qui. L’è aquè. L’è indipartot.

Sai che ti dico? Adesso andiamo a giocare a nascondino con la luna, a la cud!?! Avrai tempo per imparare come funziona e com’è fatta, adesso pensa solo che ogni mese diventa una carseita e che possiamo fare a la cud con lei, ecco vedi, ora c’è, cammina un po’ e ops, ecco il pioppo grande, lei non c’è più? Cud, ora ti vedo, avanti un po’, cud, luna! Guarda, eccola di nuovo! Un giorno avrai un figlio e giocherai con lui a nascondino con la luna, e poi giocherai con un nipotino e sarà ancora più bello! Lo terrai per mano e tutti e due guarderete in su.Ti ho visto luna, a tò vest! Non mi scappi, t’an un schêp miga!.

Ride nonno, ride, ma smette di botto e gli scende una lacrima quando gli dico una mia riflessione: Ma, nonno, gli austro…, gli astro…. gli stronauti….insomma quelli là che ieri notte sono andati sulla luna, che l’abbiano vista la nonna? Guardaci bene, guarda la luna, forse è andata là a dare la polvere, come faceva sempre qua. Nessuna risposta, solo un abbraccio, un abbraccio di quelli che ti portano su, quasi fino alla luna.

Lucia Baldini


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